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Fiducia

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Quando si dice che un'immagine ispira fiducia, eh?

Catia meglio di Pietro

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Lo strano calendario della Siliquini

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Maria Grazia Siliquini spiega così la sua dissociazione da Futuro e Libertà e la decisione di votare per la fiducia al governo Berlusconi:

Dopo la convention di Bastia Umbra di Fli il partito ha cambiato linea politica, con una accelerazione antigovernativa che non si poteva condividere.
Ah, ecco. Però, onorevole Siliquini, c'è ancora una cosuccia che non mi convince: la convention di Bastia Umbra c'è stata il 7 novembre, mentre la mozione di sfiducia nei confronti del governo è stata presentata nientepopodimeno che il 3 dicembre, e lei ci ha messo la sua firma sotto.
Ne consegue logicamente che anche dopo quella convention (quasi un mese dopo, per l'esattezza) lei la linea del partito la condivideva eccome, altrimenti un documento del genere non l'avrebbe mica firmato.
A meno che non lei dimostri che qualcuno l'ha costretta, naturalmente.
O che firma le cose a casaccio senza averle lette prima.
Oppure, se preferisce, che utilizza un calendario diverso dal nostro.

Trova gli intrusi

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La Camera,
preso atto che il Governo non ha più il compiuto sostegno dell'originaria maggioranza;
considerato che la permanenza in carica dell'Esecutivo non consente di affrontare e risolvere alcuno dei gravi problemi del Paese, esprime, ai sensi dell'articolo 94 della Costituzione, la propria
sfiducia al Governo.
(1-00492)
«Franceschini, Donadi, Agostini, Albonetti, Amici, Argentin, Bachelet, Barbi, Barbato, Baretta, Bellanova, Benamati, Berretta, Bersani, Bindi, Bobba, Bocci, Boccia, Boccuzzi, Boffa, Bonavitacola, Bordo, Borghesi, Bossa, Braga, Brandolini, Bratti, Bressa, Bucchino, Burtone, Calvisi, Cambursano, Capano, Capodicasa, Cardinale, Carella, Marco Carra, Castagnetti, Causi, Cavallaro, Ceccuzzi, Cenni, Cimadoro, Ciriello, Codurelli, Colaninno, Colombo, Concia, Corsini, Coscia, Cuomo, Cuperlo, D'Alema, D'Antona, D'Antoni, D'Incecco, Dal Moro, Damiano, De Biasi, De Micheli, De Pasquale, De Torre, Di Giuseppe, Di Pietro, Di Stanislao, Duilio, Esposito, Evangelisti, Fadda, Gianni Farina, Farinone, Fassino, Favia, Fedi, Ferranti, Ferrari, Fiano, Fiorio, Fioroni, Fluvi, Fogliardi, Fontanelli, Aniello Formisano, Froner, Garavini, Garofani, Gasbarra, Gatti, Genovese, Gentiloni Silveri, Ghizzoni, Giachetti, Giacomelli, Ginefra, Ginoble, Giovanelli, Giulietti, Gnecchi, Gozi, Grassi, Graziano, Iannuzzi, La Forgia, Laganà Fortugno, Laratta, Lenzi, Letta, Levi, Lo Moro, Lolli, Losacco, Lovelli, Lucà, Lulli, Luongo, Madia, Maran, Marantelli, Marchi, Marchignoli, Marchioni, Margiotta, Mariani, Cesare Marini, Marrocu, Martella, Pierdomenico Martino, Mastromauro, Mattesini, Mazzarella, Melandri, Melis, Giorgio Merlo, Merloni, Messina, Meta, Migliavacca, Miglioli, Minniti, Miotto, Misiani, Mogherini Rebesani, Monai, Morassut, Mosca, Motta, Mura, Murer, Naccarato, Nannicini, Narducci, Nicolais, Oliverio, Andrea Orlando, Leoluca Orlando, Arturo Mario Luigi Parisi, Paladini, Palagiano, Palomba, Pedoto, Peluffo, Mario Pepe (PD), Pes, Piccolo, Picierno, Piffari, Pistelli, Pizzetti, Pollastrini, Pompili, Porcino, Porta, Portas, Quartiani, Rampi,
Razzi, Realacci, Recchia, Rigoni, Rosato, Rossa, Rossomando, Rota, Rubinato, Rugghia, Antonino Russo, Samperi, Sanga, Sani, Santagata, Sarubbi, Sbrollini, Scarpetti, Schirru, Scilipoti, Sereni, Servodio, Siragusa, Soro, Sposetti, Strizzolo, Tempestini, Tenaglia, Federico Testa, Tidei, Tullo, Tocci, Touadi, Trappolino, Livia Turco, Vaccaro, Vannucci, Vassallo, Velo, Veltroni, Ventura, Verini, Vico, Villecco Calipari, Viola, Zaccaria, Zampa, Zazzera, Zucchi, Zunino».
(Presentata il 12 e pubblicata il 16 novembre 2010)

