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Lo stato di diritto non è gratis
Ok, adesso mi rimane solo il problema di spiegare ai miei figli come sia possibile che nell'occidente progredito -e cristiano, come si ostinano a precisare ogni volta che possono i governanti di mezzo mondo- si scenda in strada a festeggiare con balli e trombette e si rilascino esaltate dichiarazioni di gioia per il fatto che un tizio cattivo sia stato non catturato, arrestato, imprigionato, ma deliberatamente ammazzato inseme ad altri quattro -tra cui il figlio- con un colpo di rivoltella che gli ha fatto chirurgicamente schizzare il cervello fuori dal cranio, e che il suo cadavere sia stato successivamente buttato in mare come un cane morto.
Lo stato di diritto, checché ne pensi chi adesso va ripetendo "ben gli sta", è praticabile soltanto se si è disposti a sostenere dei costi elevatissimi: e uno di quei costi, forse il più importante di tutti, è la rinuncia definitiva e incondizionata alla vendetta.
Quelli che vorrebbero tenerselo gratis o non ci hanno capito niente, oppure sono in malafede.
Tu quoque, Obama!
A parte il fatto (ne parlavo giusto ieri sera con un amico) che la cosa mi pare di difficile (se non impossibile) realizzazione pratica, la notizia è di per sé piuttosto sconcertante: chi dovrebbe essere a stabilire i motivi per cui è opportuno premere il pulsante capace di "spegnere" internet in tutti gli Stati Uniti d'America?
Il Presidente, of course.
E allora, scusatemi, chi potrà mai assicurare agli americani che un eventuale oscuramento non sia in effetti motivato dall'esigenza di impedire a qualcuno (un giornalista? un blogger? uno qualsiasi che ha trovato un pezzo di carta per terra?) di rivelare notizie sgradite al governo per motivi diversi dalla dichiarata "emergenza nazionale"?
Meraviglia e imbarazza, per la verità, che un'alzata d'ingegno simile (ancorché, lo ripeto, a occhio e croce irrealizzabile) venga alla luce proprio durante la presidenza di Barack Obama, che sulla rete (e sulla libertà di espressione che la caratterizza) ha fondato il successo della propria campagna elettorale.
Non sarà che quando gli outsider diventano potenti le opportunità si trasformano ipso facto in pericoli?
Suvvia, si fa per sdrammatizzare
Mi è arrivata per mail e ignoro il nome dell'autore. Chiunque sia, chapeau.
Discriminazione Comunista
Nonostante l’inno, gli spot e la campagna di raccolta firme pro Silvio lanciata via internet, il Nobel per la pace lo hanno dato ad Obama.
È la prova, laddove ce ne fosse bisogno, che l’Accademia di Stoccolma è un organo comunista.
Del resto, gli indizi parlavano chiaro. Sono anni che nemmeno prendono in considerazione di dare il Nobel per la letteratura a Sandro Bondi.
Galatea
Pace all'anima sua
Continua il piano eversivo contro il piccolo uomo eletto dal popolo.
Nonostante la mobilitazione di sette italiani su dieci e lo spot di Loriana Lana (?), il premio Nobel per la pace 2009 è stato conferito al presidente degli Stati Uniti Barack Obama "per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli". Il presidente del comitato norvegese, Thorbjoern Jagland, ha citato anche "la visione e gli sforzi di Obama per un mondo senza armi nucleari".
Il premio, che sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre, consiste in una medaglia, un diploma e un assegno da dieci milioni di corone (circa un milione di euro).
Obama, Berlusconi, le nuvole e gli spot

Quella che vedete sopra è la "nuvola" delle 150 parole più utilizzate da Barack Obama nel suo intervento all'Assemblea Generale dell'ONU: come potete riscontrare (se volete, ingrandite l'immagine cliccandoci sopra) le parole pronunciate più spesso dal presidente degli Stati Uniti durante il suo intervento sono state "nazioni", "gente", "mondo", "pace", "lavoro".
Questa, invece, è la stessa nuvola, stavolta elaborata analizzando il discorso di Silvio Berlusconi.
Ebbene, anche in questo caso il termine pronunciato con maggiore frequenza è "paesi" (cioè, grosso modo, il "nations" di Obama), il che lascerebbe intravedere un vago quanto insperato barlume di analogia tra i due interventi; la parola che si piazza al secondo posto, tuttavia, provvede immediatamente a dissipare qualsiasi illusione.
Pace? Gente? Mondo? Lavoro?
Macché: la parola più utilizzata dopo "paesi" è "L'Aquila".
Si vede che il nostro Presidente del Consiglio continua a trovarsi più a suo agio con gli spot che con la politica.
Anche alle Nazioni Unite.
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Immagini realizzate con Wordle.
Unbelievable!
Dall'International Herald Tribune:
La decisione del Presidente Obama di fare un intervento indirizzato agli studenti della scuola pubblica, previsto per martedì, ha innescato la rivolta dei genitori conservatori, che hanno accusato il Presidente del tentativo di indottrinare i loro figli con idee socialiste. Per questo stanno chiedendo ai dirigenti scolastici di esonerare i loro figli dall'ascolto.E' una delle rare occasioni che mi viene da dire: "c'è chi sta peggio di noi"!
Non guardarmi, non ti sento
Questo minuetto, prima o poi, dovrà pur finire.
Toh, un giornalista... ah no, ho visto male...
