Visualizzazione post con etichetta Oltre. Mostra tutti i post

Ma voi lo sapete, cosa significa "oltre"?

37 Commenti »

La parola "oltre" significa "al di là".
Se affermo che voglio andare "oltre" una cosa che ha fatto qualcun altro, quindi, intendo dire che ho intenzione di fare meglio di lui.
Ebbene, se scelgo di usare la parola "oltre" per paragonarmi ad un mio antagonista, mi conviene senz'altro che la cosa fatta da lui sia una cosa buona, anzi ottima: perché dicendo che voglio andare "oltre" una cosa ottima, implicitamente comunico a tutti di essere così bravo da poterla addirittura superare, magari facendo una cosa davvero eccezionale.
Se invece quell'altro ha fatto una schifezza, dire che voglio andare "oltre" non significa granché, perché per fare meglio di una schifezza non ci vuole certo un'impresa da fuoriclasse: basta una schifezzuola che faccia un pelino meno schifo e già faccio la mia porca figura.
In questo caso, vocabolario alla mano, mi converrebbe cambiare parola, dicendo magari che voglio andare "contro", non "oltre" quella schifezza, per marcare in modo netto e inequivocabile la differenza tra me e il mio antagonista, per rendere chiaro a tutti che con lui non ho niente in comune, per sottolineare che il paragone tra noi due è del tutto improponibile, per affermare senza possibili equivoci che io e lui siamo su due pianeti completamente diversi.
Insomma, più il mio avversario è bravo, più faccio bella figura a dire che voglio andare "oltre" quello che ha fatto lui; più il mio avversario è scarso, più andare "oltre" quello che ha fatto lui finisce per perdere valore, fino a configurare una differenza trascurabile, inconsistente, impalpabile.
Ciò premesso, delle due l'una: o Bersani e il suo staff hanno dei seri problemi con l'italiano, oppure la loro campagna serve semplicemente a comunicare che quelli del PD sono un tantino meno peggio, ma solo un'anticchietta, di quelli del PdL.
In entrambi i casi, ne converrete, c'è di che preoccuparsi.