La Camera,
preso atto che la delicata situazione internazionale, la crisi economica e monetaria che aggredisce l'Europa e lo stato di malessere sociale di ampie fasce della popolazione italiana richiedono la piena operatività di un Governo solido e sicuro;
alla luce dell'attuale inadeguatezza dell'Esecutivo a garantire, oltre alle misure di contenimento del deficit, il risanamento strutturale della finanza pubblica e il sostegno della ripresa economica e dell'occupazione;
auspicando l'avvio di una nuova fase politica della legislatura ispirata al senso di responsabilità nazionale e istituzionale, che punti a modifiche della legge elettorale per restituire ai cittadini la scelta degli eletti, con un Governo capace di prendere le misure adeguate per evitare il declino del Paese e garantire il suo futuro civile ed economico,
esprime, ai sensi dell'articolo 94 della Costituzione, la
sfiducia nei confronti del Governo.
(1-00511)
«Adornato, Barbareschi, Barbaro, Bellotti, Binetti, Bocchino, Bongiorno, Bosi, Briguglio, Buonfiglio, Buttiglione, Calgaro, Capitanio Santolini, Enzo Carra, Casini, Cera, Cesa, Ciccanti, Commercio, Compagnon, Consolo, Giorgio Conte, Cosenza, De Poli, Delfino, Della Vedova, Di Biagio, Dionisi, Divella, Anna Teresa Formisano, Galletti, Granata, Grassano, Guzzanti, La Malfa, Lamorte, Lanzillotta, Latteri, Libè, Lo Monte, Lo Presti, Lombardo, Lusetti, Mantini, Marcazzan, Melchiorre, Menia, Mereu, Ricardo Antonio Merlo, Misiti, Moffa, Mondello, Moroni, Mosella, Angela Napoli, Naro, Occhiuto, Paglia, Patarino, Perina, Pezzotta, Pisicchio, Poli,
Polidori, Proietti Cosimi, Raisi, Rao, Ria, Ronchi, Rosso, Ruben, Ruggeri, Scalia, Scanderebech, Siliquini, Tabacci, Tanoni, Tassone, Nunzio Francesco Testa, Toto, Tremaglia, Urso, Vernetti, Volontè, Zinzi».
(Presentata il 3 e pubblicata il 13 dicembre 2010)

Da traditori a amici, senza passare per il via

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Maurizio Lupi:

Il Governo avrà la fiducia, ma ciò non implica che tutto sia risolto. Bisognerà verificare la possibilità di una ricomposizione con l'area moderata con gli amici di Fli e con Casini, anche se le parole di Italo Bocchino pronunciate prima alla Camera non lasciano molte speranze.
Per la serie: fino a un quarto d'ora fa erano "traditori", adesso sono diventati "amici".
Devono essere gli effetti collaterali della fiducia risicata.

Roba sua

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Due donne lo salvano, poi la camera diventa un casino.
E' proprio la fiducia di Berlusconi.

Notizia falsa e diffamatoria

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Mah, le proposte sono allettanti: io ho detto, personalmente anche se ho un mutuo da pagare ancora, preferisco non accettare niente, perché io il mutuo me la voglio pagare io, perché io ho comprato l'appartamento e lo voglio pagare.
(Antonio Razzi, IDV, 16 settembre 2010)
Diffido chiunque dal continuare con la storia del mutuo di casa perché notizia falsa e diffamatoria indegna di quanti ritengono di fare informazione.
(Antonio Razzi, Noi Sud, 11 dicembre 2010)

Generatore automatico di giustificazioni di deputati voltagabbana

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova giustificazione

Non è reato

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Giorgio Clelio Stracquadanio, deputato del PDL, sulla presunta compravendita dei parlamentari in vista del voto di fiducia:

Non credo assolutamente che sia accaduto, ma anche se si fosse pagato loro il mutuo non sarebbe un reato.
Come dire: tutti i giorni uno pensa di aver toccato il fondo, e il giorno dopo scopre che il fondo era qualche metro più giù.
Senza neanche bisogno di scavare.

Scilipoti e la strana tempistica della "scelta"

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Domenico Scilipoti, deputato dell'IDV ancora "incerto" sul voto di fiducia al governo, rimette online il suo sito, riempiendo tutta la colonna sinistra con una serie di video che spiegano, come lui stesso scrive, solo una parte dei motivi della sua "scelta".
Ebbene, al di là del contenuto dei filmati in questione, faccio rilevare che il loro caricamento su YouTube risale, in ordine strettamente cronologico, a maggio 2010, febbraio 2010, maggio 2009, luglio 2008, marzo 2008 e addirittura ottobre 2007.
Insomma, a giudicare dai motivi con cui egli stesso giustifica la sua "scelta", parrebbe proprio che Scilipoti avrebbe potuto operarla tranquillamente già due o tre anni orsono: invece, guarda caso, decide di farlo solo adesso, proprio nel momento in cui quella "scelta" vale tanto oro quanto pesa.
Che volete, si vede che prima non gli avevano spiegato cosa fosse YouTube.

Che paese da operetta

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Seguite con attenzione la complicatissima parabola di Domenico De Siano:

1997: viene eletto sindaco di Lacco Ameno.

2004: viene eletto consigliere provinciale di Napoli, nel frattempo continua a fare il sindaco.

