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Rinuncio

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Io non lo so, se vedere un prete su una bella auto faccia o non faccia male. Però so che fa male, o meglio fa girare gli zebedei, sapere che la Chiesa Cattolica si ciuccia ogni anno centinaia di milioni (milioni, ho detto) di euro da gente che non ha manifestato in alcun modo la volontà di darglieli.
Delle due l'una: o 'sta svolta della povertà è una cosa vera, e allora mi aspetto da un momento all'altro che Bergoglio rinunci all'otto per mille relativo alla ripartizione delle scelte non effettuate, oppure si tratta dell'ennesima enunciazione di principio dalla quale non si fanno discendere le debite conseguenze.
Resto in trepida attesa di un gesto dirimente.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso

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Voi che dite, invece di preoccuparsi non sarebbe meglio farsi un bell'esame di coscienza?

Otto per mille: Tremonti, quest'anno diccelo prima!

31 Commenti »

State a sentire cosa mi scrive Mario Staderini:

Caro Metil,
ho visto che nei giorni scorsi hai scritto dei post sull’otto per mille, sul suo meccanismo truffaldino e sull'utilizzo opaco dei fondi da parte della CEI.
Come sai, anch'io mi sono occupato dell'argomento, e tra i tanti aspetti incredibili c’è il problema dei fondi destinati allo Stato: oltre 120 milioni di euro l’anno che dovrebbero essere spesi per la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali, ma che invece vengono in buona parte sottratti da quei fini e destinati ad altri scopi, come ad esempio il restauro di immobili ecclesiastici che dovrebbe essere pagato con i soldi della CEI.
Ma è possibile che un contribuente, prima di firmare per lo Stato, non possa sapere come utilizzeranno i suoi soldi, ad esempio se verranno destinati ed in quale misura al terremoto in Abruzzo o alla lotta alla fame nel mondo? Basterebbe che il Ministro Tremonti –che le cronache descrivono come l’inventore dell’otto per mille- facesse conoscere prima le sue intenzioni e quelle del Governo: per questo, insieme a Michele De Lucia e Claudio Pontesili, ho scritto una lettera al Ministro Tremonti.
A noi probabilmente non risponderà: chissà se invece rimarrà in silenzio di fronte ad una domanda di tanti cittadini!
Che ne dite tu ed i tuoi amici blogger, ci proviamo?
Mario
Sapete che vi dico? Proviamoci!

Cliccate qua per mandare anche voi una mail al Ministro Tremonti!

Questo è il testo che proporrei di inviargli, ma naturalmente ciascuno di voi è liberissimo di personalizzarlo come meglio crede:

Signor Ministro,
in vista della scelta di destinazione dell’8 per mille irpef, Le chiedo di farmi sapere come lo Stato intende spendere i fondi riservati alla quota statale, ed in particolare:
-se anche quest’anno 80 milioni del fondo statale saranno sottratti alle loro originali finalità;
-quale sarà la ripartizione tra le quattro diverse finalità previste dalla legge, ed in particolare quali quote si prevedono per il terremoto in Abruzzo, la fame nel mondo e l’assistenza ai rifugiati;
- se tra gli interventi per il restauro dei beni culturali saranno esclusi quelli relativi ad immobili ecclesiastici, già finanziati con il miliardo di euro annualmente versato alla Conferenza episcopale italiano.

Siccome non ci facciamo mancare niente, un paio di amici hanno anche creato una pagina Facebook dedicata all'iniziativa, alla quale potete aderire, magari per scrivere il testo personalizzato che avete mandato al Ministro Tremonti, cliccando su questo link o su questo simpatico gadget:

Che altro dire? Armiamoci di carta e penna (in senso metaforico, s'intende), scriviamo al Ministro Tremonti e chiediamogli di dirci in anticipo cosa farà coi nostri soldi.
Chissà che tutti insieme non si riesca a convincerlo.

Otto per mille: dove vanno a finire i soldi dello Stato?