Il Pd Oltre

8 Commenti »



Speranza, Intelligenza, Passione, Coraggio sono state le parole d’ordine della tre giorni di Albinea, il campeggio “alla pari” di Oltre. Un mese fa scrivevo a Pippo: “Voglio restituire la tessera, stracciarla in mille pezzi”. La risposta: “O ce ne andiamo tutti o non se ne va nessuno”. Ecco, questo è stato il Senso di Albinea: siamo una squadra, qualche centinaio di persone da tutte le regioni d’Italia, in perfetta comunione di idee, speranze, entusiasmo, progetti, voglia di fare e, soprattutto, di farlo insieme. Per la maggior parte ci siamo conosciuti lì, per la prima volta. Il legame (saldo, saldissimo e sentitissimo) è figlio dell’identità di vedute, dell’impegno, dell’entusiasmo e della determinazione, del lavoro portato avanti “di persona, personalmente”, sul campo, con tanta voglia di contaminarsi, di mettere in condivisione proposte e risultati, di imparare gli uni dagli altri, con umiltà e senza pregiudizi, perché come ha detto Mario da Milano, “l’altro può anche avere ragione”. E della voglia di sporcarsi le mani come fossimo muratori, per costruire insieme – mattone per mattone – il futuro che ci appartiene. Perché siamo noi il nostro futuro, non solo anagraficamente, ma idealmente. E anche se ci succede di sentirci orfani nel Pd, dimenticati dai padri perenni come i ghiacciai, anche se alcuni di noi non votano più, siamo pronti. Anzi, abbiamo già iniziato.
Fabian scrive: “OLTRE non è una "corrente" e nemmeno "un'area" del Pd; semmai è un "modello"! Modello virtuoso e valido anche fuori dal Pd, o se preferite anche “oltre” il Pd”. E' proprio così, un modello virtuoso da esportare. Un virus con cui contagiare il Pd di apertura verso tutte le piccole e grandi realtà dove troviamo la stessa voglia di cambiare che abbiamo respirato in questi giorni. Oltre è una “scuola di politica”, come ha scritto Stefano da Reggio Emilia, che a differenza delle altre, però, si basa su una rete di lavoro. Oltre è un luogo politico che non ammette recinti, non accetta limiti di appartenenza perché l’appartenenza è un concetto da rifiutare se, come succede da tempo, è ricondotta alle persone e non ai contenuti. Basta, quindi, con le distinzioni, basta essere contro per principio e per cattiva abitudine. Lo abbiamo ripetuto in tanti: non se ne può più di leggere critiche ed obiezioni verso chiunque alzi la testa e proponga un’idea. Basta abbattere l’altro solo perché “non è dei nostri”. Ben venga, invece, chiunque stimoli il confronto e l’azione, perché a forza di veti siamo immobili, impegnati ad affossare ogni iniziativa che non sia la nostra prima che nasca. E senza mai aprirci al confronto sulle idee: l’unico che abbia senso. Andiamo Oltre. Andiamo oltre le accuse a Vendola, perché, tra l’altro, quando il bocciato Boccia lo taccia di “arrivismo”, tocchiamo il grottesco, oltre che il ridicolo, e la brutta figura la facciamo tutti.
Apertura, contaminazione, dialogo: altre parole d’ordine da tenere a mente. Accoglienza, anche. Perché crediamo che Oltre sia il luogo dove far sentire tutti a casa, pure i figlioli prodighi che se ne sono andati per un’altra strada avendo trovato chiusa quella del Pd. Costruiamo ponti e riapriamo porte: i Viola, quelli delle Cinque Stelle, quelli delle Fabbriche, gli scontenti e i delusi, perché la politica è inclusione, mai esclusione. La politica buona, quella del modello virtuoso che abbiamo percepito, si mescola naturalmente alla società civile. Non la rifiuta, ma la sostiene nelle iniziative senza porsi il problema se siano nate o meno nel Pd. Le idee non hanno copyright, nemmeno per la legge. Le idee sono patrimonio di tutti. Per noi di sinistra dovrebbero sempre essere “copyleft”, come dice Pippo. E se sono buone vale semplicemente la pena di portarle avanti, punto. Guardiamo avanti, “lavoriamo per il 2020”, come ha scritto Michela da Genova. Allora se Torino Sistema Solare riesce a produrre cultura antimafia e antidroga con le sue campagne virali, se riesce a cambiare le abitudini dei giovani comunicando che l’unica azienda che non ha subito la crisi è Mafia International S.p.A., perché non provarci anche a Milano o a Padova o a Roma?
I bravi professionisti di Proforma fanno egregiamente la comunicazione politica. Le loro campagne “bucano”. Sono sempre attenti a diffondere un unico messaggio, sia online che offline, per la semplice ragione che non bisogna confondere le idee agli elettori. Perché il Pd, che si affida a Proforma, stravolge il loro lavoro invece di usarlo così come arriva (e come fa Vendola, che poi vince anche)? Perché chi commissiona la comunicazione non è uno solo ma tanti (con conseguente molteplicità di messaggi)?
Perché il Pd, se Libertà e Giustizia lancia una campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare per abrogare il Porcellum, anziché sostenerla ne promuove una propria?
Perché se Andrea da Varese, giovane e brillante dirigente del Pd, raccoglie in un Libro Verde e mette a disposizione di tutti un “Un Po di contraddizioni” (l’apostrofo non c’è) della Lega, non usiamo il suo lavoro per comunicare urbi et orbi che il Carroccio reale non è quello che appare?
Perché non esportare le “buone pratiche” amministrative del bergamasco Mario Vicini al resto delle nostre provincie?
Perché non utilizzare gli studi di Termometro Politico per comprendere le ragioni dell’avanzata leghista nella rossa Emilia?
Perché, come ci ha spiegato Alessandro da Milano, non abbiamo ancora compreso che la gente vota col cuore?
E ancora: l’osservatorio su Milano “Dillo ad Ambrogio”, l’esperienza veronese di InnovarePd, il confronto con la Catalogna di Natàlia, i consigli di extraverginedicomunicazione.it per spiegare i nostri progetti sul territorio, l’esperienza dei movimenti e del Popolo Viola con Emanuele Toscano (e il suo interessante confronto con Susanna Camusso, favorita alla successione di Epifani alla guida del sindacato maggiore), le riflessioni sugli immigrati, nostri nuovi concittadini, da includere a pieno titolo e a pieni diritti, i contributi di Luca e Silvia da Genova per Lab8 sui precari, Samuele da Pisa e le condizioni (da migliorare) dei ricercatori del Cnr (ma anche la sua provocazione alla Camusso – non siamo iscritti alla Cgil – e la risposta: vorrei che vi iscriveste e faceste vincere le vostre idee dentro il sindacato), il grandissimo Ernesto da Roma che ci ha spiegato “Tutto quello che avremmo voluto sapere” sul federalismo fiscale, i diritti civili (Scalfarotto), che per noi sono normalità e per il Pd argomento ancora da discutere…
E’ stato detto che siamo “un drappello un poco visionario e anche un po' avanguardista” (Giovanni da Bergamo), “non nostalgici, ma romantici” (Carlo da Milano), “«Alla pari», senza alcuna gerarchia o primogenitura” (Pippo). Quel che è certo, è che ad Albinea non si è parlato di ciò che si dovrebbe fare, ma si è presentato il lavoro già iniziato (e sempre aperto, opensource), per metterlo in condivisione e arricchirlo col contributo degli altri. Ogni tanto qualcuno, me compresa, si è domandato se il Pd e i campeggianti di questa tre giorni fossero la stessa cosa. Difficile da credere, ma sì, il Pd è una grande famiglia. Basterebbe fare a meno di correnti, aree, fondazioni, mozioni, ecc. ecc. Fare a meno di parlarne sarebbe già una grande cosa, perché mentre eravamo lì a progettare e a organizzare il lavoro, la lettura dei giornali e delle millemila dichiarazioni vuote e inutili sembravano provenire da un altro pianeta. Piccole grandi differenze… Che fanno la differenza. Mi restano l’entusiasmo, la passione che se è comune è potentissima, la determinazione di ognuno. Mi sento più ricca. Lo spessore culturale e intellettuale è stato inebriante. E sono grata, perché Oltre ha partorito una figlia bellissima: la speranza.
Ora la tessera la conservo perché quel pezzettino di plastica col simbolo del Pd rappresenta tutte le persone che erano ad Albinea e anche tutte quelle che non c’erano ma che ci si sarebbero sentite a casa.
Ci si rivede il 20 settembre per “Aprite questa porta”. “Una giornata dedicata alla giovane Italia, anzi all’Italia 2.0. Il giorno della breccia di Porta Pia. Per aprire, spalancare le porte del nostro Paese, che deve scegliere se chiudersi ancora di più o se, finalmente, riscoprire il mondo. E anche se stesso. Da Porta Palazzo a Torino ai porti del Mediterraneo, dal porta-a-porta alle porte Usb, lunedì 20 settembre 2010, alle ore 20, l’Italia dei giovani si ferma (anzi, si muove), per ricordare che esiste una generazione non rappresentata e per darle voce, perché racconti il Paese che sogna, per sé e per chi verrà dopo.”
Andiamo avanti, dunque, andiamo Oltre.

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Sponsor

Random Post