2007: scade il mandato da sindaco e torna ad essere solo consigliere provinciale.

2009: viene rieletto consigliere provinciale di Napoli.

2010: viene eletto consigliere regionale della Campania, nel frattempo continua a fare il consigliere provinciale.

2010: subentra come deputato al collega Taglialatela, dichiarato incompatibile, nel frattempo continua a fare sia il consigliere regionale che il consigliere provinciale.

14 dicembre 2010: voterà la fiducia al governo Berlusconi.

17 dicembre 2010: si dimetterà da deputato, al suo posto subentrerà un finiano.
Succedono anche cose del genere, in un paese da operetta come il nostro: incarichi accumulati come se piovesse semplicemente perché "la legge lo consente", una fiducia votata all'ultimo momento utile e poi via, come se niente fosse, verso nuove avventure.
Che spettacolo, gente. Meglio del circo equestre.

Lo strano destino dei siti di Scilipoti e Calearo

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calearo

Ieri vi segnalavo come il sito di Domenico Scilipoti, deputato dell'IDV che potrebbe finire per votare la fiducia al governo Berlusconi, fosse stato stranamente trasformato in una semplice immagine di se stesso, non cliccabile in alcuna delle sue parti.
Ebbene, su Facebook mi fanno notare che qualcuno è messo addirittura peggio: quello che vedete qua sopra è tutto ciò che appare se si prova ad andare sul sito web di Massimo Calearo, deputato ex PD, ex API ed ora nel Gruppo Misto, anch'egli "indeciso" sul voto di fiducia e co-fondatore, insieme allo stesso Scilipoti e al deputato del PD Bruno Cesario, del Movimento di Responsabilità Nazionale.
Due su tre, insomma, e a quanto mi risulta il terzo un sito web non ce l'ha.

Tanto per essere chiari

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Tanto per essere chiari: nonostante il fatto che non sia più né un dirigente né un iscritto del partito (per una serie di ragioni che in questa sede sarebbe troppo lungo, oltre che poco interessante per i lettori, spiegare) mi sento ancora "radicale", e penso che non smetterò di sentirmici finché campo.
Lo dico, evidentemente, in relazione a ciò che sentirsi "radicale" significa per me, giacché in base alla definizione pannelliana (i radicali sono gli iscritti) ho smesso di essere tale nel momento in cui ho deciso di non rinnovare la tessera.
Ciò premesso, mi pare doveroso mettervi a parte della mia opinione sul "dialogo" tra i radicali e il PDL che pare essere iniziato nei giorni scorsi, e che secondo alcuni potrebbe condurre ad un voto di fiducia (o di "non sfiducia") della delegazione radicale alla Camera nella fatidica data del 14 dicembre.
Ebbene, sarà che non passo a Torre Argentina da un bel po', e che pure quando ci passavo ero molto più interessato a fare (per quanto potevo) le cose in cui credevo (e nelle quali continuo a credere) che a informarmi dettagliatamente sulle "strategie" del partito, ma a me questo "dialogo" non piace neanche un po'.
Non mi piace e anzi mi ripugna, da "radicale" come mi sento io, il solo fatto che si discuta di poter accordare la fiducia al governo che ha dato dell'assassino a Beppino Englaro, che va d'amore e d'accordo con chi mette i migranti nei campi di concentramento, che ha stretto la morsa del proibizionismo fino alle estreme conseguenze, che fa comunella con una nazione nella quale i diritti civili sono ferocemente repressi, e potrei continuare.
A mio (modesto) modo di vedere l'unico dialogo che si può ragionevolmente pensare di instaurare con questi individui è un'opposizione ferma e inflessibile finalizzata a mandarli a casa, in modo tale che non possano più nuocere al paese: e ciò, badate, a prescindere dal fatto che il PD di Bersani caghi assai poco i radicali (cosa che peraltro ritengo drammaticamente vera), e quindi a costo di correre il rischio di uscire dal parlamento e di dover ricominciare a fare politica soltanto in mezzo alla strada.
I miei ex compagni (tra cui conservo tanti amici, alcuni dei quali mi sono molto cari) che si imbatteranno in questo post potrebbero eccepire (come da quelle parti accade con una certa frequenza) che non abbia capito un cazzo: nel caso dovesse succedere, incasserò l'accusa e continuerò a pensare con la mia testa.
Essere "radicale", naturalmente per come intendo la cosa io, significa anche (e forse soprattutto) questo.

Che è successo al sito di Scilipoti?

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scilipoti

Se provate ad andare sul sito di Domenico Scilipoti, il deputato dell'IDV che potrebbe votare la fiducia al governo Berlusconi, vedrete che in pratica il sito non c'è più: l'unica cosa che c'è è un'immagine, cioè uno screenshot, del sito stesso, peraltro di pessima qualità e troncato brutalmente a un certo punto dello schermo, che non è cliccabile né leggibile in alcuna sua parte.
Che succede? Non è che l'Onorevole ha deciso che è meglio che il suo sito, e quello che c'è scritto dentro, non lo veda nessuno?
Attendo lumi, anche da voi.

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