L'immagine sopra riporta un momento della visita del Presidente Obama tra le macerie nel centro storico a L'Aquila. Visita blindatissima e off limits ai giornalisti sia italiani che esteri allo scopo di non rovinare l'aria "festosa" con domande a cui difficilmente si riuscirebbe a dare risposta.
Notate anche voi spuntare un volto conosciuto ed al tempo stesso fuori contesto?
Vi aiuto, non è il tizio indagato nell'ambito dell'inchiesta “Rompiballe” per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato, abbigliato come un boy scout e neanche il tizio in primo piano indagato per... va beh, troppo lungo questo...
Obama/Berluska: r/in voluzione
Dal gennaio 2009 Obama ha:
- dato vita a un piano anti-crisi da 775 miliardi di dollari;
- sferzato un progetto per lanciare l'energia rinnovabile e promuovere 3 milioni di posti di lavoro in soli 2 anni;
- liberato i fondi dello stato federale alla ricerca sulle cellule staminali embrionali;
- rivisto l'intero assetto bancario;
- promosso una nuova politica estera basata sul dialogo con l'Islam.
- nota di colore: la moglie ha dato vita a un orto bio alla Casa Bianca.
Dall'aprile 2008 Berlusconi ha:
- partecipato a feste di compleanno;
- organizzato feste in casa sua;
- nota di colore: la moglie lo ha lasciato, dichiarando che non può stare con "un uomo che frequenta le minorenni".
Ma 'sta rivoluzione liberale che il Berluska ci promette dal '94, era intesa "dei costumi"?
Colpo d'occhio..
Democrazie a confronto
Oggi elimineremo il divieto sul finanziamento federale sulla promettente ricerca sulle cellule staminali embrionali Al momento è sconosciuto il potenziale della ricerca sulle cellule staminali embrionali, e potrebbe essere sopravvalutato. Ma gli scienziati ritengono che queste minuscole cellule abbiano il potenziale di aiutarci a capire, e possibilmente a curare, alcune delle malattie e delle situazioni più devastanti: rigenerare il midollo spinale reciso e consentire ad una persona di alzarsi dalla sedia a rotelle; stimolare la produzione di insulina e risparmiare ad un bambino una vita di aghi; curare il Parkinson, il cancro, le malattie cardiache e le altre che affliggono milioni di Americani e il loro cari"Discorso di Barak Obama
Sembra innegabile che una volta oltrepassata la fondamentale linea morale che ci impedisce di trattare gli esseri umani come meri oggetti di ricerca, non ci sarà più un punto di arresto. La ricerca sulle staminali embrionali è profondamente immorale e superflua, in considerazione dei recenti sviluppi delle ricerche scientifiche.L'Osservatore Romano
Negli ultimi anni, quando si è trattato di ricerca sulle staminali embrionali, il nostro governo, anziché far avanzare la ricerca, ha forzato quella che io ritengo essere una falsa alternativa tra solidi principi scientifici e valori morali. In questo caso, io credo che le due cose non siano incompatibili. Come uomo di fede, credo che siamo chiamati ad occuparci gli uni degli altri e alleviare le sofferenze degli uomini. Io credo che ci sia stata data la capacità e la volontà per intraprendere questa ricerca - e il senso si umanità e di coscienza per farlo responsabilmente. Si tratta di un equilibrio delicato e difficoltoso. Molte persone intelligenti e perbene hanno dubbi su questa ricerca, o vi si oppongono strenuamente. E io capisco le loro preoccupazioni, e credo che dobbiamo rispettare il loro punto di vista. Tuttavia, dopo molto discutere, dibattito e riflessioni la strada giusta è apparsa chiaramente. La maggioranza degli Americani - attraverso tutto lo spettro politico, da tutti i background e le credenze religiose - ha ritenuto che dobbiamo continuare nella ricerca; che il potenziale che offre è grande e che, mediante regole chiare e controlli stringenti, i pericoli possano essere evitati.Discorso di Barak Obama
L'embrione è soggetto non nel significato psichico, ma nel significato ontologico, è degno, fin dal suo apparire, d'essere chiamato per nome. E anche il senso comune ha percepito questa verità: coloro che aspettano un figlio non soltanto parlano di lui, nell'apprensione, nella gioia, nella speranza, ma poco alla volta iniziano a parlare con lui. Il riconoscimento della dignità personale deve essere esteso a tutte le fasi dell'esistenza dell'essere umano: su questa maturità del pensiero si fonda una reale democrazia, capace di riconoscere l'uguaglianza di tutti gli uomini e d'impedire ogni ingiusta discriminazione basata sul loro sviluppo o sulla loro condizione di salute.Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell'Università Cattolica Ora, ditemi, quale delle due voci vi ha convinto di più? Quale vi è sembrata più ragionevole?
Pornoconservatori
Benjamin Edelman, Assistant Professor del dipartimento di Negotiation, Organization & Markets presso la Harvard Business School, ha condotto una ricerca statistica incrociando i dati sul consumo di materiale pornografico online con le dichiarazioni di voto e con quelle relative al comportamento religioso nei vari Stati Americani. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista New Scientist qui.
Risulta che gli Stati politicamente più conservatori hanno consumato una maggior quantità di pornografia rispetto a quelli complessivamente più liberal; dall'incrocio dei dati sulle abitudini religiose degli americani e di quelli sull'acquisto di accessi a siti proibiti viene fuori che i cittadini che si dichiarano più bacchettoni si rivelano aficionados degli spettacoli a luci rosse.
