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Fumo negli occhi

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Datemi una mano a capire, perché ultimamente ho qualche difficoltà: quelli che blaterano di voler scongiurare le aggressioni agli omosessuali e combattere il femminicidio a forza di aggravanti e leggi speciali sono gli stessi che nicchiano sul matrimonio gay e fanno finta di niente su una sanità che nega alle donne il diritto di abortire?
A me, onestamente, pare di sì.
E allora, abbiate pazienza, viene da chiederselo: questi cervelli fini sono davvero convinti che inasprire le pene senza riconoscere i diritti sia un sistema minimamente credibile per combattere le discriminazioni, oppure fingono di pensarlo per cercare di cavarsela senza scontentare nessuno?
In altre parole: ci sono o ci fanno? E in più, ci sono o ci fanno quelli che ancora gli danno retta, quelli che adesso bisogna affrontare l'emergenza e non è il momento di discutere, quelli che la violenza va combattuta "senza se e senza ma"?
Perché, al di là di ogni ragionevole dubbio, sia chiaro un fatto: i leader di questi professionisti dell'indignazione i se e i ma ce li mettono eccome; premurandosi, tuttavia, di piazzarli un tantino più in là, quanto basta per rendere un po' meno chiara la relazione tra il loro ciurlare nel manico e le nefandezze che dicono di voler combattere.
Insomma, volendo si è liberi di credere che le conquiste civili si possano delegare alla polizia, che chi si permette di dubitare dell'efficacia delle aggravanti sia un fiancheggiatore degli aguzzini e che per far cessare le violenze sia sufficiente piantare i piedini per terra, fare il broncio e gridare "basta".
Io, da parte mia, continuo ad essere convinto che le discriminazioni, per quanto macroscopici siano i loro effetti, si possano risolvere solo prendendosi la briga di pronunciarsi con chiarezza e di attribuire diritti.
Tutto il resto è solo fumo negli occhi.

A costo di risultare antipatico

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Adesso dirò una cosa che a qualcuno non piacerà, ma proprio perché ho parlato spesso del problema, e proprio perché il problema mi sta molto a cuore, mi prendo la libertà di farlo: non essere complici del femminicidio, per come la vedo io, non consiste nel firmare appelli che -come spesso accade- tendono a restare delle enunciazioni di principio; piuttosto, sarebbe meglio prendersi la briga di dire quello che si pensa, a costo di risultare antipatico e di essere mandato a cagare, quando un'amica ti racconta che il suo ragazzo è geloso e si scoccia se esce da sola, o quando siete a bere una cosa insieme e il telefono le squilla dieci volte in due ore perché lui non sa chi sei e diventa sospettoso, o quando ti racconta che lui le ha sbirciato gli sms sul telefonino ma lei l'ha perdonato perché in fondo può succedere, o quando ti dice che voleva vedere il suo ex per parlare un po' ma lui le ha opposto che sarebbe stata una mancanza di rispetto inducendola a rinunciarci, o quando lui ha fatto la faccia storta perché lei doveva uscire con le amiche e aveva la gonna un tantino troppo corta.
Non essere complici del femminicidio, secondo me, significa farsi uscire le parole in quei momenti là: perché ci sono un mucchio di donne intelligenti che questa robaccia, in un modo o nell'altro, continuano a doverla fronteggiare; e quando ne parlano a qualcuno si sentono rispondere spesso e volentieri che sono esagerate, che bisogna avere un po' di pazienza, che non è il caso di farla troppo lunga.
Ecco, io credo che questa robaccia, che molti continuano a ritenere innocua, sia l'inizio della fine: e che se ci si ritrova, magari per quieto vivere, a passarci sopra una, due, tre volte, il femminicidio è dietro l'angolo e può esplodere anni dopo, senza nemmeno il tempo di domandarsi come ci si sia arrivati.
Perché la cultura maschilista di questo paese è una bestiaccia, l'ipocrisia pure, e la tendenza a mordersi la lingua e non dire le cose perché non sta bene è peggio di tutte e due.
Va bene l'appello, quindi, per l'utilità che può avere: ma qualche "mollalo" in più, quando le cose cominciano e il dramma non si intravede neppure, facciamocelo uscire di bocca.
A costo di risultare antipatici, e magari di essere mandati a cagare.