21 Commenti »

Dopo aver parlato del singolare meccanismo che sta alla base dell'8 per mille, e dopo aver indagato un po' più a fondo sul modo in cui la Chiesa impiega i fondi che riceve, vale la pena di completare il discorso verificando che fine facciano i (pochi) quattrini che attraverso questo istituto arrivano allo Stato.
Ebbene, avvalendoci dell'aiuto di Wikipedia, apprendiamo che nel 2004 lo Stato ha ricevuto dall'8 per mille circa 100 milioni di euro (un decimo di quelli che si è accaparrata la Chiesa, by the way), e che ha impiegato tali fondi nel modo che segue:

  • 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico;
  • 24,73% calamità naturali;
  • 23,03% conservazione beni culturali civili;
  • 4,44% fame nel mondo;
  • 3,16% assistenza rifugiati.
Come vedete, quasi la metà del denaro ricevuto dallo Stato attraverso l'8 per mille viene immediatamente rigirato alla Chiesa Cattolica, sia pure sotto la (non troppo) velata forma di restauro e conservazione di chiese, cappelle, conventi, seminari e simili, i quali tra l'altro sono di proprietà del Vaticano e, sia detto per inciso, manco pagano l'ICI.
Per le calamità naturali non resta che un quarto dei fondi; i quali sono già una miseria di per sé, ma diventano una somma addirittura ridicola se si pensa che in drammatiche circostanze come il terremoto in Abruzzo si sarebbe potuto attingere a quel capitolo esortando gli italiani a dare l'8 per mille allo Stato, magari con una martellante diffusione di spot televisivi, ma in realtà ci si è ben guardati dal farlo, evidentemente per non sottrarre risorse alla Chiesa.
Insomma, gente, pare che non se ne esca: giratela pure come volete, ma gran parte dei quattrini dell'8 per mille vanno a finire alla Chiesa non solo se uno glieli dà o se non li destina esplicitamente a nessuno, ma perfino se li vuole donare allo Stato.
E poi hanno pure il coraggio di dire che si tratta di una libera scelta.

Otto per mille: come vengono impiegati i fondi?

18 Commenti »

L'altro giorno vi ho parlato dell'otto per mille, spiegandovi il meccanismo perverso in base al quale alla Chiesa Cattolica affluiscono un sacco di quattrini da gente che non è neppure consapevole di averglieli dati.
Oggi, per approfondire il discorso, vorrei soffermarmi su un altro aspetto tutt'altro che secondario: vi siete mai chiesti come vengono impiegati quei fondi?
Negli spot televisivi con cui la Chiesa chiede l'otto per mille agli italiani, che sono ormai un "classico" dei palinsesti pubblicitari primaverili, vengono sistematicamente reclamizzate finalità come l’assistenza ai disabili e agli anziani, il sostegno dei paesi in via di sviluppo, l’accoglienza dei senza tetto e via discorrendo: si tratta, in sostanza, di quelle che nel linguaggio quotidiano vengono chiamate "opere di carità".
Se ci si prende la briga di verificare come vengano effettivamente impiegati quei soldi, tuttavia, ci si accorge che la realtà è piuttosto lontana da quella che sembra.
All’indirizzo internet della CEI è possibile consultare il rendiconto di spesa dei fondi assegnati alla Chiesa con l’otto per mille: l’esposizione, per la verità, è piuttosto contorta e farraginosa, ma se ci si arma di una calcolatrice e di un pizzico di pazienza se ne può venire a capo nel giro di un paio d’ore. Prendendo come riferimento i fondi assegnati nell’anno 2005, ad esempio, si possono ricavare i seguenti dati:

Impiego dei fondi assegnati
Sacerdoti€ 315.000.000
Culto e pastorale € 271.000.000
Edilizia di culto € 130.000.000
Carità€ 115.000.000
Terzo mondo € 80.000.000
Beni culturali € 70.000.000
Fondo di riserva € 3.000.000
Totale dei fondi assegnati € 984.000.000