Edelman, che è anche consulente di un'azienda che gestisce decine di siti per adulti, ha chiesto ed ottenuto dal suo datore di lavoro le statistiche (anonime) degli acquisti mediante carta di credito, associate al codice postale dei clienti.
Ben 8 dei 10 stati più arrapati hanno fatto vincere McCain alle scorse elezioni (fanno eccezione la Florida e le Hawaii). In sei dei dieci stati più morigerati si è votato più per Obama.
I residenti dei 27 stati che hanno approvato leggi contro i matrimoni gay hanno comprato pornografia per importi superiori dell'11% rispetto a quelli che non hanno stabilito limitazioni specifiche sulle unioni same-sex.
Negli stati in cui la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di essere "all'antica su temi come famiglia e matrimonio" e di considerare l'AIDS "una punizione divina per un comportamento sessuale immorale" si è navigato di più in domini proibiti ai minorenni.
In ossequio all'ipocrisia che di solito la fa da padrone tra le persone che si dichiarano più moralmente integre, la domenica si è consumato meno sesso in video. Per forza, c'è la messa.
Due conclusioni: innanzitutto, evviva i posti in cui si fanno ricerche di questo tipo, senza tabù. Non so, ma in Italia non credo ci si riuscirebbe.
E poi, nel merito: sembra dunque vero che la repressione produce l'effetto di rendere l'oggetto proibito più desiderabile. L'abbiamo sempre sospettato, ma adesso abbiamo anche il conforto della statistica.
Fraceschini, l'anti-Obama
Franceschini segretario del Pd, ovvero come decretare il fallimento definitivo del partito prima dell’election day del 6 e 7 giugno. “Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto” aveva detto Veltroni lasciando il suo incarico. Viene da pensare, vedendo quello che è successo, che l’abbia fatto perché non reggeva più il tiro, l’ha fatto per sé. Qualcuno, infatti, ha il coraggio di dire che Franceschini è l’”uomo nuovo”, colui che potrà dare la spinta propulsiva decisiva per far sì che il Pd possa tornare ad aspirare ad essere forza di governo? Ne dubito, ma invito chiunque lo pensi minimamente a farsi avanti. La realtà è che il Pd non ha avuto il coraggio di cogliere le dimissioni di Veltroni come un momento di “distruzione creatrice”, in cui investire tutto e indire un vero processo di primarie aperte, che avrebbero potuto forse far emergere l’Obama italiano, come si va dicendo da mesi. Ciò non è stato fatto, proprio perché i dirigenti del Pd si guardano bene dal dare spazio al futuro Obama. E così, il vero partito democratico in Italia si fa sempre più lontano…
Dissenso, razzismo in America & Obama
Ringrazio tutti molto per commenti e critiche del mio primo post su chiesa cattolica vs. chiesa americana. Apprezzo la passione del primo recensore, e accolgo l’ammonimento di un altro secondo cui il mio giudizio sulla condizione italiana va raffinato. Assolutamente—grazie ancora e continuiamo a dialogare. Vorrei ad ogni modo ribadire che non sono entrato in campo per ridicolizzare l’anticleralismo compatto dei partecipanti. Mi sembra di aver detto chiaramente di condividere alcuni degli orientamenti attualmente in corso. Il messaggio era un altro; e continuerò a svilupparlo nell’arco di questi interventi.
La mia impressione è che quest’accanimento contro il Vaticano è eccessivo, sporporzionato—appare quasi totalizzante. Da quando son tornato non faccio altro che sentire gli scontenti inveire contro Berlusconi e Chiesa...*e basta*. Quello che vorrei vedere invece è il ricostituirsi di una vera forza di opposizione. Ora, mi aiutino i veterani–quelli forti di una consocenza provata del terreno politico nostrano; dove rivolgere lo sguardo? Abbiamo, tanto per cominciare, il PD—no comment; Di Pietro –mi fanno male i polpastrelli solo a scriverne il nome; e infine Rifondazione, la cui politica estera anti-USA andrebbe pure bene, se non fosse per il fatto che si stanno letteralmente polverizzando. Quindi ovviamente c’è parecchio da lavorare. Dovremmo ricostruire dal nulla, quasi. E vabbene. Quindi, dicevo, aiuto potrà venire anche da *parte* dei cattolici nel creare un movimento pacifista, nonviolento che si opponga a questa forma di oligarchismo capitalista dominante nel mondo sotto diverse varianti. Compito enorme, “vaste programme” direbbe De Gaulle. Voi direte, è quello che stiamo facendo, e non si costruisce se prima non si attacca, non si distrugge, non si prende di mira chi e cosa rappresenta un vero pericolo per il futuro di un movimento dissidente. Benissimo, d’accordo. Il mio punto è che nulla volendo togliere al lavoro di denuncia, critica e di scetticismo condotto dalla vasta rete di attivisti che cavalcano l’anticleralismo (e pure lì bisogna consentire un dibattito aperto e non agire fanaticamente—facciamo tutti uno sforzo) bisogna in ogni caso allargare il fronte della critica. Allargarlo, arricchirlo, dargli spessore. A me sta a cuore innanzitutto il duplice tema di povertà/guerra. Ora, come saprete, quando ci si muove in ambito ufficiale—non nei blog—ma nelle sale del potere, due sono i tabù; due sono le cose di cui non ci si deve neanche sognare di metter in discussione; 1. l’egemonia americana; 2. il presente sistema bancario-monetario. Se non ti azzardi a toccare queste due, puoi più o meno dire quello che ti pare—sempre diplomaticamente, beninteso. È anche per questo che tendo a rimanere piuttosto indifferente di fronte alle sparate contro la Chiesa cattolica (in America è un hobby nazionale); perché, realmente, non fanno paura a nessuno—in un’ottica di potere vero. Ma se poco poco i veri poteri vedessero la gente che, oltre a protestare contro la storia dell’eutanasia ecc., accoppia a questo tipo di denuncia una sistematica azione di rigetto nei confronti dell’ortodossia capitalista made in USA, allora vi assicuro che cominceranno a mostrare qualche segno di reale preoccupazione. Per non parlare, poi, dell’eventualità che si ribellino intelligentemente anche alla presente costruzione monetaria e ai suoi meccanismi di redistribuzione della ricchezza—allora, si ha rivoluzione. Un passo alla volta. Cominiciamo a parlare di quest’egemonia americana.
