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E voi, quante ne avete stuprate?

18 Commenti »

Diciamocelo francamente: se dovessimo ritenere di essere in presenza di uno stupro tutte le volte che qualcuno/a racconta di essere una cosa diversa da quello che è al solo scopo di farsi bello agli occhi di un altra/o ed incrementare in tal modo le proprie possibilità di trombarci, le carceri di tutto il pianeta sarebbero stracolme di violentatori e violentatrici.
Il che, in senso lato, potrebbe anche andar bene: purché la cosa non valga esclusivamente se il millantatore è un arabo che finge di essere ebreo, ma anche per tutti i maschietti che si fingono intellettuali (e non hanno mai aperto un libro), sportivi (e il massimo sforzo che fanno è quello di accendere la playstation), ricchi (e hanno i buffi pure col salumiere sotto casa), idealisti (e sono dei meschini della peggiore specie), moderni (e se la loro ragazza guarda un altro le mollano un ceffone); nonché per tutte le femminucce che si dichiarano discrete (e poi conoscono tulle le vicende del vicinato fino al terzo grado di parentela), indipendenti (e invece ti telefonano di notte per verificare dove sei), interessate al calcio (e vogliono noleggiare un dvd la sera della finale dei mondiali), avverse allo shopping (e dopo una settimana ti trascinano nel girone dantesco dei saldi e vogliono farti comperare per forza un paio di pantaloni fucsia).
Ecco, quando tutta questa gente verrà incarcerata con l'accusa di stupro per essersi reciprocamente ingannata allo scopo di ottenere libero accesso all'apparato genitale dell'altro/a, una pronuncia del genere potrà essere accettata col sorriso sulle labbra.
Per il momento, tuttavia, non mi risulta che ciò sia mai accaduto: e dunque debbo concludere, ammesso che le cose stiano davvero come le racconta il Corriere, che si tratta di una sentenza vergognosamente razzista.

Quando è troppo, è troppo

57 Commenti »

israele
Ne ho sentite tante, da ieri: parliamone, verifichiamo come sono andati i fatti, è stato un "autogol" (curioso, come uccidere delle persone venga considerato un crimine o un "autogol" a seconda di chi lo fa).
Ne sentite fin troppe, sforzandomi di ridurre al minimo le mie reazioni istintive (siamo tutti "istintivamente" da una parte o dall'altra, sempre, che ci piaccia o no) e scegliendo di non scrivere subito un post perché avevo voglia di pensarci e di mettere insieme qualcosa di un po' più articolato rispetto a quello che avrei detto dando retta solo alla pancia (e chi mi conosce lo sa, quello che dice -meglio, quello che grida- la mia pancia in questi casi).
Ci sono riuscito piuttosto bene, per la verità: fino a quando non ho visto la prima pagina del Giornale di oggi.
Ecco, scusatemi, ma questo è davvero troppo.

Irresistibile

17 Commenti »

Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon:
Scioccato
L'Unione Europea ha sollecitato un'inchiesta accurata sul sanguinoso attacco alla flotta umanitaria e ha esortato Israele a consentire il libero fluire degli aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza.
Alfredo Mantica, sottosegretario italiano agli esteri:
Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico. [...] Possiamo discutere sulla reazione israeliana ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda.
Ma perché sentiamo questo sfrenato bisogno di farci riconoscere?

A prescindere da tutto il resto

2 Commenti »

Senza entrare nel merito della vicenda (cosa che magari farò nei prossimi giorni solo se ne avrò il tempo, perché la cosa è complessissima e implica tutta una serie di ragionamenti), una sola osservazione: sono convinto che da qualunque parte stiate, quando Frattini o chiunque altro vi viene a raccontare che i problemi politici del Medio Oriente non hanno alcuna relazione con quelli economici, e che bisogna tenere ben distinti il processo di pace e le questioni commerciali, dovreste sentirvi tutti presi per il culo.
Dopodiché, discutiamo pure del resto.

Democrazia intermittente

41 Commenti »

Abbiate pazienza, ma s'era detto che Israele è l'unico paese democratico dell'area oppure me lo sono sognato?

Piccole differenze mediorientali

2 Commenti »

Evidentemente tra due morti israeliani e due morti palestinesi, oltre a tutto il resto, c'è anche una notevole differenza di font.

L'importanza di chiamarlo muro [di Virginia Fiume]

