Come capita per molte altre cose, anche il celibato dei preti non è che una questione di soldi... Casse accese, gente, la colonna sonora è da urlo.
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CI SEDEMMO DALLA PARTE DEL TORTO VISTO CHE TUTTI GLI ALTRI POSTI ERANO OCCUPATI
Come capita per molte altre cose, anche il celibato dei preti non è che una questione di soldi... Casse accese, gente, la colonna sonora è da urlo.
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Secondo il rapporto della Commissione Europea del 3 aprile 2003 (Rapporto Busquin), così come secondo il Rapporto della Commissione Dulbecco sulle Cellule Staminali voluta dall'allora Ministro della Salute Umberto Veronesi, il settore delle cellule staminali è uno dei più promettenti nel campo delle biotecnologie, e potrebbe condurre a importantissimi risultati nella cura delle malattie cardiovascolari, delle patologie del sistema nervoso, del diabete e di altre malattie rare.
Secondo le stime più attendibili, in Italia dovrebbero esserci circa 200.000 embrioni congelati prima del 2004: la legge 40 da un lato impedisce di impiantarli, e dall'altro proibisce che vengano utilizzati per la ricerca scientifica, col risultato che quegli embrioni resteranno a marcire nei congelatori finché putrefazione non intervenga.
Posto che ciascuno è libero di avere le proprie opinioni, e di perseguirle nel modo che ritiene più opportuno, sarebbe auspicabile adoperare quel minimo di coerenza che ai paladini della vita, sia pure in altre circostanze, sembra mancare: a voi risulta, tanto per fare un esempio, che questi illustri difensori dei valori cattolici, tra i quali la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo una donna, si astengano dal divorziare allorché ne avvertano il bisogno? A me, onestamente, pare di no.
Orbene, supponiamo (com'è ragionevole supporre) che la ricerca sugli embrioni, magari quella effettuata all'estero, produca nel prossimo futuro terapie e farmaci utili a guarire determinate malattie: secondo voi i fanatici che si sono stracciati le vesti per proibire quella ricerca in Italia, ove si trovassero nella necessità di assumere quei farmaci o di utilizzare quelle terapie, avrebbero la coerenza di astenersene? Oppure, come me, siete convinti che se ne strafotterebbero, ingoierebbero le pillole e si curerebbero, utilizzando per primi i risultati di ciò che fino al giorno prima si sono sgolati per impedire?
Io, da parte mia, una proposta l'avrei: perché non dichiarano, questi stinchi di santo, che nel futuro non utilizzeranno mai gli eventuali rimedi che dovessero scaturire, direttamente o indirettamente, dalla ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali?
Perché non lo fanno pubblicamente, magari convocando una conferenza stampa, mettendo il loro impegno per iscritto e consegnandolo a un notaio che si renda garante del suo adempimento?
Domandare è lecito, si dice, e rispondere è cortesia: proviamo a chiederglielo, e vediamo se saranno così cortesi da risponderci.
D'altronde, si tratta di una questione di valori.
O sbaglio?
La strada è lunga, ma er deppiù l'ho fatto:
Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 48, comma 1:Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Mica vero, sapete?
Per esempio, supponiamo che il Signor Rossi sia affetto da una malattia, o sia portatore di una disabilità, e che tale circostanza gli renda particolarmente complicato qualsiasi spostamento.
Vi siete mai chiesti com'è possibile, per il Signor Rossi, andare a votare?
Perbacco, direte voi, potrà votare a casa sua: del resto il voto domiciliare, o per corrispondenza, è una realtà in molti paesi, e talora è possibile esercitarlo anche se non si soffre di alcuna malattia, ma semplicemente perché si preferisce così.
Invece, gente, non è così.
In Italia, amici miei, il voto a domicilio è stato previsto soltanto a partire dal 2006, e non è consentito a tutti i malati o disabili intrasportabili, ma esclusivamente a quelli che vivono "in dipendenza vitale da apparecchiature elettromedicali".
