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Meglio una rapina che una scelta

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Vediamo se ho capito: quando sono boss della malavita "dei morti non si deve dire altro che bene"; quando invece si tratta di malati di distrofia muscolare che chiedono ed ottengono di porre fine alle proprie sofferenze, allora se ne può parlar male quanto si vuole, al punto da negare loro perfino i funerali.
Per la serie: se hai l'ambizione che ti perdonino, meglio una rapina che una scelta.

Una questione di pericolo

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Sarà pure "ipocrisia" o "populismo di ritorno", come dice Don Ildefonso Chessa: ma sta di fatto che a Lucio Dalla hanno concesso i funerali religiosi e a Piergiorgio Welby no; e che -guarda caso- Piergiorgio Welby aveva fatto della sua morte una battaglia politica, mentre Lucio Dalla -legittimamente- della sua omosessualità no.
Il punto, credo, non sta né nel populismo né nell'ipocrisia, ma nel pericolo: Welby, in ragione dei fini che si prefiggeva, era semplicemente più pericoloso di Dalla. Tutto qua.
Il resto è aria fritta, o sbaglio?

La vita, la libertà, la gioia

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Ieri non ho scritto neanche una riga per ricordare i cinque anni dalla morte di Piergiorgio Welby: ho preferito riflettere per conto mio su quei giorni, che sono stati tra i più importanti e significativi della mia vita.
Ho partecipato attivamente, per quanto ho potuto, a realizzare la volontà di Piero: l'ho fatto ragionando insieme a Marco Cappato fino a spaccarci il cervello, quando sembrava che tutte le strade fossero chiuse; l'ho fatto fermando le persone ad una ad una, in mezzo alla strada, per spiegare il senso di quello che chiedevamo prima ancora che per ottenere una firma; l'ho fatto scrivendo comunicati, articoli, post, partecipando a seminari, avanzando proposte assurde in interminabili riunioni con i compagni; l'ho fatto svegliandomi nel cuore della notte, senza riuscire più a prendere sonno, per la paura che non ce la facessimo; l'ho fatto partecipando alla gioia (sì, ho detto la gioia) dei funerali, in un indimenticabile giorno di dicembre che pareva primavera inoltrata.
Il 20 dicembre 2006 Piergiorgio Welby, il più grande leader politico (di nuovo sì, ho detto leader politico) che abbia avuto modo di conoscere, è morto anche grazie a quello che ho fatto io: e non ho avuto mai, neppure per un attimo, la sensazione di aver partecipato a un omicidio.
Insieme ai miei compagni, in quei giorni, ho onorato la vita; ho fatto quello che potevo per aiutare un uomo libero a realizzare la sua volontà; ho imparato una lezione che ha fatto di me un essere umano migliore e che mi accompagnerà fino all'ultimo dei miei giorni.
Oggi, a distanza di cinque anni, non ce l'ho su con nessuno: nemmeno con quelli che non hanno capito niente e ci hanno dato degli assassini.
Piergiorgio mi ha insegnato cosa siano la vita, la libertà, la gioia.
Peggio per loro, che non lo sanno.

Steve, Piergiorgio, Stefano, Federico

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Ci mancherebbe, non è che non sia d'accordo con l'idea di celebrare in pompa magna la scomparsa di Steve Jobs, che nel giro di qualche decennio ha davvero rivoluzionato il pianeta; però, ecco, mi piacerebbe vivere in un posto nel quale i giornali online dedichino un po' di spazio in più, e magari pure i messaggi dei lettori che scorrono in homepage per qualche ora, quando muore uno come Piergiorgio Welby, o Stefano Cucchi, o Federico Aldrovandi, tanto per fare tre esempi.
Perché sono convinto che se si parlasse come si deve di quelle morti si potrebbe cambiare non certo il mondo, per carità: ma forse l'Italia, un pochino, sì.

Tanto per capire

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A proposito, qualcuno mi saprebbe spiegare con parole semplici perché per Mario Cal, l'ex vice presidente del San Raffaele che si è suicidato, sono stati celebrati i funerali religiosi che a Piergiorgio Welby furono negati?
Così, tanto per capire.