7 Commenti »


Oggi sono arrabbiata. Per fortuna sui blog è consentito scrivere anche sull'onda delle emozioni. Certo, non solo, più dati e numeri si forniscono più la rabbia può diventare comprensibile al mondo della rete.
Mano a mano che ascolto il cd "Sound of revolution - a collection of songs that made the iron curtain fall" la rabbia sale. Cerco di razionalizzarla, faccio di tutto, ma niente, non ci riesco. E allora sfrutto la possibilità offerta da Metilparaben per provare almeno a canalizzarla questa rabbia, a darle un senso, un ordine.
Il cd era un gadget parte dei materiali informativi che ho raccolto ieri sera, 27 ottobre, all'ISPI di Milano durante la conferenza "I "muri" di oggi - 1989 - 2009 vent'anni senza muro" con Carlo Corazza, Direttore Rappresentanza a Milano della Commissione europea; Gianfranco Pasquino, Docente Università degli Studi di Bologna; Ennio Remondino, Corrispondente estero RAI (collegamento audio); Sergio Romano, Editorialista Corriere della Sera.
Per un'ora abbondante i relatori hanno parlato del Muro di Berlino, del significato della sua caduta, dei muri mentali, culturali, religiosi che dividono il mondo di oggi. Hanno citato Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, la caduta del comunismo.
L'organizzazione era perfetta, la sala gremita. Mi sono commossa guardando i video d'archivio: la folla che scavalcava il muro di Berlino la notte del 9 novembre 1989, le interviste di Lilli Gruber. Mi è venuta la pelle d'oca quando una signora dice alla giornalista Rai: "E' una sensazione indescrivibile essere liberi, non puo' capire".
Ma da un certo punto del dibattito in poi ho cominciato ad agitarmi sulla sedia. Muri mentali di qua, muri religiosi di là, muri ideologici di destra e di sinistra ma intanto nella mia testa occupava sempre piu' spazio il grande assente: il muro in costruzione tra Israele e i Territori Occupati Palestinesi. Progetto avviato nel 2002, portato a compimento al 59 % su un tracciato complessivo programmato di 721 km. Un muro che nei punti dove è stato portato a termine è costitutito da cemento armato alto 8 metri. Un muro che separa terre, persone, famiglie, separa Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania. E tutta una serie di eccetera che non voglio raccontare qui. Eccetera su cui si trovano informazioni su svariati siti internet. Un muro dichiarato illegale da una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite nel 2004.
Mi sono agitata finchè i relatori non sono stati sollecitati a parlare anche di quel muro almeno da tre interventi. Uno del moderatore Carlo Corazza, direttore della Rappresentanza della Commissione Europea, uno mio e uno di un altro signore del pubblico.
Remondino ha farfugliato parole sull' "indadeguatezza dei testimoni sul campo", sul giornalismo italiano "periferico e autoreferenziale", sulla sua esperienza a Gerusalemme durante la Seconda Intifada, non pronunciando mai la parola Muro. Sergio Romano ha fatto alcune considerazioni diplomatiche sul concetto di democrazia.
Ma il professor Pasquino, docente di Scienza Politica a Bologna ha acceso in me la scintilla di rabbia che brucia ancora. "Innanzitutto bisogna vedere di che cosa si sta parlando. Io ci sono stato in Israle e, beh, muro...quella è una palizzata...".
Sul volto di qualcuno dei relatori mi è sembrato di scorgere una smorfia, ma nessuno di loro ha detto una parola.
Credo che il professor Pasquino abbia mancato di rispetto alla materia che insegna, alle persone presenti in sala ad ascoltarlo in quanto luminare, esperto dei muri d'oggi.
E alle persone che hanno la vita devastata dalla presenza di questa "palizzata" (*).

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(*) Il professor Pasquino e' stato in Israle e ha visto una palizzata. Io ho vissuto per 9 mesi a Beit Sahour, nei Territori Palestinesi Occupati. E ogni volta che dovevo andare a Gerusalemme dovevo attraversare un checkpoint, in coda con centinaia di palestinesi. Ci mettevo un'ora, a volte di piu', a coprire una distanza di circa 10 km. E la cosa che mi trovavo davanti era fatta di cemento armato, ed era alta 8 metri. Io la chiamo muro. Come quello di Berlino. Alto il doppio, lungo 7 volte tanto.

Mi scrive da Gaza

3 Commenti »

So di toccare un tema che di solito scatena reazioni controverse, ma mi pare più utile raccontare come si vive da quelle parti. Un amico del web mi scrive da Gaza:

Intanto qui il governo israeliano ha annunciato la costruzione di, se non sbaglio, altre 500 case negli insediamenti in cisgiordania (west bank) sbeffeggiando l’invito di Obama a congelare tali azioni. Dopo quasi 4 mesi che sono qui mi riesce ancora difficile spiegare la situazione. Provero’ a semplificare. Gli israeliani fondamentalemente non hanno un gran interesse a trattare. Quando sono sotto attacco dicono che non possono negoziare perche’ minacciati mentre quando la situazione e’ tranquilla come in questi mesi non mostrano nessun interesse a trattare ma anzi perseguono una strategia di allargamento degli insediamenti in territorio palestinese. Forse per capire meglio la situazione vale la pena di dare un’occhiata alla cartina che allego. La West Bank e’ un territorio costellato a macchia di leopardo da insediamenti protetti da militari, check points e divisa da israele dal famigerato muro. Ci sono 3 aree all’interno della west bank. A, B, C. Ad ogni area corrisponde un diverso status civile, militare. Le aree A sono formalemente sotto completo controllo da parte dell’autorita’ palestinese, le aree B sotto controllo civile dell’autorita’ palestinese ma controllate militarmente dagli israeliani e le aree C sotto completo controllo israeliano. Per dare un’idea da Jenin a Gerusalemme, 120 km circa, bisogna attraversare 4 checkpoint militari e costeggiare diversi insediamenti. Un palestinese di Jenin puo’ andare a Ramallah (attaccata a Gerusalemme) ma non puo’ andare a Gerusalemme. Inoltre non puo’ guidare, pena l’arresto, un’auto con targa gialla israeliana. Se un poliziotto dell’autorita’ palestinese deve recarsi a Ramallah da Jenin non puo’ percorrere il tratto con divisa e insegne ma vestirsi da civile. Insomma piccole e grandi umiliazioni. Sabato e’ cambiata in palestina l’ora e abbiamo spostato di un’ora indietro le lancette. In Israele invece le lancette verranno spostate a meta’ settembre. Non riescono neanche a coordinare lo spostamento di lancette. Difficile pensare che riescano a coordinare un processo di pace.
In effetti, un accordo non si trova... E ultimamente non si può più neanche dare la colpa ad Arafat. Ps. il mio amico non ha allegato la cartina cui fa riferimento. Gli ho chiesto di mandarmela così la pubblico. PPS. la cartina!

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