E' chiaro che va a finire così

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Io non lo so, se comprare la "pillola dei cinque giorni dopo" sul web senza ricetta comporti effettivamente dei rischi per la salute delle donne: però so, per essermene occupato direttamente, che in Italia accedere alla contraccezione d'emergenza "normale", cioè alla classica pillola del giorno dopo, nella maggior parte dei casi è un vero e proprio calvario.
Allora, secondo me, la vera domanda è questa: se si costringono le donne a vere e proprie vie crucis notturne da un ospedale all'altro tra fantomatiche obiezioni di coscienza, ineffabili questioni di lana caprina sulla difesa della vita umana e inenarrabili mortificazioni personali per ottenere quello che rappresenta a tutti gli effetti un loro diritto, come si fa a meravigliarsi quando quelle donne mandano tutti a cagare e risolvono il problema da sole utilizzando internet?
Volete davvero proteggere la salute delle donne? Allora piantatela di fare i crociati della domenica, di imporre la vostra coscienza sulla loro e di comportarvi come se qualcuno vi avesse attribuito la qualifica di arbitri del bene e del male.
Vedrete che il problema delle pillole comprate sul web si risolve subito.

Il buffetto e l'accetta

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Mi piacerebbe sapere se tutte le donne che si sono sentite offese nella loro dignità a causa dell'utilizzo -effettivamente maschilista, lo preciso a scanso di equivoci- del corpo femminile in televisione quando Belen ha mostrato un pezzetto di coscia -la sua- sul palco dell'Ariston si siano altrettanto infuriate nel 2004, allorché il parlamento del nostro paese approvò una norma che ficcava letteralmente le mani nelle loro -di tutte, nessuna esclusa- parti intime legiferando impunemente sulle loro ovaie, sul loro utero e sulla loro possibilità di riprodursi.
Perché se così non fosse -e purtroppo credo proprio che non sia così, perché altrimenti i referendum abrogativi di quella legge non solo avrebbero raggiunto il quorum, ma sarebbero stati un successo senza precedenti- se ne dovrebbe dedurre che alcune nostre connazionali si infuriano quando si dà loro un buffetto, e poi fanno come se niente fosse quando qualcuno le taglia a fette con l'accetta.

Volto o vulva, fa poca differenza

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Non so, a me pare che ce la prendiamo tanto con gli islamici e il loro burqa, con la condizione della donna tra gli immigrati che vengono dai paesi economicamente meno sviluppati, con gli assurdi precetti cui costoro si sottomettono, e poi non facciamo una piega quando nel nostro avanzatissimo paese c'è ancora gente che nutre una vera e propria ossessione per la verginità delle donne, vale a dire per la circostanza che il loro imene non venga danneggiato dal pene di un maschio prima del matrimonio, al punto da indurre una ragazza terrorizzata a raccontare una balla dalle conseguenze disastrose -ancorché ingiustificabili, come scrivevo ieri- pur di non dover confessare ai genitori di essere stata "deflorata" prima delle nozze.
Sarà che sono io, ad essere strambo: però non vedo una gran differenza tra l'alzata d'ingegno di piazzare un velo sulla faccia di una donna e quella di controllare l'integrità della sua vagina; né ce ne vedo molta tra l'idea di emarginarla perché va in giro col volto scoperto e quella di schifarla perché il membro di qualcun altro è già penetrato nella sua vulva.
In entrambi i casi si tratta di controllare il corpo di un altro essere umano, pretendere di disporne come se fosse il proprio, cercare di impedire che il legittimo proprietario ne faccia l'uso che ritiene più opportuno: né rileva, come qualcuno potrebbe avere la tentazione di eccepire, il fatto che l'essere umano oggetto di tanta attenzione genitale sia minorenne, a meno di non voler ammettere che piazzare per forza un velo in faccia ad una ragazza sotto i diciotto anni costituisca un'operazione tollerabile.
Volto o vulva, insomma, fa poca differenza.
Dovremmo andarci più cauti, quando prendiamo per il culo gli altri e diamo loro dei selvaggi.

Che c'è di strano?