È stato detto in uno dei commenti: bisogna resistere all’ingerenza di un paese estero—il riferimento era al Vaticano. Ora, io mancherò da vent’anni ma vi posso garantire, e tanto lo sapete benissimo, che siamo una colonia degli USA a tutti gli effetti, assai più del Vaticano, che è molto, ma molto più debole dell’impero USA. Il bombardamento ideologico a cui veniamo sottoposti dai loro organi propagandistici, i quali agiscono attraverso mille canali (ambasciate, testi universitari, interi dipartimenti accademici con annessi piani studi sull’intero territorio nazionale, multinazionali, media, editoria, librerie, informazione centralizzata, ecc.), è costante, poderoso, e ahimé, efficacissimo. Prova ne è questo “instant cult” messianico che si è creato per questa bolla d’aria che è Obama—e veniamo al dunque.
Gli europei hanno un’idea completamente falsata degli Stati Uniti. Dovuta a una politica d’immagine—un marketing superbo che ne ha proeittato un’immagine rosea, positiva, accattivante. Annoiati dalla nostra stasi completa, depressi dalla profonda crisi culturale sopravvenuta negli anni ’80 –da cui ancora non ci siamo ripresi— siamo sempre ammaliati dalla dinamicità di questo paese, dalla rapidità con cui sforna musica e film—il mito. Storia che conosco bene, perché mi ci son abbeverato sin dalla nascita (io sono nato sulla costa est). E mi ci è voluto un pò per scrostare la patina e cercare di capire che cosa stessimo effettivamente idolatrando.
Era quell’efficienza che i nostri tradizionali e orridi ritmi burocractici ci impediscono di realizzare, e tutta quell’attenzione e denaro devoluto negli USA alla propaganda e quindi alle arti e all’espressione che ci comunica quel senso di produzione a getto continuo, e che al contempo fa apparire tutto contratto e stitico da noi. Non bravi loro, ma vergogna noi.
Ho girato il mondo e posso dire con tutta tranquillità che non esiste popolazione più fanatizzata (patriottica) e più razzista di quella americana (avrei anche parecchie storie personali da raccontare al riguardo). Il loro disprezzo per il non-WASP, e la loro neurosi razziale sono assoluti. Quello della razza è un problema ancora non risolto ai giorni nostri--tutta la fanfara sulla pelle di Obama ne è un riflesso evidente. In breve, la storia è la seguente: nei primi anni 60 tentarono di agganciare il convoglio di Luther King alla presidenza di Kennedy, ci riuscirono in parte; l’ala intransigente di Malcolm X si mostrò contraria a quello che definì un “circo”. Vennero dunque varate varie leggi per offrire pari opportunità ai neri e mettere fine al segregazionismo. Ma le condizioni di partenza per i neri rimanevano comunque così svantaggiose che dopo pochi anni si votò l’introduzione ulteriore di quote razziali nelle istituzioni (nei posti di lavoro privati e non, e nelle università)—la cosiddetta Affirmative Action. Leggi che garantissero l’inserimento sistematico di persone di colore nel tessuto dell’ammistrazione USA. Il movimento nero, in ogni caso, risultò troppo ampio, troppo mobilizzato e perciò difficilmente gestibile, e così lo decapitarono sistematicamente: prima ammazzando Malcolm X sfruttando con abilità diabolica la faida all’interno della Nation of Islam; poi sparando a King nel ‘68, e infine facendo a pezzi le pantere nere nel 1970. Dopodiché il sistema –che era uscito un pò ammaccato ma vincitore dall’ultima grande stagione di protesta alla fine della guerra del Vietnam (1975)—si inventò questa fantastica frode del multiculturalismo. Si imbastì un fronte retorico dietro cui nascondere le oscenità di sempre. Cioè, incapace e per nulla intenzionato a realizzare quei cambiamenti economici e spirituali necessari al fine di porre termine a questa piaga del razzismo, il sistema americano promosse la creazione di dipartimenti accademici e programmi sociali volti a diffondere una cultura apparentemente tollerante in cui –a parole—si insegnava alla popolazione ad apprezzare e rispettare l’ “altro”, intimando che tutte le culture sono equivalenti, che l’uomo bianco è un mostro che si è pentito dello schiavismo, e che i neri—che adesso andavano chiamati a tutti gli effetti Afro-Americani— erano anch’essi naturalmente i depositari di un’eredità preziosissima, non meno preziosa di quella bianca—anzi di più; piu umana, più “soulful”. Naturalmente erano tutte balle perché non ci credeva nessuno (figurarsi, che gliene frega ai WASP del “soul”?...), e meno di tutti i neri stessi, che, tuttavia, si sarebbero comunque avvalsi dell’Affirmative Action perché era l’unica via con cui gli si è consentito fino ad oggi “to play the system” (gli altri o vanno nell’esercito o marciscono nei ghetti). Così negli anni 80 sorsero nei campus americani facoltà di “African-American” studies, e di lì il passo sarebbe stato breve, per esempio, all’elogio istutuzionale del rap e della cultura del ghetto, che MTV ha reso “glamorous” negli ultimi 20 anni. Tutte queste azioni sono naturalmente pilotate da centri di potere bianchi, e gestite da satrapie—nodi di potere subalterni—delegati a produttori neri, in quello che adesso è un vero e proprio impero del rap (impero contro cui, ad esempio, lo stesso storico regista di “Malcolm X”, Spike Lee, tentò di scagliarsi giacché riteneva il “gangsta rap” barbaro, becero, violento e degradante per i neri d’america; si dovette ricredere prestissimo, e cambiare registro appena potè pur di rimanere nel duro giro di Hollywood—si veda un film come Bamboozled per capire il dilemma da lui affrontato).