Orbene, tralasciando il fatto che un miliardo di Euro all'anno è una sommetta davvero niente male, esaminiamo una per una le singole voci.
L'importo più significativo (circa il 32% del totale) si riferisce al sostentamento dei sacerdoti, che attraverso questo meccanismo viene quindi abbondantemente finanziato dallo Stato italiano. Nel sito Internet della CEI è spiegato che per l’anno 2005 il 57% dei fondi necessari al sostentamento del clero deriva dall’otto per mille: si tratta, ne converrete, di una quota decisamente sostanziosa, specie se si considera che un ulteriore 22% del fabbisogno viene finanziato attraverso gli stipendi dei sacerdoti che lavorano (come ad esempio gli insegnanti di religione, che vengono pagati dallo Stato, il quale peraltro non ha neanche la facoltà di sceglierseli), e quindi che, in un modo o nell’altro, lo Stato italiano mantiene i sacerdoti per una quota che sfiora il 70%.
La seconda voce di spesa (circa il 28% del totale), è denominata “Culto e Pastorale”: scartabellando sul sito internet della CEI ci viene spiegato che in questa dicitura (piuttosto oscura per un profano) è ricompreso il finanziamento delle seguenti attività:
  • opere pastorali di varia natura, quali famiglie religiose e volontariato laicale (49 milioni di euro);
  • fondo catechesi per l’educazione cristiana (60 milioni di euro);
  • tribunali ecclesiastici regionali (7 milioni di euro);
  • fondi attribuiti alle diocesi (cioè ai vescovi) per il finanziamento di varie attività quali cura delle anime, formazione del clero, catechesi (ancora?) e formazione cristiana, facoltà teologiche e istituti religiosi (155 milioni di euro).
Se si eccettuano le opere pastorali, che in alcuni casi consistono in attività di assistenza vagamente assimilabili a quelle mostrate negli spot televisivi, le altre voci di spesa si riferiscono al finanziamento di iniziative che con quegli spot hanno ben poco a che vedere: si può affermare con un buon grado di approssimazione, quindi, che circa l’80% di questa voce di spesa, corrispondente al 22% dei finanziamenti totali, viene destinata a impieghi che riguardano soprattutto il funzionamento interno della Chiesa Cattolica e dei suoi apparati.
Circa il 13% del finanziamento totale viene poi destinato alla cosiddetta “Edilizia di culto”, cioè agli interventi edilizi in favore delle parrocchie, delle case canoniche, delle aule per il catechismo (ma non dei parcheggi, delle palestre, degli impianti sportivi, delle aule scolastiche, come viene esplicitamente specificato nel sito della CEI). Dando per scontato che le voci “Carità” e “Terzo mondo”, pari complessivamente al 20% del totale, siano rappresentative di attività più o meno corrispondenti a quelle reclamizzate, che gli impieghi in favore dei “Beni culturali”, pari al 7% del totale, finiscano in un modo o nell'altro per arrecare dei benefici sia pure indiretti alla collettività, e trascurato il trascurabile accantonamento al “Fondo di Riserva”, si possono tirare le somme e tornare a riflettere sui messaggi pubblicitari di cui si diceva all'inizio.
Ebbene, i risultati del nostro ragionamento sono decisamente sorprendenti, se è vero che il 67% dei fondi ricevuti con l’otto per mille nel 2005, pari alla bellezza di 660 milioni di euro, sono stati destinati a utilizzi che non corrispondono affatto a quelli reclamizzati negli spot televisivi, ma che riguardavano piuttosto il mantenimento dell’apparato della Chiesa Cattolica, dei suoi dipendenti e dei suoi fabbricati; solo il 33% dei fondi è stato speso per attività in qualche modo corrispondenti agli appelli mediatici sui quali la Chiesa Cattolica ha investito, negli ultimi anni, tante risorse (probabilmente a loro volta finanziate con l’otto per mille degli anni precedenti).
Il che equivale a dire che per ogni dieci euro di IRPEF che l’ignaro contribuente decide di versare nelle casse della Chiesa Cattolica, solo tre vengono effettivamente destinati alle lodevoli finalità che presumibilmente l’hanno spinto a operare la sua scelta.
Se aggiungete che più della metà di quei soldi, come vi dicevo nell'altro post, provengono alla Chiesa da persone che neanche sanno di averglieli dati, il quadro è completo.
Dite la verità, a voi sembra un quadro chiaro e trasparente?

Otto per mille: dai i tuoi quattrini alla Chiesa e non lo sai?