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Ricevo, e volentieri pubblico.
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Insomma, a grandi linee la vicenda si può riassumere così: il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo una lungo e travagliato percorso in cui ha dovuto fronteggiare vari e gravi ostacoli (su tutti, la separazione di Gianfranco Fini e il dissidio permanente con il ministro dell'economia Giulio Tremonti), si vede costretto ad abdicare; prova a prendere tempo, suggerendo ad esempio un nuovo governo con il ministro Angelino Alfano premier, ma il presidente della repubblica Giorgio Napolitano preme affinché l'incarico di primo ministro vada a Mario Monti, figura di indiscusso prestigio. La scelta divide i leader dei principali schieramenti: Pierferdinando Casini e Pier Luigi Bersani aderiscono all'idea, mentre Antonio di Pietro e Umberto Bossi annunciano di non voler sostenere il nuovo governo; posizioni più sfumate quelle di Nichi Vendola, Roberto Maroni e Gianni Letta, a lungo considerato un possibile successore del Presidente del Consiglio.
Bla bla bla, ecc ecc ecc.
Ci sono mille considerazioni che si possono fare sul quadretto sopra illustrato.
Per quanto mi riguarda, non so, sarò un tipo strano, sarò un fricchettone idealista, ma a me personalmente salta subito all'occhio un aspetto apparentemente marginale: tutti gli attori di questo dramma, così cruciale per l'Italia -12 o 13 nomi, indubbiamente le figure più importanti della politica italiana- sono di sesso maschile.
Tutti e solo maschi.
Sono strano io che ci faccio caso o è la situazione ad essere strana?
Ale

Come se il problema fosse la blasfemia

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Il bello è che Sacconi si scusa preventivamente per la barzelletta a causa del fatto che si tratta di "un esempio un po' blasfemo", avendo ad oggetto delle suore.
Evidentemente il fatto che la storiella parli di donne violentate e precisi che l'unica ad essere stata risparmiata è stata quella che ha detto di no, con ciò sottintendendo che tutte le altre sono state stuprate perché hanno detto di sì, secondo il ministro è roba da ridere, per la quale non vale la pena di scusarsi.
Non so, a voi pare che se avesse sostituito le suore, che so io, con delle studentesse, ci sarebbe stato qualcosa di divertente?

Puntini

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Segregazione, percosse, bruciature da sigaretta, ferite con arma da taglio, psicofarmaci.
Per gelosia.
Adesso i soliti negazionisti accorreranno in massa e si sperticheranno a giurare e spergiurare che il femminicidio è un'invenzione, che quelli come me sono dei visionari in preda al delirio, che dai cosiddetti casi singoli non si può desumere un piffero.
Intanto i casi singoli si moltiplicano con straordinaria prolificità, come un virus, e finiscono per prendersi tutto lo spazio che c'è.
Come i puntini numerati della Settimana Enigmistica.
Solo che la figura che formano è così chiara che per vederla non c'è nemmeno bisogno di unirli.

Il più grande torto che si possa fare alle donne

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Mi piacerebbe tanto sapere da quei geni che pensavano di risolvere il problema della violenza sulle donne sparpagliando per strada qualche militare, prendendosela con gli stranieri o inventando demenziali ordinanze proibizioniste, come intendano procedere in relazione agli abusi commessi in famiglia, che per inciso rappresentano la maggioranza dei casi.
Chissà, magari sono convinti che la cosa si possa risolvere piazzando una manciata di caporalmaggiori a presidiare le porte degli appartamenti, vietando la vendita del tavernello nei pressi dei condomini o aumentando ulteriormente la vigilanza alle frontiere; e non sono stati mai sfiorati dell'idea che questi scempi siano figli di un clima culturale tutto nostro, che loro stessi contribuiscono ad alimentare tutti i giorni a forza di battute sessiste buttate là come se niente fosse.
Perché è questo, che piaccia o no, il più grande torto che si possa fare alle donne: considerare i delitti che vengono commessi contro di loro un problema di ordine pubblico, anziché la punta dell'iceberg di una questione culturale radicata e drammatica che appartiene profondamente alla nostra cultura.
Roba che si risolve facendo la fatica di comprendere e cambiare, altro che sguinzagliando guardie.