Così, sull’onda di questa istituzione essenzialmente conservatrice qual’è l’Affirmative Action—che impone quote razziali nell’allocamento dei posti di lavoro—in America è ormai pratica comune da una generazione a questa parte mettere gente di colore in posizioni di rilievo istituzionale—così da proiettare nell’opinione pubblica e tra i neri un finto senso di “empowerment” (conferimento di potere, responsabilità ed emancipazione). Ma, come detto prima, è pura cosmesi sociale destinata a mascherare le ingiustizie di sempre. L’amministrazione Clinton fu in questo senso la vera madre pioniera del “politically correct”; ma a farne un uso davvero strategico nonché spregiudicato fu lo stesso Bush II, che dispiegò le due corazzate –Powell e Rice— ai massimi livelli, facendo contemporaneamente leva sul supporto di base dei raggruppamenti Republican di neri e latinos. Tutti furbi, e guai a chi dava del razzista a Dick Cheney e all’ammistrazione Bush... “Oh,” ti rispondeva il popolino pro-Bush, “ c’abbiamo Colin Powell e la Condi, nera e donna, per giunta!...Che vuoi di più?”. Proprio così, e Dio sa se la fecero franca. Fu un’ammistrazione che riuscì a compiere cose inaudite—e Bush stesso recitò la parte del falco alla perfezione (ne riparlerò). Ma poi in fondo che significavano questi neri ai massimi vertici? Una vittoria per i neri d’America? C’è da ridere. Semmai era un’onta per la comunità nera. L’unico a fiatare fu Harry Belafonte che diede (nel 2002 credo) al suo compatriota giamaicano Powell del “House Servant”—un eufemismo per “House nigger”, che se, a te bianco, esce dalla bocca in America sei carne morta. Cioè, lo accusò di fare la parte del maggiordomo servile e codardo (un tempo a guardia della casa del capo-piantagione) per un clan di bianchi ultrareazionari—il che era vero, ma guai a dirlo. E il teatrino razzista al rovescio funzionò a meraviglia: quando dovevano andare in Iraq, i bianchi dell’entourage dicevano pubblicamente una cosa—e se qualcuno storceva il naso, scettico, eccoti apparire Powell, che la confermava, e tutti allora annuivano: “Eh, l’ha detto Powell...”—traduzione: “è nero: cioè è onesto, ha prestigio, a differenza di quei falchi schifosi intorno a Bush...” Ma che nessuno si azzardasse a dire che era un bugiardo e un corrotto come gli altri—e per giunta un traditore della causa nera, come sostenuto giustamente da Belafonte.
