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Roma si muove

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Ambiente, diritti, mobilità, costi della politica.
Roma, finalmente, si muove: ammesso che i romani ci diano una mano a farla muovere.
Appena ci danno il via -e manca poco- partiranno otto referendum comunali, uno più importante dell'altro:

  • meno traffico, più trasporto pubblico e car sharing, raddoppio della rete ciclabile, pedonalizzazione del centro storico;
  • stop al consumo del territorio
  • strategia rifiuti zero: riuso, riciclo, porta a porta in tutta la città;
  • mare libero e navigabilità del Tevere;
  • welfare dei servizi alla persona;
  • riduzione dei costi dell'apparato amministrativo e trasparenza totale su appalti e spese comunali;
  • istituzione del registro dei testamenti biologici;
  • riconoscimento e sostegno alle famiglie di fatto.
Che ne dite, il menu vi piace? Potete approfondirlo cliccando qua: e prepararvi a darci una mano, perché tra poco si tratterà di raccogliere le firme per realizzarlo.
Restate sintonizzati: ci sarà davvero bisogno di tutti.

Pedoni

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Non possedendo più l'automobile e facendo volentieri quattro passi a piedi quando posso, essere un pedone mi capita un po' più spesso di prima.
Nondimeno, ogni volta che me ne vado in giro con la macchina del carsharing o col motorino non posso fare a meno di rilevare che i pedoni, quando ci si mettono, possono essere più pericolosi dei veicoli.
Proprio oggi, dopo aver rischiato la vita a causa loro un paio di volte, rimuginavo sulle categorie più diffuse di pedoni pericolosi.
Eccovele.

Pedone che vive su Marte.
Se ne va in giro come se quello che succede nello spazio circostante, ivi compreso il centro esatto della carreggiata, non lo riguardasse affatto: ragion per cui i suoi movimenti, incluso l'attraversamento improvviso di strade ad alta percorrenza e/o a scorrimento veloce, sono completamente imprevedibili. Se dopo aver inchiodato per risparmiargli la vita gli fate notare con un colpetto di clacson che vi stava per finire sotto le ruote, riceverete in cambio lo sguardo incredulo di uno che era convinto di essere in un solarium. Rischi correlati: tamponamenti a catena, colpo di frusta.

Pedone diffidente.
Quando è in procinto di attraversare sulle strisce pedonali non si fida del fatto che vi fermiate neanche se glielo scrivete per raccomandata con avviso di ricevimento: potete fare cenni con la testa, sbracciarvi, gridare per dirgli passa, mi fermo, non ti metto sotto, ma lui non si muove finché non spegnete lo scooter, lo mettete sul cavalletto, scendete e vi stendete a terra per dimostrare in modo inequivocabile di essere inoffensivi. Rischi correlati: apatia, depressione.

Pedone che va e non va.
Opera prevalentemente nelle giornate piovose, in cui il fondo stradale è particolarmente sdrucciolevole. Si apposta al limitare delle strisce pedonali, attende il sopraggiungere di un motorino e a quel punto fa come per attraversare; quando il guidatore del mezzo è costretto a frenane rischiando di cadere, il pedone si ritrae, ma dà la sensazione di buttarsi di nuovo in mezzo alla strada appena il motorino riparte, causando una nuova frenata brusca e, a quel punto, fermandosi un'altra volta. Vi conviene schiantarvi subito e dargli soddisfazione, altrimenti non smette. Rischi correlati: scivolamento sui sanpietrini sotto lo scooter per decine o centinaia di metri.

Pedone che protesta a prescindere.
Ritiene che il fatto stesso di attraversare sulle strisce pedonali lo autorizzi a inveire contro le automobili che sopraggiungono, anche -e a volte specialmente- se esse si arrestano in modo ineccepibile per farlo passare: più vi fermate, più lui si imbestialisce, gesticolando in modo minaccioso e gridando frasi del tipo "aho, stronzo, sto sulle strisce". Probabilmente è mosso da un inconscio desiderio di essere investito. Rischi correlati: diverbi, risse, discese dall'automobile col cric in mano.

