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Il Primo Marzo di tutti noi

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I miei compagni di classe alla scuola materna dicevano che non dovevo parlare con Elio. Eravamo bambini di quattro e cinque anni. Elio aveva un cognome lombardo, era discendente di una famiglia lombarda da generazioni. Ma aveva una colpa per la quale doveva essere escluso dai nostri giochi: Elio abitava con i terroni.

Elio viveva in un caseggiato malmesso affacciato su un cortile polveroso. E i suoi vicini di casa erano famiglie di calabresi, siciliani, campani che si ammassavano nei bilocali senza bagno, una porta e una sola finestra in cambio di un lavoro come manovali, addetti alle pulizie, i più fortunati come operai nell'industria. Era il 1970 e Milano e la sua provincia avevano tre categorie di abitanti. C'erano i lombardi, baluardo dell'operosità e dell'onestà. C'erano i terroni del Nord, veneti e friulani, bravi, eh, onesti pure loro, ma non mancavano le suore e i parroci che mettevano in guardia i teenager del posto, mai fidanzarsi con venete e friulane che, si sa, sono ragazze di facili costumi. Poi c'erano i terroni terroni: quegli incoscienti che fanno figli come conigli, non sanno nemmeno parlare l'italiano, non si lavano, anzi puzzano, Dio santo come si fa a vivere così, tengono le galline in cucina, piangono miseria, affitti la casa a uno di loro e te la ritrovi piena di gente, in Comune hanno sempre la precedenza nelle liste per le case popolari, per i libri a scuola, non hanno voglia di lavorare e lo Stato li premia, sono mafiosi, rubano, violentano le donne, guarda le loro mogli, si vestono di nero e le vecchie sono obbligate a portare il velo, ma come si fa, sono così diversi da noi, mica possiamo accoglierli tutti questi terroni, non siamo razzisti per carità, ma perché non li aiutano a casa loro? Quei discorsi, respirati dai bambini, avevano condannato Elio all'esclusione. Perfino lui che era lombardo.

Ma oggi, quarant'anni dopo, quell'insulto, terrone, è praticamente scomparso. Chi fa più caso all'origine geografica di un cognome o di un nome? È bastata una generazione per cancellare gli effetti di questa segregazione. E grazie a quell'immigrazione interna dal 1970 l'Italia, la sua industria, la sua economia, la sua cultura, hanno potuto crescere. Adesso la sfida è la stessa: costruire una nuova unità, una nuova ricchezza del Paese. La sfida è mettere la generazione dei nostri figli nelle condizioni di considerare normale la differenza di pelle, di nome, di religione, al punto da non considerarla più una differenza. Ci vorrà tempo. Forse, come per il piccolo Elio e per tutti noi ex terroni, ci vorrà un'intera generazione. Ma le fondamenta perché questo avvenga dipendono da quello che noi facciamo oggi.

La segregazione tra italiani e stranieri è ancora feroce, ma il sistema xenofobo che l'ha voluta si avvia alla decomposizione. Non ha futuro. Il sistema di potere che l'ha prodotto è già morto, sta marcendo nel cancro delle tangenti, nelle complicità con la mafia, nella parodia dell'onestà e della buona amministrazione che dal 1994 in poi ha diviso l'Italia e l'ha ridotta al cadavere che è. Il capolinea di tutto questo è il 2013, forse anche prima. Poi ci sarà il vuoto. E tutti noi, cittadini onesti, che non ci riconosciamo nel marciume della corruzione, abbiamo l'obbligo di riempirlo. Anche semplicemente con la nostra presenza, con le nostre piccole azioni quotidiane. Ecco perché le manifestazioni di lunedì primo marzo sono un'occasione importante per esserci, per pretendere un Paese diverso, per rendere possibile una nuova unità nazionale dove la libertà di esistere non dipende dal passaporto del luogo dove ciascuno di noi è nato ma dallo Stato, dalla città, dal quartiere dove ora vive. Esserci è un dovere di solidarietà nei confronti di Ion Cazacu, ingenere e muratore, padre di due bimbe, bruciato vivo dal suo datore di lavoro. È un dovere nei confronti dei braccianti presi a fucilate a Rosarno. Ma è anche l'unico, ultimo mezzo che ci resta per far sapere che in questa Italia in cui la criminalità organizzata siede in Parlamento tutti noi, cittadini onesti, oggi siamo stranieri.