48 Commenti »

Come ogni anno, si approssima il periodo delle dichiarazioni dei redditi; e come ogni anno mi pare il caso di spendere qualche parola sull'otto per mille, che a partire da domani occuperà massicciamente i palinsesti pubblicitari di tutte le televisioni nazionali.
L’otto per mille è l'istituto con cui lo Stato italiano devolve l’8‰ del gettito fiscale IRPEF a se stesso, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose: il meccanismo fu messo a punto dopo il nuovo Concordato del 1984, quando il cattolicesimo cessò di essere religione di Stato, e quindi divenne impossibile pagare direttamente gli stipendi del clero con i soldi pubblici come invece avveniva a partire dal Concordato del 1929.
Negli anni successivi lo Stato ha siglato analoghi accordi anche con le Assemblee di Dio, con la Chiesa Valdese, con i Luterani, con gli Avventisti e con le Comunità Ebraiche; nel 2000, inoltre, lo Stato ha firmato intese anche con l’Unione Buddista Italiana e con i Testimoni di Geova, ma queste non sono ancora state ratificate dal Parlamento, mentre i Battisti hanno firmato un’intesa con lo Stato nel 1993 ma rifiutano di ricevere l’otto per mille.
Il meccanismo è apparentemente trasparente: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi sceglie se destinare l’8‰ delle sue tasse allo Stato, alla Chiesa Cattolica, agli Avventisti, alle Assemblee di Dio, ai Valdesi, ai Luterani, agli Ebrei, ovvero se non operare alcuna tra queste scelte; è proprio qua, tuttavia, che si annida la parte più insidiosa della faccenda: infatti tutte le quote dell’8 per mille per le quali non è stata esercitata alcuna scelta (che, per inciso, sono la maggioranza) non rimangono acquisite al normale gettito fiscale (come sarebbe lecito attendersi) ma vengono ridistribuite tra i sette beneficiari, nella proporzione corrispondente alle scelte effettuate da chi ha esercitato l'opzione.
Per chiarire il meccanismo sarà utile fare un esempio pratico, utilizzando i dati relativi ai redditi dell’anno 2000 dichiarati nel 2001.

Importo complessivo dell’8 per mille€ 897.077.477
Contribuenti che hanno espresso la scelta39,62%
Contribuenti che non hanno espresso la scelta60,38%
Gettito IRPEF corrispondente alle scelte espresse€ 355.422.084
Gettito IRPEF corrispondente alle scelte non espresse€ 541.655.363

Ci si aspetterebbe, dicevo, che questi ultimi cinquecento e passa milioni di euro non siano stati destinati ad alcuna delle confessioni religiose, poiché i contribuenti non hanno espressamente richiesto che tale destinazione avesse luogo; invece questi fondi, come subdolamente previsto dalla legge, sono stati ridistribuiti tra i sette beneficiari in base al calcolo contorto che provo a spiegarti.
Prima di tutto si deve prendere in considerazione la sola quota di contribuenti che hanno scelto esplicitamente la destinazione del proprio otto per mille, e quindi verificare che percentuale abbiano ottenuto, relativamente a quella quota, i sette possibili beneficiari; nella tabella che segue si riportano tali percentuali, espresse nella prima colonna in rapporto alla sola quota dei contribuenti che hanno esercitato l’opzione e, nella seconda colonna, in rapporto al totale dei contribuenti:

Beneficiario% relativa al 39,62%% sul totale
Chiesa Cattolica 87,25%34,57%
Stato10,28%4,08%
Valdesi1,27%0,51%
Comunità Ebraiche0,42%0,16%
Luterani0,31%0,12%
Avventisti0,27%0,10%
Assemblee di Dio0,20%0,08%
TOTALE100,00%39,62%

A questo punto si prende il totale dell’8 per mille non optato (pari, come si è visto, a cinquecento milioni di euro abbondanti) e lo si ripartisce tra i sette beneficiari, nelle stesse percentuali risultanti dalle scelte di chi ha esercitato l’opzione: alla Chiesa Cattolica, quindi, andrà l’87,25% di quell’importo, allo Stato il 10,28%, e così via, con le sole eccezioni dei Valdesi e delle Assemblee di Dio, le quali nel 2001 ancora non partecipavano a questa seconda distribuzione, mentre adesso lo fanno anche loro.
L’effetto paradossale di questo meccanismo sta nel fatto che i beneficiari dell’8 per mille (e in primo luogo la Chiesa Cattolica) si vedono distribuire non solo i fondi di coloro che hanno scelto a chi erogarli, ma anche il denaro di coloro che non hanno voluto esprimere alcuna scelta; il che, in poche parole, equivale a dire che non c’è scampo: l’8 per mille dell’IRPEF di ciascun contribuente deve per forza essere destinato a uno di questi sette soggetti, che lo si voglia oppure no. Il che produce, dati alla mano, effetti ancora più paradossali.
Proviamo a leggere un’altra tabella; nella prima colonna sono evidenziati, per ciascun beneficiario, i fondi erogati in base alle scelte esplicite dei contribuenti, mentre nella seconda colonna sono riportati i fondi che ciascuno ha ricevuto da coloro che non hanno esercitato alcuna scelta:

Beneficiario Fondi da scelte espresseFondi da scelte non espresse
Chiesa Cattolica 310.105.768472.594.304
Stato36.537.39063.644.505
Valdesi4.513.8600
Comunità Ebraiche1.492.7732.274.953
Luterani1.101.8081.679.132
Avventisti959.6401.462.469
Assemblee di Dio710.8440
TOTALE355.422.084541.655.363

Com'era ovvio aspettarsi, giacché i contribuenti che non esercitano l'opzione sono di gran lunga più numerosi rispetto a quelli che lo fanno, ciascuno dei sette beneficiari, ed in primo luogo la Chiesa Cattolica che in valore assoluto la fa da padrona, percepisce la maggior parte dei fondi non da chi ha voluto destinarglieli, ma da coloro che non hanno espresso alcuna intenzione in tal senso. Muovendo dal presupposto (ovvio, per la verità) che chi desidera destinare l’otto per mille della sua IRPEF alla Chiesa lo può fare (ed in effetti lo fa) apponendo semplicemente una firma sul frontespizio della dichiarazione dei redditi, si può desumere la considerazione (altrettanto ovvia) che chi non appone la firma non vuole che quella destinazione avvenga: ciononostante, circa l'85% della sua quota di otto per mille sarà comunque destinata alla Chiesa Cattolica, in base al meccanismo di ridistribuzione che abbiamo appena spiegato.
Ne consegue inevitabilmente che un sacco di gente versa i propri quattrini alla Chiesa senza saperlo, in base a un meccanismo che pare fatto apposta (ed in effetti è fatto apposta) per favorire questa inconsapevole erogazione: la Chiesa, da parte sua, ringrazia e porta a casa, senza preoccuparsi del fatto che gran parte del ricavato proviene da persone del tutto inconsapevoli di finanziarla.
Non mi sembra esattamente il massimo, che ne dite?

Avete fatto già troppo, mò basta però

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Un grazie a Don Zauker e all'amico Zanelli per averlo segnalato.

Questa chiesa pagata io l'ho

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Certo che dopo gli scandali a Villa Certosa in tema di rapporti di coppia non ci si capisce più nulla.

Prendiamo l'ultima dichiarazione del ministro Brunetta: La Chiesa non ha mai avuto tanto dallo Stato italiano in termini di 8 per mille e questo dimostra la nostra serietà».

Ecco, son rimasta spiazzata. É la prima volta che un rapporto mi viene presentato come serio in quanto uno dei due ha pagato l'altro.

Com'è che diceva, quello spot?

7 Commenti »

Ah, sì: "Con l'8 per mille alla Chiesa Cattolica avete fatto molto, per tanti". E poi vatti a lamentare che non dicono la verità...

Otto per mille, tranne tre o quattro

14 Commenti »

Il tizio che vedete in questa foto si chiama Padre Wenceslas Munyeshyaka. Il 16 novembre 2006 una corte militare del Rwanda l'ha condannato all'ergastolo (in contumacia) per aver consegnato alle milizie Hutu centinaia di Tutsi , tra cui svariati bambini, durante il genocidio del 1994.

Il simpaticone che vedete qua sopra, invece, risponde al nome di Padre Athanase Seromba. Nel marzo del 2008 il Tribunale Criminale Internazionale per il Ruanda l'ha condannato all'ergastolo per aver attirato nella propria chiesa circa 2.000 (dicasi duemila) Tutsi, con la scusa di metterli in salvo, per poi farli schiacciare per benino dalle ruspe insieme all'edificio.
La pacioccona nella foto si chiama Maria Kisito ed è una suora benedettina. Nel 2001 è stata condannata a 12 anni di carcere per aver dato fuoco al convento nel quale si erano rifugiati circa 7.000 (sì, ho detto settemila) Tutsi; per lo stesso motivo la sua superiore, Madre Gertrude, è stata condannata a 15 anni di reclusione.
Dell'ultimo (in ordine di tempo) esponente di questa allegra carrellata, lo ammetto, non ho trovato la foto. Mi limiterò a comunicarvi, quindi, che si chiama Padre Aimé Mategeko, e che è fresco fresco di condanna all'ergastolo per aver incitato al massacro dei Tutsi che si erano rifugiati in una parrocchia vicina alla sua.
Ebbene, amici, è di pochi giorni fa la notizia (peraltro proveniente da un'agenzia cattolica) secondo la quale nel 2008 la Chiesa avrebbe speso circa 20 milioni di euro per le campagne pubblicitarie con cui invitava gli italiani a destinarle l’8 per mille e a fare una donazione per il sostentamento del clero.
Sapete come sono strutturate queste campagne, no? Si tratta di spot nei quali vengono mostrati i preti intenti nel loro lavoro, specie se svolto nel cosiddetto terzo mondo, onde invogliare i contribuenti a finanziarne le attività attraverso il loro contributo.
Nonostante l'ingente spesa sostenuta, tuttavia, gli organi di informazione cattolici non hanno fatto cenno alle ammirevoli imprese di Wenceslas Munyeshyaka, Athanase Seromba, Maria Kisito, Aimé Mategeko e di tanti altri che, come loro, hanno lodevolmente contribuito all'evangelizzazione delle più disparate (e spesso le più disagiate) parti del globo.
Voi che dite, sarà stata una dimenticanza?