Pedone diagonale.
Particolarmente insidioso, basa il suo comportamento sul teorema di Pitagora: inizia attraversando regolarmente sulle strisce, ma per risparmiare terreno percorrendo l'ipotenusa anziché i due cateti prende progressivamente una direzione obliqua che lo porta ad occupare la sede stradale per circa venti minuti prima di approdare al marciapiede opposto. Rischi correlati: code, ingorghi, colpi di specchietto retrovisore.

Pedoni a schiera.
Si muovono in stormi come gli uccelli migratori: il primo attraversa sulle strisce, il secondo tre metri oltre, il terzo tre metri al di là del secondo e così via, paralizzando il traffico a ondate successive per centinaia di metri. Rischi correlati: orchite, investimento a cascata.

Pedone anti-marciapiede.
Nutre un'idiosincrasia per il marciapiede che aumenta in modo esponenziale al restringersi della carreggiata: più angusta è quest'ultima, più gli viene voglia di camminare in mezzo alla strada, preferibilmente di spalle rispetto al senso di marcia in modo da non accorgersi dei veicoli che sopraggiungono. Spesso rende più efficace la sua azione portando con sé oggetti ingombranti e sporgenti quali buste della spesa, valige, animali al guinzaglio, tavole di compensato. Rischi correlati: ingolfamento del motore, code, inquinamento acustico da clacson.

Pedone moviola.
Quando attraversa la strada i suoi movimenti assumono la velocità di un rallenty digitale di alta precisione, al punto che per cogliere il minimo segno di movimento è necessario riprenderlo con una telecamera e rivedere la scena accelerandola almeno sedici volte. Spesso si fa beffa dell'insofferenza degli automobilisti, e non di rado -circostanza peraltro non rilevabile dall'occhio umano- si ferma provocatoriamente in mezzo alla strada. Rischi correlati: rabbia, accessi d'ira, malattie cardiovascolari.

Pedoni a torrente.
Attraversano la strada in gruppi compatti da diecimila unità, pigiate tra loro come sardine, di tal che è impossibile trovare un varco utile al passaggio per decine di minuti. Si tratta in genere di turisti, spesso corredati di segni di riconoscimento a colori vivaci, particolarmente insidiosi in caso di giubileo, elezione del papa, mondiali di calcio e simili. Rischi correlati: bestemmia, strage.

Sarebbe giusto che cacciassero noi

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Ogni volta che leggo una notizia sulla storia infinita della metro C di Roma, ogni volta che passo davanti a uno dei cantieri che paralizza la città da anni, ogni volta che faccio il conto del tempo che è passato da quando sono iniziati i lavori, ogni volta che qualcuno evoca addirittura la necessità di un'olimpiade per venirne a capo, mi torna in mente lo stesso pensiero: se davvero ci volessero vent'anni per mettere una dietro l'altra quattro stazioni sotterranee in croce, a Londra avrebbero dovuto cominciare a costruirle più o meno durante l'occupazione degli antichi romani.
Invece mi sa che hanno iniziato un tantino più tardi, e nonostante questo hanno pure finito.
Il bello è che ci facciamo anche girare i coglioni quando qualcuno propone l'ingresso in Europa, tanto per dirne una, della Turchia.
E invece, forse, sarebbe giusto che cacciassero noi.

Tornando a casa

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Quelli che passano col giallo quando è fin troppo evidente che dopo il semaforo la strada è completamente intasata, e una volta scattato il rosso rimangono inevitabilmente in mezzo all'incrocio impedendo fisicamente il passaggio a quegli altri che avrebbero il verde e guardandoli con l'occhio bovino di chi non capisce quale sia il problema rappresentano una delle prove più impegnative cui può capitare di dover sottoporre la propria nonviolenza, non importa quanto consapevolmente e faticosamente conquistata.