Così va il mondo

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Uno ha detto:

Lasciatemi morire.
L'altro ha detto:
Lasciatemi andare alla casa del padre.
Al primo hanno negato i funerali religiosi.
Il secondo lo beatificano dopodomani.
Così va il mondo.
---
Grazie a Patrizia per lo spunto.

Militia Christi condannata, però non paga

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Copio e incollo, non senza una certa soddisfazione, dal sito dell'Associazione Luca Coscioni:

Il Tribunale di Roma, sezione penale, ha condannato i responsabili dell'associazione Militia Christi nella causa intentata per diffamazione da Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni.
L'oggetto della causa riguardava le dichiarazioni rese in un comunicato stampa dell'associazione il 21 dicembre 2006, il giorno successivo alla morte di Piero Welby, avvenuta a seguito dell'interruzione della respirazione artificiale. Nel comunicato stampa, Militia Christi definiva "assassini" e "associazioni a delinquere" l'Associazione Luca Coscioni, la Rosa nel Pugno e il medico Mario Riccio. Il Giudice, dopo aver ascoltato le parti nelle persone di Marco Cappato per l'Associazione Luca Coscioni e di Fabrizio Lastei per Militia Christi, ha comminato a Militia Christi una sanzione di mille euro e delle spese processuali. La condanna si aggiunge al giudizio già pronunciato in sede civile, che ha portato alla condanna di Militia Christi a risarcire per un ammontare di 60.000 euro più le spese l'Associazione Luca Coscioni, la Rosa nel Pugno e Mario Riccio (20.000 euro ciascuno).
Sino ad ora Militia Christi non ha mai pagato ed inutili sono risultati anche i tentativi di esecuzione della condanna.

Alla cassa, e di corsa!

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Ricordate, amici, la vicenda di Piergiorgio Welby? Ebbene, dopo la morte del nostro compagno radicale, che aveva chiesto ed ottenuto il distacco della ventilazione artificiale cui era sottoposto contro la sua volontà, si era improvvisamente scatenata la simpatica moda di darci degli assassini. L'avevano fatto, in svariate forme e in diverse occasioni, gente del calibro di Paola Binetti e Luca Volontè, oltre ai crociati di Militia Christi e a un numero imprecisato di politici e giornalisti che avevano pensato bene di non lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione di unirsi al coro degli accusatori. La notizia di oggi è che il Movimento Politico Cattolico Militia Christi è stato condannato dal Tribunale Civile di Roma a risarcire la somma complessiva di 60mila euro (pari a 20mila Euro ciascuno a favore dell’Associazione Luca Coscioni, dell’Associazione La Rosa nel Pugno e del Dottor Mario Riccio), e che alcuni giornalisti (Maurizio Belpietro in testa) sono stati altresì condannati al risarcimento dei danni per diffamazione.

Ne danno notizia, in un comunicato congiunto, Marco Cappato e Maurizio Turco, i quali precisano che Paola Binetti e Luca Volontè, guardandosi bene dal difendere le loro affermazioni nelle opportune sedi legali, hanno preferito trincerarsi dietro l'immunità parlamentare.
Una sola domanda, Onorevoli: se siete così sicuri del fatto vostro, e quindi convinti che siamo degli incalliti criminali, perché non venite a raccontarcelo in Tribunale?
Paura di dover mettere mano anche voi al portafoglio?

Figuracce

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Luca Volontè in un'agenzia stampa:
Non ci rassegniamo a veder morire Eluana: la sentenza della Cassazione è in aperta violazione con la Convenzione Onu sui Diritti umani degli ammalati, ed è quindi necessario attendere una pronuncia europea prima di compiere quello che sarebbe un vero e proprio omicidio.
Mi corre l'obbligo di ricordare che Luca Volontè ebbe l'alzata d'ingegno di utilizzare la parola "omicidio" anche in un'altra occasione: la brillante performance, immortalata nel video che potete vedere qua sopra, fu clamorosamente smentita dai fatti, stante il proscioglimento del Dottor Mario Riccio dalle accuse ipotizzate. Dia retta, onorevole: moderare il linguaggio ridurrebbe un tantino la Sua visibilità, ma alla lunga potrebbe finire per tornarle utile. Sa com'è, accumulare brutte figure non è proprio il massimo... --- Cliccare qua per la versione ufficiale.