Si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo

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Alessandra mi segnala le parole con cui la diocesi commenta lo stupro di una quindicenne avvenuto durante la notte bianca di Fano:

Nel giorno in cui la Chiesa celebra solennemente il Corpus Domini (Corpo e Sangue di Cristo) presente nell'Eucaristia, la Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola esprime tutta la sua sofferenza e vergogna per l'atto di violenza a danno di una adolescente nel corso della Notte bianca nella città di Fano. Le prime parole sono per la famiglia della ragazza e per lei stessa: una qualsiasi forma di violenza, specie quella fisica, segna coscienza e cuore per sempre. Anche il tempo fatica a cancellarle.
La coincidenza con la solennità cristiana del Corpus Domini ci deve far riflettere sull'accellerata e pseudo emancipazione che le ragazze di oggi hanno acquisito rispetto alle loro coetanee di alcuni fa. Mentre si ribadisce la ferma condanna di quanto accaduto si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo. Il corpo è un dono, il corpo è sacro. È un regalo grande che la vita ha fatto ad ogni persona e non può essere mai pensato come ostentazione di sé e tanto meno come oggetto.
Di qui un appello ai genitori: l'educazione all'affettività dei figli passa anche (e non solo) attraverso la propria testimonianza di padre e madre in casa, nel modo di parlare e crescere nell'amore, nella stessa modalità di vestirsi perché siamo consapevoli che tutto parla di noi (parlare, vestire, amare, crescere, servire, uso del denaro, dei beni propri e del posto dove si vive) e tutto diviene linguaggio.
Ai giovani invece che si sono macchiati di una ferita indelebile cosi forte, e alle loro famiglie, non si chiede solo un profondo e onesto esame di coscienza, ma si invita loro a guardare alle settimane, ai mesi e agli anni futuri, evitando di dimenticare troppo velocemente quanto accaduto. Unitamente al riconoscimento della colpa (che non può essere sufficiente) ci sia un serio, profondo, maturo cammino di recupero della propria identità di persone, del senso del dovere e del rispetto alla vita propria e altri, al valore del sacrificio, del denaro in tasca frutto di lavoro guadagnato con il sudore, in una società che ha attutito ogni desiderio perché tutto è facilmente reperibile imbarbarendo ogni istinto.
A questi giovani, rei di quanto compiuto, invitiamo a vivere un tempo molto prolungato al fianco di senza fissa dimora, servendo i pasti alla mensa dei poveri, in una casa per ragazzi e ragazze diversamente abili, imboccando chi non riesce a mangiare e facendo delle notti al fianco di ammalati in ospedale. Gesti quotidiani come questi, che i ragazzi non conoscono più, possono illuminare la coscienza, aiutando a ritrovare lo sfuocato senso di dignità umana che si deve ad ogni persona.
Abbiate pazienza se non aggiungo altro.
Quello che c'è basta e avanza.

Invece striscia

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L'occasione dell'ennesimo crimine efferato mi è gradita (si fa per dire) per porvi una domandina facile facile: quante volte accade che una femminuccia faccia secco un maschietto a colpi di accetta (o con altri strumenti idonei ad essere utilizzati con equivalente brutalità) perché lui l'ha respinta (o per motivi analoghi)? E quante volte succede, invece, che a recitare il ruolo del carnefice sia l'uomo?
Ci sarà un rapporto di uno a mille, credo, se non a diecimila.
Eppure in giro c'è ancora più di un fenomeno che insiste a bollare il femminicidio sistematico, continuo ed evidentissimo che pervade la nostra società come una frottola messa in giro da qualche eccentrico rompicoglioni che non ha niente di meglio da fare.
E' buffo, non trovate? Ci atteggiamo a società aperta, liberale e paritaria, scagliamo anatemi contro i paesi nei quali le donne vengono segregate, schiavizzate, lapidate, ma al tempo stesso abbiamo elaborato un modo tutto nostro di continuare a sottometterle, a mortificarle, a brutalizzarle.
Si tratta semplicemente di un maschilismo diverso, tanto più pericoloso perché mimetizzato nella cronaca, mascherato da eccezione e ridotto al rango di episodio.
Invece striscia, e c'è davvero troppa gente che fa finta di non vederlo.