Ingaggi clericali

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Dal sito di Luca Volontè:

Cosa ci puoi fare con i soldi che guadagnerà Ronaldo nei prossimi sei anni? Ci puoi costruire, metteva in evidenza il "Times" di ieri, 40mila stadi, puoi portare gratis 20.000 tifosi al mondiale sudafricano, puoi comprare 68 team dei campionati inglesi. Per venire a noi, italiani, potresti ampliare a dismisura il fondo di garanzia e solidarietà per le famiglie in difficoltà economica, promosso dalla Cei; potresti rimpinguare e finalmente assegnare i fondi per la scuola paritaria pubblica, potresti favorire le misure di adeguamento pensionistico per i disabili chiesti a gran voce dalla Cisl.
Ora, amici, non è che io sia un sostenitore sfegatato degli ingaggi milionari nel calcio: per amor di verità, però, mi corre l'obbligo di precisare che nei prossimi sei anni Cristiano Ronaldo percepirà circa 80 milioni di euro. La Chiesa Cattolica, con l'otto per mille, in sei anni ne incassa circa 6 miliardi. Quello che fanno di questi soldi potete leggerlo qua.
Come potrete agevolmente riscontrare, anche nel caso dei soldi percepiti dalla CEI siamo assai lontani dai lodevoli intendimenti prospettati da Volontè.
Con la differenza che quelli non sono i quattrini del Real Madrid, ma denari pubblici.
E che i vescovi manco sanno tirare le punizioni.

La grande abbuffata

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La notizia è che da oggi anche i Valdesi e gli Avventisti, che in precedenza non godevano della seconda ripartizione dell'8 per mille (per intenderci: non partecipavano a spartirsi i soldi dei cittadini che non avevano espresso alcuna opzione), potranno usufruire di questo curioso espediente (meglio sarebbe chiamarlo col suo nome, cioè una truffa bella e buona, ma tant'è) già allegramente praticato dagli altri beneficiari, Chiesa Cattolica in testa.

Così, per l'ennesima volta, anziché seguire l'esempio corretto si preferisce correre dietro a quello sbagliato: c'era chi si pappava senza tanti scrupoli i quattrini dei contribuenti inconsapevoli e chi invece se ne asteneva? I secondi, ovviamente, si adeguano ai primi, e non viceversa.
L'occasione mi è quindi gradita per comunicarvi, a titolo strettamente personale, che a far data da oggi smetterò di destinare il mio 8 per mille ai Valdesi, così come ho fatto finora, e lo darò (pur con tutte le controindicazioni del caso) allo Stato.
Statemi bene.

Esemplificazioni dell'adagio "disse la vacca al mulo, oggi ti puzza il culo" /28

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Angelo Bagnasco tuona:

Serve un fisco più equo!
Voi che dite: hanno finalmente deciso di farla finita con la truffa dell'otto per mille, oppure ci prende semplicemente per il culo?

E' la somma che fa il totale

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In alcuni dei post precedenti mi sono occupato dell'otto per mille: in estrema sintesi, vi ho segnalato che la Chiesa Cattolica, in virtù del perverso meccanismo che caratterizza questo strumento, percepisce più del 50% dei fondi da persone che non sono consapevoli di darglieli, che impiega quei quattrini in modo molto difforme da quanto si sforza di far credere agli italiani, che una buona metà dei quattro soldi che i cittadini destinano allo Stato nonostante la sua totale inerzia nel chiederli viene nuovamente girata alla Chiesa in forma più o meno trasparente.