Quindi, se il Signor Rossi è in carrozzina, se è allettato ma non è attaccato a una macchina, oppure se è semplicemente malato e uscire di casa potrebbe aggravare le sue condizioni, gli si prospetta una comodissima alternativa: o decide di lanciare il cuore oltre l'ostacolo e di raggiungere in qualche modo il suo seggio elettorale, oppure rinuncia a votare.
Inutile precisare che anche i pochi malati e disabili astrattamente ammissibili al voto domiciliare non hanno vita facile: la legge, come accade di consueto nel nostro paese, impone loro una serie di adempimenti burocratici tanto complicati (e talmente oscuri da interpretare) che la maggior parte dei suoi destinatari finisce per rinunciare.
Orbene, non starò qua a tediarvi con una filippica sull'importanza del diritto di voto in un paese democratico (lo sapete già), né a sottolineare quanto sia ipocrita l'atteggiamento dei tanti baciapile che si stracciano le vesti per un embrione e poi se ne strafottono delle persone in carne e ossa (la loro ipocrisia, del resto, è circostanza ormai acclarata); anche se, ne converrete, sarebbe interessante chiedersi perché mai gli stessi signori che concepiscono titoli giornalistici del tipo "Napoli: ucciso bimbo perché malato", non si adoperino con altrettanta lena a scrivere, magari il giorno dopo, "Italia: migliaia di persone private del diritto di voto perché malate".
Ma lasciamo stare, altrimenti divago e perdo il filo.
Non starò qua, dicevo, ad annoiarvi con le mie menate; mi limito a ricordare che tra poco ci saranno le elezioni, e migliaia di cittadini, rebus sic stantibus, saranno di nuovo privati del loro diritto politico fondamentale: bella storia, non è vero?
Il comma 4 dell'articolo 48 della Costituzione, lo stesso articolo con il quale l'ho aperto il post, recita:Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
Fatemi un cazzo di favore, signori miei: spiegatemi di quale indegnità morale sono colpevoli, le persone che stanno male.
Grazie.
C'era un tempo per i miracoli della fede. C'è un tempo per i miracoli della Scienza.
Un giorno, il mio medico potrà, lo spero, dirmi: prova ad alzarti, perché forse cammini.
Ma, non ho molto tempo, non abbiamo molto tempo.
E, tra una lacrima ed un sorriso, le nostre dure esistenze non hanno certo bisogno degli anatemi dei fondamentalisti religiosi, ma del silenzio della libertà, che è democrazia.
Le nostre esistenze hanno bisogno di una cura, di una cura per corpi e spiriti.
Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica.
Ma, non possono aspettare.
Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi Papi.
(Luca Coscioni, 16 luglio 1967 - 20 febbraio 2006)
Foto scattata il 16 febbraio 2008, cassa automatica del parcheggio del Jolly Hotel di Salerno, dopo il Congresso dell'Associazione Luca Coscioni.
Ho un testimone oculare.
Da Wikipedia:
Lanciare il sasso e nascondere la mano.Applicato all'attività di un quotidiano, questo efficace modo di dire potrebbe tradursi nell'intendimento di esprimere un'opinione non dichiarandola esplicitamente, ma piuttosto suggerendola, sottintendendola, lasciandola intuire, o addirittura facendo in modo che quell'opinione resti impressa nella mente del lettore senza che costui se ne avveda.
Con questa espressione si descrive molto sinteticamente il comportamento di chi provoca una situazione di conflitto, svela un retroscena che doveva stare celato, dà origine a situazioni spiacevoli, etc. agendo tuttavia in modo tale da non risultare lui la causa del guaio.