Le improvvise folgorazioni della Biancofiore sul maschilismo del PdL

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Michaela Biancofiore, 11 febbraio 2011:

La Camusso dovrebbe avere il buongusto di rileggersi tutte le iniziative che il governo Berlusconi ha posto in essere a favore delle donne, passando dalla legge sullo stalking al libero patrocinio per le donne che hanno subito violenza. Berlusconi è peraltro il presidente del Consiglio che ha maggiormente contribuito alla presenza femminile in Parlamento e al Governo. Sarebbe meglio, quindi, che la Camusso, nel suo ruolo di sindacalista, si concentrasse su ben altre battaglie a favore delle donne.
Michaela Biancofiore, 22 maggio 2011:
E certo, sei donna? Allora sei isterica. Veda cosa hanno fatto anche con la Moratti: a Milano sembra che la colpa della sconfitta sia solo sua. Gli altri si sono defilati. Per non parlare della Carfagna. Io sono stata l'unica a difenderla quando fui attaccata in Campania da Cosentino e compagni. E anche adesso che Lehner, che è ossessionato da lei, l'ha criticata.

E però le altre donne del suo partito di solito tacciono anche rispetto a cose visibilmente offensive.
Si riferisce alla selezione della classe dirigente? Ha ragione, sì. Ma perché alcune di noi si sono ben accucciate sotto la coperta del potere degli uomini.
Ricapitoliamo, vi spiace? A febbraio, secondo la Biancofiore, il PdL era una specie di paradiso delle donne: ora, dopo appena tre mesi e mezzo, la deputata altoatesina abbandona il partito dicendo che è un inferno maschilista.
Che volete, si vede che se n'è accorta all'improvviso.

Per te stessa, e per tutte le altre

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Poi uno legge una notizia come questa, l'ennesima, e gli tornano in mente tutte le volte che un'amica gli ha confidato -magari con una mezza risata, come se la cosa non fosse granché importante- di aver subito una scenata di gelosia dal fidanzato per aver messo una gonna troppo corta, per aver scambiato due parole con qualcuno, per aver lanciato uno sguardo all'ingresso di un locale, per aver scritto su Facebook una mezza parola che interpretata in qualche modo astruso poteva voler dire chissà che, per essere rincasata un'ora più tardi del previsto da una serata con gli amici.
E ripensando a quelle mezze risate, all'indulgenza leggera di quelle sue amiche per simili idiozie, al senso di normalità con cui le ha viste ingoiarsele troppe volte, si pente di non aver risposto sempre come avrebbe dovuto: non accettare mai più, per nessuna ragione al mondo, di essere trattata così.
Non accettarlo per te, perché non appartieni a nessuno, perché sei un essere umano libero, perché essere amati non può voler dire portare una catena.
E non accettarlo per tutte le altre: perché accettandolo, anche se non vuoi, legittimi il fatto che accadano ancora crimini orribili come questo.

Questi non erano islamici

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Picchiate, seviziate, investite con la macchina, segregate, cosparse di alcool e bruciate, violentate, accoltellate, sfigurate con l'acido, strangolate, prese a martellate, aggredite con le forbici, uccise a colpi di bloccasterzo, ammazzate con l'accetta, e da oggi anche ammanettate a una panca e marchiate a fuoco come gli animali.
Erano donne che vivevano nel nostro paese e hanno dovuto subire la violenza dei loro mariti, dei loro fidanzati, dei loro compagni: tutti rigorosamente italiani.
Chi denuncia le violenze di genere solo quando vengono poste in essere dagli stranieri, in modo particolare se quegli stranieri sono islamici, mi rivolta lo stomaco due volte: primo, perché strumentalizza le angherie subite da quelle donne al solo scopo di dimostrare la presunta "inferiorità" di altre culture rispetto alla nostra; secondo, perché ignora colpevolmente, e a volte arriva perfino a negare, la miriade di femminicidi che avviene tutti i giorni ad opera dei nostri connazionali.
Ecco perché non vi credo, quando gridate ai quattro venti che il burqa rappresenta un'inaccettabile violenza contro le donne islamiche: perché dite una cosa -talora- giusta, ma la dite da una posizione di assoluta malafede.
Altrimenti, una volta ogni tanto, vi degnereste di spendere qualche parolina anche su tutte le altre.