Questo è l'appello di Fabrizio Gatti, che sarà con noi alle manifestazioni di Milano, al mattino, e di Roma, al pomeriggio.

Siete tutti invitati a partecipare: solo insieme stranieri e Italiani, solo in tanti, riusciremo a cambiare le cose. Portate con voi qualcosa di giallo!

Qui potete trovare l'elenco delle manifestazioni che si svolgeranno in tutta Italia.

Qui sotto infine, se me lo consentite, un taglia e cuci della conferenza stampa di Milano, in cui provo a raccontare alcune delle ragioni dell'iniziativa.

Per tutte le informazioni sul Primo Marzo: www.primomarzo2010.it.

Arriva il numero giallo

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Vi segnalo che quelli di Banda Larga, insieme a questo figuro, hanno messo in funzione il seguente numero telefonico per aderire allo sciopero degli stranieri del 1° marzo:

320/2043514

Mandate il vostro messaggio, indicando il vostro nome e la vostra città: loro raccoglieranno le adesioni, le pubblicheranno qua e leggeranno i messaggi durante le manifestazioni che si svolgeranno in tutta Italia.
Eccovi il mio:
Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l'uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve. (W. Faulkner)

Il Pd aderisce al Primo Marzo 2010

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Mi sono quasi commossa, ieri, quando ho ricevuto questa dichiarazione da Livia Turco, capogruppo democaratica in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputatie e Presidente del Forum Immigrazione del Partito democratico:

Carissime,
vi ringrazio per per aver avuto il coraggio, l'intelligenza e l'entusiasmo di lanciare un sasso capace di smuovere le acque e di suscitare tanti cerchi e tante onde. Le acque, i cerchi, le onde della partecipazione, della volontà di esserci insieme, Italiani e nuovi Italiani, Italiani e nuovi cittadini. Per costruire una civile convivenza. Per urlare insieme "No al Razzismo, sì alla civile convivenza". C'è bisogno di fiducia, di protagonismo, di relazioni umane. C'è bisogno di obiettivi concreti e condivisi per cambiare le brutte leggi sull'immigrazione e migliorare la qualità della vita di tutti coloro che soffrono la precarietà, che vivono la disoccupazione, che patiscono la povertà. C'è bisogno di unità e convergenza per difendere la nostra democrazia e renderla più forte. Io sarò con voi il Primo Marzo. Saremo in tanti del Pd con voi. Daremo il nostro contributo a questa giornata della partecipazione e perchè nasca una primavera della civile convivenza. Faremo la nostra parte in Parlamento, nelle Istituzioni locali e sul territorio per difendere e promuovere la dignità degli immigrati, favorire la loro partecipazione politica, favorire l'incontro tra Italiani ed immigrati.
Ancora una volta, grazie!
Con amicizia.
Livia Turco
L'adesione del Pd era stata sollecitata da Giuseppe Civati, con questo apprezzatissimo appello pubblicato sull'Unità. Noi, ieri, abbiamo risposto così:

Le parole e l'incoraggiamento che ci arrivano da Livia Turco ci fanno grande piacere e confermano ancora di più la nostra convinzione che i tempi sono maturi per un'iniziativa popolare e spontanea come quella che stiamo organizzando e portando avanti con il sostegno della società civile. La difesa dei diritti, senza eccezioni e per tutti, è parte integrante della difesa della democrazia e siamo felici che la condivisione di questo principio semplice ma fondamentale abbia potuto dar vita a tante onde. La nostra speranza è che il Primo marzo segni davvero l'avvio di una nuova stagione per le politiche dell'immigrazione europee.
Coordinamento nazionale Primo marzo 2010
Crediamo, infine, che nell'ambito di questa iniziativa i sindacati debbano svolgere un ruolo rilevante di rappresentanza e di protezione degli stranieri che vivono e lavorano in Italia, indipendentemente dalla forma concreta che la manifestazione del primo marzo assumerà.
Spiace un po' che la Cgil, che sia avvia verso lo sciopero generale per il 12 marzo, con le parole di Epifani abbia centrato la convocazione solo sul fisco senza includere, almeno in queste prime dichiarazioni, la questione degli immigrati.

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