Visualizzazione post con etichetta giustizialismo. Mostra tutti i post

Dai, allunghiamogli le gambe

4 Commenti »

C'è una vecchia barzelletta che funziona più o meno così: un tizio vuole farsi accorciare il pisello perché è di una lunghezza sproporzionata, ma siccome in sala operatoria l'intervento non riesce il dottore guarda i suoi assistenti e dice: "Vabbe', dai, allunghiamogli le gambe".
Ecco, il ddl anticorruzione di cui si parla in questi giorni mi ricorda tanto quella barzelletta: perché se la giustizia italiana è un colabrodo che manda in prescrizione migliaia di reati, pensare di risolvere il problema aumentando la prescrizione anziché riformare una volta per tutte il sistema giudiziario è un po' come allungare le gambe a quel tizio invece di accorciargli il pisello.
Sapete cosa penso? Che pur di non mettere mano ai problemi della giustizia finiremo per abrogarla, la prescrizione: così come, travolti dallo scalmanato impeto giustizialista che imperversa in lungo e in largo, abbiamo di fatto già abrogato il principio per cui ciascuno è innocente fino al momento della condanna, il carattere eccezionale della carcerazione preventiva e il valore rieducativo della pena.
Tutta roba della quale, nell'emergenza di un paese invaso dall'illegalità, pensiamo di poter fare a meno: finché non ci accorgeremo che due -o tre, o quattro, o enne- torti non fanno una ragione; che quelle garanzie dimenticate andavano salvaguardate a maggior ragione in un momento tanto difficile; che dal malaffare si esce praticando lo stato di diritto, non cancellando come se niente fosse decenni -e a volte secoli- di civiltà giuridica.
Sarà un brutto giorno, quello in cui ce ne renderemo conto.
E forse, come spesso accade, sarà troppo tardi per tornare indietro.

Due destre

8 Commenti »

Votare contro il cosiddetto decreto "svuota-carceri" significava votare contro la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e contro il tentativo di limitare il sovraffollamento delle carceri, che è ormai diventato intollerabile.
Ebbene, oggi l'Italia dei Valori si è espressa proprio così: e per quanto mi riguarda chi la vede in questo modo, comunque si autodefinisca, è di sinistra quanto io sono della Roma.
Se questa, come si vocifera, è l'ala più agguerrita della coalizione che si oppone al PdL e alla Lega, vuol dire che in parlamento abbiamo due destre: roba che alle prossime elezioni per sceglierne una toccherà lanciare una monetina.
Con il rischio concreto che resti per aria.

La bibbia laica a corrente alternata

13 Commenti »

In Italia succede una cosa curiosa.
Ultimamente, specie tra i militanti e i simpatizzanti di svariati partiti dell'opposizione, è in gran voga una sorta di idolatria della Costituzione che in genere si manifesta con slogan del tipo "la Costituzione non si tocca", "giù le mani dalla Costituzione", "la Costituzione è la nostra bibbia laica" e via discorrendo.
Ebbene, ho avuto come l'impressione che commentando la vicenda di Breivik e del suo sanguinoso attentato ad Oslo molte di quelle stesse persone abbiano avuto modo di esibire una scintillante attitudine forcaiola, a sua volta estrinsecata in adagi come "metterlo in carcere e buttare via la chiave", "ventuno anni sono una pena ridicola", "marcisca in galera fino alla fine dei suoi giorni".
Ora, fatta salva la circostanza che la pena di Breivik dovrà essere erogata dallo stato norvegese, e che quindi la discussione sulla sua congruità ci riguarda solo in linea di principio, mi permetterei di ricordare agli scalmanati di cui sopra che la Costituzione repubblicana, quella che loro stessi hanno trasformato in un totem, al secondo comma dell'articolo 27 recita testualmente così:

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Il che equivale a dire, in italiano, che la detenzione non è una sorta di risarcimento alle vittime e ai loro cari, né tantomeno una vendetta, ma una misura con la quale si cerca di recuperare al vivere civile un individuo che ha commesso un delitto: e pertanto che locuzioni come "marcire in carcere" sono contrarie alla nostra Costituzione; la stessa Costituzione di cui costoro si riempiono la bocca un giorno sì e un giorno no come se si trattasse di un'ostia consacrata.
A meno che -ma in questo caso ce lo dicano chiaramente- non la si debba considerare una "bibbia laica" solo quando fa comodo alla loro retorica.