Oggi vorrei aggiungere a questo mosaico, già di per sé piuttosto significativo, un altro tassello, e quindi tirare due somme, ché quando si parla di soldi quantificare è sempre un'operazione utile.
Il capitolo del giorno si chiama "ora di religione", e nasconde anch'esso, come l'otto per mille, una lunga serie di singolari anomalie.
Tanto per cominciare, gli insegnanti vengono insindacabilmente scelti dalla Curia, senza che lo Stato possa minimamente pronunciarsi sui nominativi indicati; peccato, però, che è lo Stato a dover pagare i loro stipendi, trovandosi quindi nella curiosa condizione di dover mettere a libro paga delle persone che non ha mai neppure visto in faccia.
In secondo luogo, dal 2003 gli insegnanti di religione sono entrati in ruolo, e quindi che lo Stato è obbligato ad assumere direttamente (bypassando tutti i concorsi del caso) quanti tra loro dovessero (ancora una volta, insindacabilmente) diventare sgraditi alla Curia.
Infine, qualche numero: gli insegnanti di religione, secondo le stime più accreditate, costano allo Stato (che, si ripete, non ha avuto neanche la soddisfazione di sceglierseli) circa un miliardo di euro l'anno.
Ciò detto, iniziamo ad addizionare, ché di materiale ne abbiamo messo insieme abbastanza: la Chiesa incassa circa un miliardo di euro l'anno, come abbiamo appena detto, per gli stipendi degli insegnanti di religione, altri novecentonovanta milioni dall'otto per mille, e un'altra decina di milioni (spiccioli, direte voi, ma è la somma che fa il totale, come diceva Totò) quale grazioso cadeau concessole dallo Stato prelevandolo direttamente dall'otto per mille che gli spetterebbe.
In tutto, l'avrete notato, fanno un paio di miliardi tondi tondi.
Mentre mi domando quante abitazioni di terremotati si potrebbero ricostruire, quanti disoccupati si potrebbero sostenere, quante case popolari si potrebbero realizzare, con due miliardi di euro l'anno l'anno, e nel ricordarvi en passant che la spesa per gli insegnanti di religione è stata una delle pochissime a non essere toccata dai tagli della riforma Gelmini, vi segnalo sin d'ora che il conteggio non è finito qua.
Prossimamente mi premurerò di spiegarvi qualche altra stranezza, come le esenzioni fiscali di cui la Chiesa Cattolica può inspiegabilmente godere pur esercitando attività commerciali a tutti gli effetti, ed altre simpatiche cosucce che incrementeranno il nostro totale.
Segnatevi l'importo a cui siamo arrivati, e a risentirci.

Otto per mille, capitolo 3: la Chiesa occulta

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Cari amici, un paio di settimane fa vi ho spiegato quanto sia perverso il meccanismo dell'8 per mille, grazie al quale la Chiesa Cattolica incassa una montagna di soldi da persone che non sono neanche consapevoli di darglieli; poi, qualche giorno dopo, vi ho raccontato come la Chiesa impiega quei fondi, mettendo in luce che solo una piccola parte del denaro ricevuto finisce effettivamente in carità e assistenza, mentre il grosso del malloppo va a finanziare l'apparato ecclesiastico e la relativa burocrazia. Quest'oggi, per completare il trittico, parliamo invece dei fondi che attraverso l'8 per mille arrivano allo Stato. Ebbene, oltre a sottolineare ci si guarda bene dal promuovere la possibilità dei cittadini di donare dei quattrini allo Stato (ci mancherebbe altro, fare concorrenza alla Chiesa? Dio ce ne scampi e liberi), è interessante notare come vengano impiegati i fondi che vengono comunque erogati dai contribuenti all'amministrazione pubblica, nonostante il totale (e tutt'altro che casuale) silenzio di quest'ultima. Wikipedia, infatti, ci rivela che nel 2004 lo Stato ha ricevuto dall'8 per mille circa 100 milioni di euro (un decimo di quelli che si è accaparrata la Chiesa, by the way), e che ha impiegato tali fondi nel modo che segue:

  • 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico;
  • 24,73% calamità naturali;
  • 23,03% conservazione beni culturali civili;
  • 4,44% fame nel mondo;
  • 3,16% assistenza rifugiati.
Come vedete, quasi la metà del denaro ricevuto dallo Stato attraverso l'8 per mille viene immediatamente rigirato alla Chiesa Cattolica, sia pure sotto la (non troppo) velata forma di restauro e conservazione di chiese, cappelle, conventi, seminari e simili, i quali tra l'altro sono di proprietà del Vaticano e, sia detto per inciso, manco pagano l'ICI.
Per la calamità naturali, come vedete, non resta che un quarto dei fondi; che sono già pochi di per sé, evidentemente, ma diventano una somma addirittura ridicola se si pensa che dopo quanto è successo in Abruzzo il buon Tremonti si è guardato bene dall'attingere a quel capitolo esortando gli italiani a dare l'8 per mille allo Stato, ma ha preferito non mettersi in concorrenza con la Chiesa addossando il carico del terremoto sul 5 per mille, e penalizzando in tal modo le ONG e le associazioni di volontariato.
Insomma, gente, mettetela come vi pare, ma da un fatto non si scappa: quei soldi sono roba loro, punto e basta.
Non trovate anche voi che sarebbe meno ipocrita inventarsi una tassa fatta apposta?

L'abiura della concorrenza

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Il Governo dà proprio un bell’esempio ai suoi cittadini: meglio non concorrere e raggiungere l’obiettivo con metodi biechi e truffaldini. Così sta facendo con il 5 per mille e con il referendum sulla legge elettorale. Per reperire i fondi per la ricostruzione delle zone terremotate, infatti, il Governo non ha scelto la via legale dell’8 per mille, che prevede già che i fondi destinati allo Stato vadano alle calamità naturali. Non sia mai concorrere con la Chiesa cattolica alla determinazione della scelta libera e consapevole del cittadino! Meglio il 5 per mille, rubando così un po’ di soldi alle associazioni di volontariato, che non navigano di certo nell’oro. E per il referendum elettorale, allora? Se non fossi immersa quotidianamente nel teatrino politico italiano, penserei che è uno scherzo: si chiedono 400 milioni di euro ai cittadini, oggi, con crisi e terremoto a carico, perché la Lega, autrice della legge “porcata”, vuole far cadere i quesiti referendari con l’astensione? Certo che sono bravi: si gioca sporco a carte scoperte! A una bella campagna per il “no”, non ci ha pensato nessuno? Dare l’ultima parola ai cittadini, fa così schifo? Come biasimare, allora, i cittadini che utilizzano mezzi e mezzucci per evadere il possibile, per evadere le norme e anche, come è successo, per mettere a rischio la vita delle persone che comprano una casa costruita in sabbia. L’eroe, in questo Paese, è colui che rispetta tutte le norme, vedendosi passare avanti da quello che le trasgredisce. L’eroe sì che ha la morale, lui.

Concorrenza sleale, e la Chiesa non si tocca

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TERREMOTO: ASS.COSCIONI, E L'8 PER MILLE? CHIESA NON SI TOCCA...   (AGI) - Roma, 15 apr. - "E' indicativo il fatto che Tremonti si sia affrettato a includere i terremotati d'Abruzzo tra i possibili beneficiari del 5 per mille, mentre la possibilità di finalizzare allo stesso scopo le donazioni dell'8 per mille destinate allo Stato, e di pubblicizzare adeguatamente tale opzione, non sia stata neanche presa in considerazione". E' quanto fa notare Alessandro Capriccioli, membro della Giunta dell'Associazione Luca Coscioni e del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, che sottolinea: "Così facendo lo Stato finisce per esercitare una vera e propria concorrenza sleale ai danni delle associazioni di volontariato e delle ONG, peraltro bisognose di fondi per realizzare i numerosi progetti di cui si fanno carico, mentre dall'altro si guarda bene dal promuovere la stessa concorrenza nei confronti delle confessioni religiose, in primis la Chiesa Cattolica. Il quadro è sempre il solito: neanche nell'emergenza più drammatica ci si degna di dismettere un atteggiamento di sudditanza nei confronti della Chiesa che non si limita alle dichiarazioni o alle opinioni politiche, ma si spinge perfino a non chiedere agli italiani dei fondi che in questo momento sarebbero utilissimi: una sudditanza che assume quindi i contorni più concreti del denaro e del potere che ad esso si ricollega". (AGI) Pgi 151250 APR 09

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