Questo tipo di dinamica delirante, ma retoricamente testata, è stata portata al vertice del gioco con la candidatura di Obama alle presidenziali. Ripeto, Bush II è stato un presidente modello per quelle che sono le aspettative dei centri imperiali americani—riuscì a dare un volto popolare a quella manovra importantissima volta a sbloccare un dispiegamento in Medio Oriente e in Asia Centrale che con Clinton si era totalmente impelagato. Tant’è che la democraticissima America, sempre pronta a reinventarsi lo votò (o meglio, la fecero rivotare) per due volte consecutive...E poi la storia in Iraq gli andò male—e fu questo a fare imbestialire l’opinione pubblica, non le ovvie menzongne, tutta quella devastazione, quelle decine di migliaia di morti in Iraq (“who gives a fuck”—chi se ne fotte)—no, quello che non andò giù fu che nel 2006 la grande campagna militare era totalmente fallita. Non amano perdere gli Americani, affatto. Poi arrivò il crollo economico—che non era certo colpa di Bush; quello era il tonfo annunciato di una politica monetaria imperiale precisa e programmata, che va avanti da sola; ma il presidente di turno si prende la colpa quando le cose precipitano—queste sono le regole, non si discute (Bush padre aveva già pagato in questo senso nel 1992). Allora tutti dire quant’era cattivo Biush, che in fondo non era che una maschera (come tutti i presidenti)—adesso era TUTTA colpa sua. A questo punto era chiaro che il cast dello show andava cambiato radicalmente: ci voleva qualcosa che fosse quanto più distante dall’immagine neoconservatrice di W. Che avrebbero vinto i Democrats era scontato—adesso si trattava di indovinare quale testa di legno sarebbe stata avvitata su questo nuovo cast. Quando apparve la rosa dei candidati 2 anni fa, io puntai sulla Clinton—mia moglie, americana, ragionò diversamente: “gli americani,” disse, “sono ancor più sessisti che razzisti. Quindi la Clinton che è donna, un insider, e per lo più odiosa: non vince. Vince questo Obama—è perfetto.” E così fu. Era una totale incognita; non diceva niente nei suoi discorsi—tutta aria, ma era davvero perfetto: era nero senza esserlo (non è in questo senso minimamente rappresentativo della popolazione nera tipica), musulmano senza esserlo, e nuovo e senza macchia. Vinse, e comunque alla Clinton andò il secondo posto. La Clinton è un falco, un essere a mio avviso pericoloso, che si appresta a fare la nuova Albright (già minstro degli esteri sotto suo marito)—quel mostro, ve la ricordate?, che dichiarò a “60 minutes” (programma televisivo-nel 1996 se ricordo bene) che la morte dei 500.000 bambini iracheni per via delle sanzioni era un prezzo giusto da pagare per arginare Saddam—tutto questo sotto il simpatico Clinton, che andava a donne e suonava il sax.
Obama è pura facciata, prescelto tra l’altro dal finanziere Soros (braccio finanziario e ideologico degli anglo-americani in Europa dell’Est), che durante la campagna, acquistò quello che veniva considerato l’ultimo organo propagandistico della sinitra americana, il sito moveon.org (pensa un pò come sta la sinistra americana...). Si dia un’occhiata ai suoi consiglieri: a capo del gruppo incaricato delle ripresa economica: Paul Volcker ex capo dellal Fed Reserve (banca centrale americana, 1979-1986) e artefice della svolta Neoliberale del 1979—quanto di più distante dalle aspirazioni pacifiche, laburiste e democratiche del popolo americano (e mondiale); quel bastardo di Gates, ex-CIA confermato alla Difesa; Brzezinski, già consigliere sotto Carter e autore di quel famoso manuale imperiale di conqusita dell’Eurasia, The Grand Chessboard, che tutti dovrebbero conoscere, ecc. Ma quale “change”? Adesso fanno i buoni; hanno visto che russi e cinesi sono pronti a estremi rimedi; si sono fermati davanti all’Iran; hanno rallentato le macchine; parlano di cooperazione; sembra si riririno dall’Iraq, e intanto hanno spostato 3 divisioni in Afganistan, dove hanno subito ripreso a uccidere civili; continuano a riarmarsi: 100000 nuovi effettivi in programma, e, tra altre cose, una determinazione feroce a non perdere “superior air capabilities”...Li avete letti gli annunci delle agenzie di stampa, o no? E mi si sta a dire su questo blog che quel che scrivo di Obama lascia il tempo che trova, o che, diamine, si desse un pò di tempo al buono e simpatico Obama perché si districhi da questi impicci che non ha iniziato lui, poverino...Sveglia ragazzi. Se vogliamo fare opposizione seria—facciamola. Volete un pò di informazioni dagli yankee stessi? andate su theamericanrulingclass.org (buona lettura) Mi fermo qui—ho scritto troppo. Ho ancora molto da dire su questo e molto altro.
Grazie per l’ascolto.
Alla prossima.
Hasta luego
La Chiesa Cattolica e la Chiesa degli USA
Sono rientrato in Italia da pochi mesi, dopo aver vissuto circa un ventennio negli Stati Uniti. Al rientro, nel prender cognizione degli orientamenti comuni, una delle cose che più mi ha colpito del panorama politico italiano è la vera e propria furiosa ossessione per la chiesa cattolica da parte di quello che potrei definire il nostro contingente progressista—contingente nel quale, in teoria, vorrei contare me stesso a pieno titolo. Nulla, ma proprio nulla, sembra essere in grado di catalizzare la reazione veemente, la bile, nonché la coesione furibonda di queste voci “dissidenti” quanto l’ingerenza politica della chiesa.
Da mesi nei nostri blog non si parla d’altro—dalla pedofilia, all’omofobia del Vaticano, al suo latente antisemitismo, alla presunta follia retrograda del creazionismo, all’aborto fino alla recente controversia sull’eutanasia. Chi tuona contro i “fottuti preti” lo fa con vigore, con una virulenza che spesso rasenta il fanatismo—ci si vuol far toccar con mano l’ “odio” per il Vaticano di chi scrive. Spesso nella diatriba si cambia anche marcia e si opta per un tono ironico—sempre però condito di fiele—un sarcasmo arrabbiato, sdegnato; insomma, non passa giorno senza che i nostri bloggers o gli assidui di Facebook—tra un cambio di profilo (più ammiccante) e un posting di se stessi topless tra 1200 “friends”— scaglino contro la santa sede una grandine di fulmini interminabile, intensa, e compatta. Non riuscendo a individuare precisamente cosa non va con la nostra amata e tanto maltrattata Italia, ed essendoci addormentati nel dare del dittatore a Berlusconi, abbiamo pensato che la ieratica maiestas di San Pietro –con i riflessi scarlatti di quel suo impressionante e misterioso potere, il millenario patrimonio, il virtuosismo diplomatico e l’erudizione profonda dei suoi comandanti—si prestasse idealmente a fare da bersaglio al nostro livore. L’assalto è stato finora così diffuso, così stereotipato nelle sue forme da risultare sospetto. È come la sciarpa di Burberry per il dandy: così diffusa da risultare oramai agli antipodi dello chic.