Detto da un laziale, parte seconda

6 Commenti »

Da tifoso della Lazio, ironia della sorte, mi tocca difendere Daniele De Rossi per la seconda volta.
La prima, qualcuno lo ricorderà, fu più o meno un anno fa, quando il centrocampista della Roma, mosca bianca nello stucchevole conformismo buonista che caratterizza da sempre il mondo del calcio, commentò la trovata della tessera del tifoso osservando che a quel punto sarebbe stato utile istituire anche la tessera del poliziotto.
Oggi, a distanza di un anno, Daniele di De Rossi torna sulle prime pagine dei giornali nell'ambito dell'ennesimo scandalo legato al calcioscommesse, e ci torna perché il suo nome è stato citato da un altro in un'intercettazione telefonica, in relazione a una partita per la quale il calciatore della Roma non è indagato e nella quale non ha neanche giocato.
Un po' pochino, ne converrete, per mettere in croce una persona: eppure quel nome è scritto bello grosso sui titoli di parecchi giornali, e dubito fortemente che gli verrà data analoga rilevanza nel caso in cui, come pare possibile, si accerti definitivamente la sua estraneità alla vicenda.
Nell'associarmi allo schifo già espresso da altri, rilevo una volta di più che il garantismo di cui molti si agghindano funziona a corrente alternata.
Il che, ne converrete, non è esattamente il massimo della credibilità.

In Italia per essere di sinistra bisogna diventare di destra

23 Commenti »

Una volta, neanche tanti anni fa, dichiararsi progressisti di sinistra significava essere garantisti, voler modificare la costituzione in senso innovativo, sentirsi cittadini del mondo e considerare la patria, il tricolore e l'inno nazionale elementi peculiari di una simbologia da tromboni di destra.
Oggi c'è qualcuno che pretende di aver diritto all'impunità rispetto a qualsiasi reato commesso, qualcun altro che la costituzione vuole modificarla a suo uso e consumo e qualcun altro ancora che col tricolore ci si vuole pulire il culo pubblicamente: sicché, per difendere un minimo di legalità, per evitare che questo paese diventi peggio del far west e per ribadire che l'unità nazionale ha portato con sé sacrifici che sarebbe bene non dimenticare, ci è toccato diventare giustizialisti, considerare la costituzione un totem che non si può mettere in discussione e agghindarci degli emblemi che fino a poco tempo fa appartenevano ai nostri avversari, portandoli festosamente in giro per le città come se fossero da sempre i nostri cavalli di battaglia.
Il che, a occhio e croce, equivale a dire che oggigiorno per contrapporsi a Berlusconi e Bossi, e quindi per potersi ufficialmente proclamare di sinistra, sembra essere necessario diventare di destra.
Non so voi, ma io mi sento un tantino in difficoltà.

Dal 2006 al 2010, è sempre la solita Lega

19 Commenti »

2006

Dal Corriere della Sera, 11 dicembre 2006:
È successo a Erba, nel comasco. Uccide quattro persone e brucia la casa. Tre donne e un bambino ritrovati senza vita nell'appartamento in fiamme. Caccia al convivente tunisino di una delle vittime.
È proseguita per tutta la notte, finora senza esito, la caccia al 25enne tunisino Abdel Fami Marzouk, il pregiudicato - uscito dal carcere per indulto - ricercato per l' atroce massacro avvenuto lunedì sera in un appartamento in via Diaz, nel centro di Erba, nel Comasco.
Mario Borghezio, Lega Nord, 12 dicembre 2006:
La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell'effetto indulto, che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e della nostra civiltà. Quel che è successo a Erba può succedere, in ogni momento, dovunque personaggi non integrati semplicemente perché non integrabili, hanno trovato nel nostro territorio e, purtroppo, anche in Padania facile accoglienza, ottusa tolleranza, favoritismi politico-sociali d'ogni genere. È ora di finirla.
Dalla Repubblica, 12 dicembre 2006:
ERBA (COMO) - Non è stato Abdel Fami Marzouk a compiere la strage di Erba. Il venticinquenne tunisino, uscito dal carcere grazie all'indulto, era ricercato per l'atroce massacro nell'appartamento in via Diaz, nel centro della cittadina. Ma stamane il suocero ha avvertito gli inquirenti: "E' in Tunisia, non può essere stato lui a compiere la strage".
2010