Immaginiamo ora di voler lasciare intendere che l'omosessualità sia un vizio turpe e riprovevole: la soluzione più adeguata, in questo caso, potrebbe consistere nell'evocare il legame con un argomento che susciti lo sdegno e il ribrezzo dei lettori. La pedofilia sarebbe perfetta, che ne dite? Un po' come succede sul Corriere del 29 dicembre 2006, nel quale si trova il seguente accostamento:
Andiamo avanti e cambiamo argomento. Supponiamo di voler ribadire, senza dare troppo nell'occhio, il vecchio adagio sessista secondo il quale le donne sono solite disturbare il prossimo con un sacco di chiacchiere inutili. In questo caso l'ideale sarebbe legare il concetto con qualcosa che sia logorroico, fastidioso e prodotto in grande quantità; lo spamming, tanto per fare un esempio, come accade sul Corriere del 30 novembre 2006:
Orbene, poteva mancare, in questa elencazione di ipotetiche allusioni, qualche bel lancio di sasso riguardante l'aborto? In altre parole, immaginando di voler insinuare che l'interruzione della gravidanza costituisca un delitto della peggiore specie, quale sarebbe il crimine più adatto da scegliere per l'accorpamento? Lo stupro, ovviamente, meglio se con rapina annessa. Curiosamente, un po' come accade sul Corriere dell'8 marzo 2007:
Coincidenze, direte voi, e non saprei come darvi torto; chi mi conosce, del resto, sa bene che rifuggo dalle facili dietrologie, e aborro l'abitudine di intravedere cospirazioni ad ogni angolo di strada.
Un'altra coincidenza, ci mancherebbe, o forse l'ennesima distrazione.
Beppe Grillo sulla vicenda di Federico Aldrovandi:Due manganelli spezzati sul corpo di un ragazzo di 18 anni. Teppisti? Extracomunitari? Criminali comuni? No, tutori dell'ordine pagati da noi.
D'altra parte, c'è di meglio di una bella assimilazione fascista, per scagliarsi efficacemente contro le squadracce?
Facciamo mente locale, tanto per riprendere il filo del discorso.
Se sei nata femmina, e se per caso hai bisogno della pillola del giorno dopo, è probabile che ti costringano a girare una decina di ospedali per trovare un medico non obiettore che si degni di prescrivertela.
Se poi finisci per rimanere incinta (perché succede, succede davvero, che una resti incinta per non aver trovato chi gli prescrivesse il Norlevo), e dalla tua ecografia si intravede qualcosa che non va, c'è il caso che facciano i vaghi, ti dicano di non preoccuparti e ti invitino a tornare dopo qualche settimana, in modo da far trascorrere il tempo necessario a renderti impossibile l'aborto terapeutico.
Nel caso in cui tu scampi al trabocchetto (magari perché puoi permetterti un secondo esame presso una clinica privata), e decida di interrompere la gravidanza, è comunque possibile che ti facciano una puntura e poi ti lascino ore nella corsia di un ospedale in preda ai dolori, senza che nessuno si azzardi a toccarti con un dito, perché di tanto in tanto l'unico medico non obiettore dovrà pur riposarsi, e gli altri sono così appecoronati agli anatemi della Curia da non guardarti nemmeno in faccia quando li chiami.
Se poi riesci ad arrivare in fondo, nonostante il vivamaria di ostacoli che ti hanno infilato sotto le scarpe (e non senza esserti ingoiata la lunga serie di umiliazioni e sofferenze che ne conseguono), nulla di più facile che le guardie irrompano nell'ospedale, sequestrino il maltolto e ti facciano un bell'interrogatorio in perfetto stile tenente Colombo; per non parlare della possibilità che qualche autorevole editorialista ti dia dell'assassina sulla prima pagina del suo giornale.
Orbene, si dà il caso che il sistematico e cinico sabotaggio appena tratteggiato non sia la sintesi di un racconto di fantapolitica, ma la cronaca di ciò che accade quotidianamente nel nostro paese.
Lo so che ve l'ho già detto, ma forse è il caso di ripeterlo: c'è qualcuno che si rimbocca le maniche, e cerca di fare quello che può per contrastare questa barbarie con una cosa (una cosa magari piccola, ma che potrebbe diventare una cosa grande così) che si chiama Soccorso Civile.
Questa cosa, amici miei, ha bisogno dell'aiuto di tutti: quindi date una mano, se potete e come potete.
Perché l'altro soccorso, quello Incivile, loro lo stanno già facendo.
E lo fanno alla grande.
La riunione dei blogger laici
Il mio intervento al Congresso
L'intervista di Radio Radicale
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