Delirio

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Questa città, quando ci si mette, può diventare una trappola mortale: oggi, più che per strada, sembra di stare in un gigantesco parcheggio nel quale migliaia di automobili e motorini si producono in manovre acrobatiche per guadagnare qualche centimetro.
Quasi quasi esco dalla macchina, la chiudo e la lascio qua.

Quando il papa ti incasina le strade

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La foto che vedete qua sopra è stata scattata da chi vi scrive pochi minuti fa nel bel mezzo di Via Merulana, la strada del centro di Roma che unisce la Basilica di San Giovanni in Laterano con quella di Santa Maria Maggiore.
Il signore in cima al braccio meccanico sta piazzando sull'albero uno degli innumerevoli megafoni che giovedì prossimo diffonderanno nell'etere canti e preghiere mentre il Santo Padre percorrerà la strada tra le due basiliche in occasione del Corpus Domini.
Come potete immaginare, la conseguenza di tale operazione, ripetuta su ogni albero (o quasi) ed effettuata alle cinque di pomeriggio del venerdì, è un caos infernale di clacson, ingorghi e bestemmie: le quali ultime, sia detto per inciso, mal si addicono alla santità della ricorrenza che si va preparando con tanta solerzia (non che me ne freghi granché, ma il contrasto è assai singolare anche sul piano strettamente estetico).
Domanda: perché queste cose non vengono fatte di notte, o la mattina presto, o perlomeno nei giorni festivi? Perché per preparare una festa religiosa si blocca una strada sulla quale devono passare tutti, devoti e non, per giunta in un giorno lavorativo?
Se il tizio col motorino che mi ha tagliato la strada e che io non avevo notato a causa del camion che impediva la visuale non avesse frenato all'ultimo momento e mi fosse finito sotto le ruote, a chi si sarebbe rivolto per chiedere i danni?
A me o al Papa (*)?
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(*) N.B. Qualcuno ha voluto interpretare alla lettera il titolo e l'ultima frasedel post, rimproverandomi del fatto che me la prenderei col papa, il quale non c'entra niente. E' ovvio che in questo caso quando parlo del papa mi riferisco agli organizzatori della processione (è una figura retorica, anche se non so bene quale: se qualcuno la conosce, me lo dica): so bene da solo (grazie tante, Emanue') che non è certo il papa a fornire le direttive pratiche per installare i megafoni, ma qualche oscuro impiegato della curia e/o del comune: sui quali, comunque, incombe la responsabilità di controllare come operano i loro incaricati in modo da non arrecare disturbo ai cittadini. Vorrei vedere se avessero organizzato così una festa islamica, che succedeva. Scusate per la precisazione pleonastica, ma a volte pare ci voglia anche questo.

Guardi che chiamo i vigili

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di Benedetta Jasmine Guetta
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Il venerdì a Milano, in piazza Quinto Alpini, c'è il mercato: da brava foodblogger, vado sempre lì in bicicletta a rifornirmi di frutta e verdura.
Ogni venerdì mi scandalizzo per la situazione del parcheggio in zona: macchine parcheggiate in doppia/tripla fila, sulla sede stradale, sui passi carrabili, sulla pista ciclabile, sulle discesine per portatori di handicap... non c'è striscia pedonale, gialla o di altro colore che tenga.
Così tutti i venerdì, da cittadina insopportabile quale certamente sono, chiamo i vigili perchè venga fatta giustizia, e una pronta vendetta si abbatta sui suv delle milanesi annoiate che frequentano la zona.
Oggi però ero seriamente in dubbio: che fare in una situazione come quella che vedete nella foto qua sopra?
E' tutto così meta-reale (mi si passi il neologismo)! Insomma, dovevo chiamare i vigili per dire che un'automobile della... polizia(!) parcheggiata contromano mi impediva il passaggio sulla pista ciclabile?
Alla fine, ho risolto di non telefonare, e proseguire sul mio insidioso percorso tra automobili, pavè e rotaie del tram. Tuttavia, a voi dovevo proprio raccontarla, questa storia!

P.S. se avete simili avventure da raccontare sarei felice di leggerle nei commenti: si sa che "mal comune mezzo gaudio"...

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