Dalla Repubblica, 4 dicembre 2010:
Le indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio sono a una svolta. Una persona è stata fermata con l'acccusa di omicidio. Si tratta di un cittadino tunisino.
Flavio Baratto, Lega Nord, 6 dicembre 2010:
Bisognerebbe applicare la loro legge, ossia occhio per occhio e dente per dente. Non si può avere pietà per gente di questo genere. Noi qui abbiamo bisogno di gente che lavora e che si comporti secondo le regole, tutti gli altri via, immediatamente. Tutti quelli che non hanno lavoro e non rispettano le regole vanno cacciati, rimandati al loro paese con biglietto di sola andata.
Dal Corriere della Sera, 7 dicembre 2010:
Mohamed Fikri è uscito dal carcere di Bergamo evitando telecamere e giornalisti che da ore lo stavano aspettando. (...) La scarcerazione è avvenuta per ordine del gip di Bergamo Vincenza Maccora, che, pur convalidando il fermo eseguito sabato scorso, nel suo provvedimento registra che la situazione indiziaria dell'indagato è cambiata in questi due giorni rispetto al momento in cui l'immigrato era stato fermato a bordo di una nave, a Sanremo, diretta in Marocco. In particolare, è stato riscontrato come fosse sbagliata la traduzione dell'intercettazione telefonica inizialmente intesa come: «Allah mi perdoni, non ho ucciso». In realtà, si trattava di una imprecazione perché l'interlocutore inizialmente non rispondeva al telefono.

Se li odiate tanto, perché fate come loro?

5 Commenti »

A prescindere dal fatto che il marocchino fermato sia colpevole o innocente, faccio sommessamente notare ai linciatori di turno che evocare la legge del taglione li rende assai simili agli integralisti islamici che dicono di odiare tanto.

Garantismo a corrente alternata

55 Commenti »

giornale
Guardate bene questo screenshot, che ho preso dalla prima pagina del Giornale di oggi.
Indipendentemente da come la pensiate sulla sentenza della consulta, non trovate un tantino singolare che nel titolo, a caratteri grossi così, si dica che "gli stupratori" (precisando, appena sotto, che si tratta di "chi commette violenza sulle donne e sui bambini") non dovranno "per forza finire in galera", e solo all'inizio dell'articolo, con evidenza molto inferiore, si riveli invece che la pronuncia non riguarda i violentatori, ma "gli indagati di reati sessuali", e che parla sì di carcere, ma "preventivo"?
Cioè, a prescindere -lo ripeto a scanso di equivoci- dal fatto che siate o non siate d'accordo sul carcere preventivo per gli indagati di stupro, vi sembra che il titolo renda un'informazione corretta su quanto è stato stabilito dalla Corte Costituzionale? Oppure anche a voi, come a me, pare che lasci intendere una cosa completamente diversa?
Il bello è che di solito sono loro, a dare dei giustizialisti agli altri.
Ma forse solo quando si tratta di un certo tipo di indagati.

Da via Craxi a via Craxi, senza passare per il via

9 Commenti »


Dal Garzanti online:

Via
avv.
Usato in senso assoluto, sottintendendo il verbo andare o simili, per indicare rapidità d'azione o per esprimere un ordine perentorio: via di lì!
Ancora dal Garzanti online:

Via
s.f.
Striscia più o meno larga di terreno, artificialmente delimitata e spianata, che collega tra loro diversi punti di un centro abitato o diversi abitati, e consente il traffico; strada.
La locuzione "via Craxi", dunque, può intendersi in due modi diversi: quello in cui il "via" deve considerarsi avverbio (1993) e quello in cui la stessa parola si deve invece interpretare come sostantivo (2009).

Personalmente, non ho condiviso né condivido la collocazione su alcuna delle due estremità: né quella forcaiola e beceramente giustizialista di quindici anni fa, né quella ottusamente revisionista di oggi. Sarebbe probabilmente il caso di attestarsi, una volta ogni tanto, su una posizione intermedia che consenta un minimo (dico un minimo, mica tanto) di riflessione, ossia, per dirlo con una parola, che permetta di capire: vincendo la tentazione di spostarsi dall'avverbio al sostantivo con eccessiva (ed in quanto tale, per definizione, sospetta) disinvoltura.

O se preferite, già che ci siamo, senza passare per il via.

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Sponsor

Random Post