Disattenzione letale

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La didascalia che vedete qui a fianco è tratta dal Corriere della Sera di domenica 7 settembre 2008, pagina 23. Sta di fatto, come ha prontamente precisato Mina, che a Piergiorgio non è stata praticata alcuna iniezione letale: ciò che Welby ha chiesto e ottenuto è stato invece il distacco del respiratore artificiale che lo teneva in vita, sulla base del proprio diritto all'autodeterminazione e alla libertà di cura e in omaggio all'articolo 32 della Costituzione. Siccome c'è una bella differenza, stante l'attuale legislazione (che com'è noto ci piacerebbe tanto cambiare, ma questo è un altro discorso), tra assecondare la legittima richiesta di un paziente che vuole interrompere una terapia e fargli una puntura di cloruro di potassio, l'occasione mi è gradita per pregare quelli che scrivono le didascalie del Corriere di informarsi, sia pure vagamente, sulle vicende delle quali si occupano. Sapete com'è, le parole dovrebbero essere importanti, specie quelli che le utilizzano (o dicono di utilizzarle) come strumento professionale. Grazie.

Mina

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Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, durante il dibattito «Diritto di vivere, diritto di morire», Firenze:

«Quanto si fa concretamente per i malati che vivono certe situazioni? In 25 anni, nella mia professione di medico, non ho mai sentito un paziente che, adeguatamente assistito, mi chiedesse di applicare il suo diritto a morire. I mezzi di comunicazione enfatizzano alcuni casi e spesso la strumentalizazione politica fa perdere di vista il concetto del "prendersi cura di"».
Al seminario era presente anche Mina Welby; conoscendola, avrà ascoltato con il solito sguardo attento e mai meno che gentile questo tizio, mentre blaterava che suo marito voleva morire perché non era assistito come si deve; avrà aspettato tranquilla che toccasse a lei e avrà fatto il suo intervento, con un sorriso sereno sulle labbra; alla fine del dibattito lo avrà salutato pacatamente e se ne sarà andata, con la grazia minuta con cui l'ho vista andarsene tante altre volte.
Mi dica la verità, Presidente: che altro ci vuole, a un uomo, per sprofondare dalla vergogna?

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(Paul Simon, Kathy's Song, da Sound of Silence, 1966)

Un anno e un giorno

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Poniamo il caso che un medico vi dicesse: «Mi dispiace, lei ha una malattia incurabile e le resta poco da vivere. A questo punto dovrò farle un buco in pancia (gastrostomia) per poterla alimentare. Dovrò praticarle un foro nel collo (tracheostomia) per permetterle di respirare. Le introdurrò un tubicino nell’uretra (catetere vescicale) per consentirle di urinare. Mentre una infermiera le svuoterà giornalmente l’intestino. Dovrò sottoporla, inoltre, a forti terapie antibiotiche per contenere le infezioni causate dai tubi. Inevitabilmente dovrà sopportare i decubiti, piaghe dolorose che corrodono la carne fino all’osso. In queste condizioni, tuttavia, potrà vivere ancora qualche anno o più». E poniamo poi il caso di un altro medico che invece vi dicesse: «Mi dispiace, lei ha una malattia incurabile e le resta poco da vivere, però noi potremmo ridurre le sue sofferenze al minimo e, su sua richiesta, procurarle una morte indolore». Voi quale dei due medici scegliereste?» (Piergiorgio Welby)
Voi, quale medico scegliereste?
Ma, soprattutto, in base a quale diritto vi ostinate a voler scegliere anche il medico degli altri?