Non sto scrivendo per difendere la Chiesa. Non esattamente. Non sono addentro alle cose del Vaticano. Non ne so niente—non ne conosco le correnti; gli scontri interni. È un mondo che non ho mai conosciuto. E lo voglio dire: condivido in parte lo sdegno. Vedere la Chiesa –che in principio dovrebbe proteggere i deboli e far valere la compassione ovunque—agire in modo tale da risultare gradita “alla destra” (specialmente a quella americana, ai Repubblicani americani di Bush) è a dir poco deprimente.
Sono rimasto anch’io profondamente perplesso dalla battuta anti-Islamica di Papa Ratzinger a Regensburg, e da tutta quella assurda enfasi sui matrimoni tra omosessuali; per non parlare della recente vicenda sull’eutanasia, che è un problema durissimo—so cos’è l’agonia di un caro. E poi c’è l’aborto...Anche quello problema difficile. Ho visto blog recentemente che inneggiavano a Obama per avere rilanciato politiche favorevoli all’aborto. Ora, quand’anche ci trovassimo d’accordo sul fatto che l’aborto possa essere consentito in taluni casi, mi colpisce che la voglia di ferire la Chiesa è così forte da fare dell’aborto—che è una cosa dura, traumatica—una causa, una bandiera...Una vittoria per la libertà...Libertà?
In America, lo sappiamo, l’aborto è un tema che divide i cosiddetti fondamentalisti—gli insopportabili bigotti della Bible Belt—dai benpensanti che votano “Democratic” (cioè quei pochissimi che vanno alle urne in quella parodia di “democrazia”). Magari però le cose fossero così semplici. La verità è che una delle chiese (propagandistiche) più potenti al mondo—la tanto adulata Chicago School of Economics, davanti a cui molti dei nostri accademici e giovani leoni si inginocchiano, adoranti—ha recentemente cantato un peana per l’aborto nel bestseller di uno dei suoi giovani seminaristi (Freakonomics). Sulla base di una teoria fasulla, gli “economisti” liberisti ci vengono a raccontare, che grazie all’aborto il crimine in America è diminuito nel corso degli ultimi 30 anni. L’argomento degli yankee è sempre lo stesso: se sei povera e così sprovveduta da non sapere usare metodi contraccettivi, beh, abortisci—così a noi ricchi ci risparmi la feccia che dai tuoi lombi popolerà il ghetto da cui verranno per rubarci in casa, per non parlare d’altro. Caldeggiare la causa dell’aborto si configura in questo senso come l’argomento più mendacemente conservatore che si possa immaginare. Allora, mi son detto, acquisisce un senso politicamente preciso difendere la vita a ogni costo. Serve anche a contrastare il pragmatismo plutocratico e cinico di quella che funziona come una grande chiesa liberista americana—istituzione multiforme ma ideologicamente compatta che riunisce la maggioranza degli americani, a dispetto di quello che di essi ci vengono a raccontare i loro propagandisti (e i nostri, famigli di questi ultimi).
Certo, fa presto la Chiesa a dire di fare figli a oltranza quando una famiglia media se ne può a malapena permettere due (ammesso anche che ne volesse di più). E qui la protesta contro la Chiesa diventa legittima. Giacché il problema è essenzialmente economico: il Vaticano non può schierarsi tanto fermamente a difesa della vita se al tempo stesso non scende in campo per denunciare in maniera altrettanto forte questo delirante sistema economico in cui ci troviamo a vivere. Benedetto XVI si è espresso in questa direzione a ridosso del crollo finanziario—ma l’appello mancava di concretezza e incisività: bisogna entrare nella sostanza ed esporre l’ingiustizia non senza precisione tecnica. Perché forse non tutti ricordiamo che in principio la dottrina sociale della Chiesa –nella propria ferma opposizione alle devastatazioni umane e ambientali causate immancabilmente dalla macchina ultracapitalista— è probabilmente quanto di più radicale vi sia rimasto in giro in grado di resistere in qualche modo a questa oscenità globalizzata. Proprio così. I dissidenti devono cominciare a capire che tra i cattolici troveranno alleati di valore.
È essenzialmente per questo—per via di questo antagonismo di base esistente tra la tradizione cattolica (a dispetto di qualsiasi critica fondata uno voglia farle) e il nuovo vangelo liberista degli anglo-americani (anch’esso, come detto, una chiesa, potentissima con un apparato propagandistico senza rivali)—che gli anglosassoni continuano a combattere una guerra senza riserve contro il Vaticano. E il messaggio di questo mio contributo è di stare attenti, con i blog mangiapreti, a non fare il gioco di quello che è un potere davvero pericoloso—l’impero USA—che, quello sì, semina guerre, intrighi, e morte (a milioni) per il mondo da un secolo. Quello dunque che mi colpisce non è tanto il fatto che si protesti contro le politiche sociali del Vaticano— il dissenso può essere condivisibile—, ma piuttosto che per ogni entrata nei blog contro il Vaticano –se tanto a cuore ci sta il benessere del nostro pianeta—ve ne dovrebbero essere 100 contro gli Stati Uniti. Che tuttavia sono introvabili tra i nostri indaffaratissimi internet radicals. Perché quasi nessuno si va a fare un pò di ricerca—no, è molto più facile farsi imbeccare e imboccare con le solite tirate anticlericali, che trovi già cotte e cucinate ovunque. Molto più semplice ricamarci sù e vedere, con grande soddisfazione, i tuoi amici che rispondono col “comment”, scrivendoti, “ahò c’hai ragggione...”.