Belpietro, Giulia, Pavlov e la Serracchiani

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La sequenza è più o meno questa: Giulia dice che la prostituzione esiste anche tra i giornalisti, Belpietro si incazza pavlovianamente, ignora stoicamente l'incendio divampato nella propria coda di paglia, aziona al volo la macchina del fango e le dà della velina, Giulia cerca di replicare, Belpietro le urla sopra impedendole di parlare in modo davvero liberale, Castelli cerca di buttarla in vacca con un paio di battute da colonnelli di fanteria in pensione al circolo della caccia, Paragone abbozza il minimo sindacale di difesa dell'ospite, timbra il cartellino e cambia argomento, Telese invece ci ritorna invitando Belpietro a chiedere scusa, Belpietro sente nuovamente il campanellino di Pavlov e ripete parola per parola quello che aveva detto prima, Giulia riprova a parlare nuovamente sovrastata dalle urla viepiù liberali di Belpietro e alla fine si riesce finalmente a parlare d'altro; la Serracchiani, nel frattempo, è come se non ci fosse.
Però domani va alla manifestazione in difesa della dignità delle donne, ché lei ci tiene parecchio.

Signora Santanchè, come mai non la sento?

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Quando la giovane pakistana Hina Saleem venne uccisa dal padre perché era fidanzata con un italiano, Daniela Santanchè fece fuoco e fiamme denunciando la violenza dell'Islam e scagliandosi contro i musulmani che vengono nel nostro paese ma rifiutano di accettarne le regole.
Oggi che lo stesso italiano viene arrestato per aver minacciato di morte l'ex moglie, costringendola a barricarsi dentro casa e obbligando i carabinieri intervenuti a chiamare i rinforzi per arrestarlo, Daniela Santanchè non dice una parola.
Allo stesso modo, non mi risulta che la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio abbia ritenuto di pronunciarsi in tutti i (numerosissimi) casi nei quali a sparare alle donne, a bruciarle, ad accoltellarle, ad ucciderle a martellate, ad ammazzarle a colpi di accetta, a violentarle non sono i famigerati fondamentalisti islamici che si rifiutano di adattarsi alle nostre usanze, ma degli italianissimi e integratissimi criminali nostrani.
Si vede che le donne meritano di essere tutelate solo quando il loro carnefice è musulmano, oppure che quando gli aguzzini delle donne non sono islamici non vale la pena di parlarne.
Fate un po' voi.

Altro che generatore automatico

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Silvio Berlusconi durante la cerimonia di inaugurazione della nuova stazione Tiburtina Alta Velocità:

Se cambiate idea e decidete di mettere sui treni ad Alta Velocità delle hostess, io mi propongo per il casting.
In teoria un generatore automatico ci starebbe proprio bene: in pratica, però, credo sia meglio lasciar perdere.
Qualunque frase inventata sarebbe una fregnaccia rispetto alle cose che quest'uomo riesce a dire ogni giorno sulle donne.
E il bello è che sono tutte vere.

Il femminicidio e l'indifferenza

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L'occasione di questo ennesimo omicidio mi è gradita (si fa per dire) per ribadirvi come la penso: se il fenomeno della violenza sulle donne fosse sottovalutato saremmo già un bel passo avanti.
A me pare, invece, che venga pressoché ignorato; e che i plastici televisivi di Yara, Sarah, Chiara e chi più ne ha più ne metta destino un'attenzione tanto più morbosa quanto meno viene sottolineato, e corrispondentemente percepito, un dato elementare: nella stragrande maggioranza di questi casi le vittime sono donne, il che equivale a dire che siamo in presenza di un femminicidio continuo di proporzioni gigantesche.
Altro che pari opportunità e crescita culturale: qua la questione femminile è diventata a tutti gli effetti un problema di ordine pubblico.

Mara, non fare i capricci

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Il bello è che quando erano gli altri, a fare battutine sulla "ministra-velina", c'era chi prendeva d'aceto dando loro dei moralisti, dei faziosi e perfino dei maschilisti: adesso che Mara Carfagna è entrata in rotta di collisione col Berlusca, però, quelli di Libero provvedono immediatamente ad invertire la marcia qualificandola come una "bella rogna" che fa "i capricci": in buona sostanza, un'oca che farebbe bene a restare al suo posto.
Ma come, non erano i soliti tromboni di sinistra, che facevano allusioni fuori luogo?

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