Prima di andare oltre

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Appare necessario, prima di andare oltre nell'affrontare ogni altra questione, chiarire che la dimensione etica in senso stretto, ovvero se non richiamata direttamente o indirettamente in concetti giuridici, non può far parte di questa disamina; pertanto concetti come "sacralità" del diritto alla vita oppure valutazioni sotto il profilo meramente etico della condotta dell'imputato non possono avere cittadinanza nelle argomentazioni di questo Giudice, che deve rigorosamente mantenere separate le prorprie personalissime scelte etiche rispetto all'esercizio del funzione giurisdizionale. Esula dal mondo giuridico ed esula pertanto anche dalla argomentazioni di questo Giudice, ad esempio, il concetto di "sacralità" del diritto alla vita. Quest'ultimo infatti potrà essere "inviolabile", "indisponibile", ma non "sacro", qualità, questa, che rimanda al fatto che esso debba essere letteralmente oggetto di "venerazione", di "adorazione" in quanto partecipe della natura divina, e che attiene conseguentemente al mondo della religione. (Giudice Zaira Secchi, motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti di Mario Riccio)

Lezione terminale

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Oggi, ragazzi, leggeremo in classe le motivazioni della sentenza sul caso Welby che ha prosciolto il 23 luglio scorso l’anestesista Mario Ricco dal reato di omicidio del consenziente:

La condotta di colui che rifiuta una terapia salvavita costituisce esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti, sancito dalla Costituzione. (...) L’imputato Mario Riccio ha agito alla presenza di un dovere giuridico che ne discrimina l’illiceità della condotta causativa della morte altrui e si può affermare che egli ha posto in essere tale condotta dopo aver verificato la presenza di tutte quelle condizioni che hanno legittimato l’esercizio del diritto da parte della vittima di sottrarsi ad un trattamento non voluto.
Allora, facciamo un po' di silenzio? Ce l'ho anche con te, Volontè, cosa credi? E tu, Binetti, la smetti o non la smetti di chiacchierare col vicino di banco? Buttiglione, la fai finita con quel Gameboy o te lo devo sequestrare? E poi basta ridere laggiù in fondo, io lo sapevo che quella cricca andava divisa dal primo giorno, Ferrara e Fini e Fassino, piantatela o vi mando a casa con una nota sul registro, e già che ci sono sospendo anche te, Giovanardi, fuori dalla classe ci parli quanto ti pare con Rutelli, ma qua dentro state zitti, va bene? Poi te, Pedrizzi, non ne parliamo, credi che non t'abbia visto che insieme a quegli altri due delinquenti di Casini e Bindi stai tirando i cartoccetti da un'ora? Insomma basta o vi sbatto dal preside tutti quanti siete!
Oh ecco, finalmente un po' di silenzio.
Allora, adesso venite alla lavagna e scrivete:

COSTITUZIONE
DIRITTO
DOVERE GIURIDICO
TRATTAMENTO NON VOLUTO
DIVIETO DI TRATTAMENTI SANITARI COATTI

Uno alla volta, perdio, e cento volte ciascuno.
Così vediamo se in un modo o nell'altro vi ci entra, in quelle zucche vuote.

Incapacità intermittente

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Dal Corriere.it:

Ruini ha spiegato di non aver avuto scelta nel negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. «Sono io personalmente che ho preso quella decisione - ha ricordato Ruini - per un motivo di ordine logico, dispiaceva anche a me dire no. Sapevo quanti strali mi avrebbe attirato, quanto disagio potevo creare, e soprattutto che avrei aggiunto sofferenza alle persone a lui legate: questo soprattutto mi ha addolorato però ho pensato che non c’erano scelte». Il cardinale ha ricordato che per la Chiesa «il suicidio è intrinsecamente negativo» ma che oggi tende a concedere il funerale religioso ai suicidi presupponendo che sia mancata «la piena avvertenza e il deliberato consenso» perché la persona era «turbata psichicamente». «Nel caso di Welby - ha spiegato il porporato - era molto difficile, del tutto arbitrario e anche irrispettoso verso di lui dire questo». Questo perchè il paziente aveva più volte manifestato proprio il desiderio di morire.