Guerra, dicevamo, tra USA e cattolicesimo. Storia nota: basti pensare a come i preti e Chiesa vengono sistematicamente raffigurati da Hollywood—uno dei poli propagandistici degli USA: tutti reazionari, pedofili, lascivi, bugiardi, debosciati, codardi e maniacali. Prendiamo il caso della pedofilia—una cosa immonda. Siamo d’accordo. La pedofilia affligge la Chiesa da sempre—problema serissimo e profondo. Ma, in fondo, non è di questo che si sta realmente parlando. Il problema è che gli Stati Uniti, dopo l’11 settembre (un gigantesco inganno su cui ritorneremo) sapevano perfettamente che il Vaticano avrebbe osteggiato sia la War on Terror che l’ultimo capitolo della saga irachena, e quindi—se ci si fa attenzione—eccoti una campagna ossessiva sulle maggiori testate americane che ti scatta—guardacaso—proprio a pochi mesi dall’invasione dell’Iraq. Tutto ad un tratto, ci si viene a raccontare che la chiesa cattolica americana è stata investita da una epidemia di frenesia pedofila senza precedenti. Ogni giorno nuovo storie, accuse, denunce, scheletri riesumati—un fiume in piena rigonfio di aneddoti ripugnanti. Un colpo mediatico fenomenale, un cazzotto dritto in faccia da cui il Vaticano, steso inerme al suolo, si sarebbe a stento ripreso solo col viaggio di Benedetto XVI negli USA sei lunghi anni dopo. Il discredito in cui venne gettato il Vaticano fu tale che se ne stette muto mentre “i peace-keepers americani” –i poveracci di colore dei ghetti o i ragazzoni bianchi delle fattorie—andarono a seminare morte in Medio Oriente e Asia Centrale. In fondo, era un vecchio trucco: l’aveva già sfruttato Josef Goebbels nel 1937 quando il Vaticano si ricredette sulla propria politica disastrosa nei confronti del Terzo Reich: Goebbels allora incaricò uomini del ministero della propaganda nazista di rintracciare e/o dar risalto eccezionale a qualunque forma di scandalo sessuale che potesse danneggiare le Chiesa. Funziona sempre. Come a dire che alle elite imperiali americane della pedofilia in sé non frega niente, se non quando, strumentalizzandola, ci possono affondare un nemico. Allora io mi chiedo, cos’è peggio: molestare un bambino, o denunciare selettivamente la molestia al solo fine di facilitare l’inizio di una guerra di conquista?
Vorrei soltanto invitare i blogger a cercare di mantenere l’obiettività per quanto possibile: lo ripeto, c’è troppa foga contro il Vaticano—un foga che non viene contrabilanciata dal giusto riconoscimento della cattiveria di quell’impero—gli USA— che più di tutti ostacola la pace nel mondo.
Degli Usa tornerò a parlare presto, naturalmente—specialmente di quest’abbaglio assurdo per Obama –e per l’incredibile bombardamento di sciocchezze sul suo conto e sulla natura della politica americana e internazionale—a cui siamo stati recentemnete sottoposti. Con questo nuovo presidente “di colore” tutto doveva cambiare. E poi perché? Perché è nero? Ma scusate non è questo un modo razzista di ragionare? Piuttosto ci si doveva chiedere qual’era la sua provenienza politica: movimento di base per l’uguaglianza dei diritti? il partito dei verdi? Un radicale? Tutt’altro. E poi c’è qualcuno che ha parlato sui blog di quei missili esplosi in Afganistan a pochi giorni dall’insediamento di Obama, che hanno ucciso donne e bambini—donne e bambini le cui famiglie sono state indennizzate dall’esercito americano con buste-consolazione di $40.000 ciascuna? Bailout afgano...
Ok, bene, per oggi abbiamo finito—che ripartano le tirate contro “i preti fottuti”.
Grazie per l’ascolto.
Esemplificazioni dell'adagio "disse la vacca al mulo, oggi ti puzza il culo" /26
Barack Obama sulla contraccezione e l'aborto:
Occorre prevenire le gravidanze non volute, ridurre il ricorso all’aborto, e allargare l’accesso delle famiglie ai contraccettivi e ai servizi preventivi.Il commento di Monsignor Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita:
L'essenziale è saper ascoltare tutte le istanze del Paese, senza rinchiudersi in visioni ideologiche con l'arroganza di chi, avendo il potere, pensa di poter decidere della vita e della morte.Detto dall'esponente di un'organizzazione che il potere ce l'ha da un paio di millenni, lo esercita con l'arroganza di chi ritiene di possedere la verità rivelata, e terrorizza le popolazioni con la minaccia di scaraventare le persone all'inferno, non c'è male. Quanto all'accusa di rinchiudersi in un visioni ideologiche, lasciamo perdere. Sennò, ne converrete, diventa davvero troppo facile.
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