Temo di non aver capito bene: Ruini afferma di aver negato i funerali religiosi a Piero Welby perché la sua scelta non era riconducibile ad una momentanea depressione, ma costituiva invece un intendimento assunto consapevolmente ed espresso pubblicamente.
Se non ricordo male, tuttavia, erano proprio quelli del fronte cattolico, prima che Piero morisse, a stracciarsi le vesti blaterando che la sua decisione, apparentemente lucida, doveva in realtà considerarsi il frutto della disperazione legata alla malattia che lo affliggeva: e proprio in base a quell’ipotesi sostenevano che non dovesse essere assecondato nella scelta di porre fine alla propria vita, ma piuttosto assistito e aiutato a superare il momento di depressione che lo affliggeva.
Bisogna forse dedurre che Piergiorgio Welby fosse incapace di intendere e volere quando si cercava di lasciarlo attaccato al respiratore, e che abbia riacquistato improvvisamente le sue piene facoltà quando si è trattato di negargli il funerale?
Oppure la verità è che Ruini e i suoi sodali, una volta tanto, farebbero bene a decidersi?

Uomini piccoli

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Grazie a Radio Radicale(*) posso postare sul blog gli interventi della moglie Maddalena e della figlia Silvana al funerale di Giovanni Nuvoli.
Se certi piccoli uomini li avessero ascoltati prima di aprire bocca e dare fiato, forse si sarebbero risparmiati qualche figuraccia.


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Intervento di Silvana Nuvoli


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Intervento di Maddalena Soro


(*) Le registrazioni sono tratte dai file audio messi a disposizione da Radio Radicale a questo indirizzo, con licenza Creative Commons 2.5.

Sadismo terminale

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Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, sul proscioglimento di Mario Riccio:

«Nel caso Welby non si è trattato di omettere l’inizio delle cure, ma di compiere un’azione positiva per interromperle. Si è così determinata deliberatamente l’immediata e inevitabile morte del malato che avrebbe potuto sopravvivere a lungo».
Per la serie: ma come, il divertimento era appena cominciato…

Querela del dissenziente

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Dal Corriere.it:

Welby, prosciolto medico che aiutò a morire. L’anestesista Mario Riccio, che interruppe la ventilazione meccanica sollevato dall’accusa di «omicidio del consenziente».

L’occasione mi è gradita per ricordare quanto segue:

Luca Volontè, capogruppo UDC alla Camera:

«Una preghiera per l’anima di Piergiorgio Welby, e la richiesta da parte dell’autorità giudiziaria di arrestare i colpevoli di questo omicidio, punito dalle leggi dello Stato, e che non può rimanere impunito solo per il fatto che l’abbia compiuto in maniera così violenta, scandalosa e strumentale un’associazione come la Luca Coscioni e i politici come Marco Pannella».

Militia Christi:

«Oltre la loro squallida profanazione del Presepe della Camera dei Deputati, il Movimento Politico Cattolico “Militia Christi” condanna il barbaro omicidio di Piergiorgio Welby per mano di assassini della “Rosa nel pugno” e dell’associazione “Luca Coscioni”, i quali, come iene, hanno colpito vilmente nell’oscurità delle tenebre e nell’apatia del nostro popolo, non solo uccidendo una vita umana, ma anche violando le istituzioni e le leggi italiane».

Riccardo Pedrizzi, AN:

«Welby non è morto. E’ stato ammazzato in nome dell’ideologia. Coloro che gli hanno staccato la spina, annunciandolo in conferenza stampa, hanno soppresso una vita, hanno commesso un reato, un assassinio, un delitto che grida vendetta al cospetto di Dio».

Mi auguro vivamente che il lavoro dei Tribunali sia appena cominciato.

Oggi sono Mario Riccio

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Oggi sono Mario Riccio.

Anzi, dovremmo essere tutti Mario Riccio. Facciamo girare la voce e lasciamo la nostra testimonianza, per impedire che questo paese si fermi nel cammino verso la modernità ed una maggiore civiltà. Non facciamoci intimidire.

Grazie a Bioetiche.

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