Consolatium misero comites habere penantes

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Ida Magli sul Giornale:

Il trapianto di organi, nella sua brutale concretezza, ha tolto qualsiasi sacralità alla morte; e ha cancellato la trascendenza presente, con il suo immenso mistero, nel corpo del defunto. Ci si lamenta del «materialismo» del nostro tempo: l’utilizzazione come pezzi di ricambio dei corpi degli altri ne è la massima prova. Nessun materialismo può andare più in là di così. Né lo si camuffi con la terminologia del «dono»: il soggetto agente è quello che «ti pensa» come pezzo di ricambio, che «ti vede» come pezzo di ricambio, che ti utilizza come pezzo di ricambio.
Come dire: piuttosto che uno, già che ci siamo, meglio che schiattino in tre o in quattro. Vuoi mettere, la soddisfazione di crepare con trascendenza e sacralità?

Fight the real enemy

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Ah, i bei tempi andati, quando le provocazioni al Papa erano roba seria...

(Sinead O'Connor, War, 1992)

La Luce[tta] in fondo al tunnel

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Lucetta Scaraffia chiarisce il suo pensiero (sic) sulla morte cerebrale in un'intervista al Giornale:

C'è un dibattito aperto, libri che ne parlano. Ci sono stati due casi di donne, per le quali era stato dato il permesso di espiantare gli organi e, poi, si è scoperto che aspettavano un figlio; una ha avuto un aborto spontaneo, l'altra ha partorito. Se una rimane incinta vuol dire che non è proprio così cadavere.
A parte il fatto che, com'è stato giustamente segnalato, una donna che rimane incinta è un conto, mentre un insieme di organi che vengono artificialmente mantenuti vitali allo scopo di lasciar sviluppare un feto concepito in un momento antecedente è tutto un altro paio di maniche; che, com'è stato altresì rilevato, il maschilismo dilagande nel mondo cattolico si spinge fino al punto di ritenere che per stabilire se una donna sia viva o morta risulti dirimente la circostanza che il suo corpo sia nelle condizioni di svolgere efficacemente il ruolo di scatola; e che, com'è stato infine sottolineato, il concetto di persona, a volerne parlare seriamente, implicherebbe qualche considerazione di maggiore spessore; a parte queste riflessioni, dicevo, il sillogismo ha tutta l'aria di non avere alcun fondamento scientifico, e di non essere che uno dei tanti giochi di parole che ci capita di concepire quando l'ozio ci assale e non sappiamo che cazzo fare (il colmo per un idraulico? avere un figlio che non capisce un tubo, o giù di lì). Una cosa morta, parrebbe di capire, non può portare a termine lo sviluppo di una cosa viva: se tanto mi dà tanto, dobbiamo aspettarci da un momento all'altro la nascita un movimento per la tutela dei diritti umani delle incubatrici.
Ci sono questioni che spettano agli scienziati, ma sulle quali anche i profani possono riflettere.
Ecco, la chiave è proprio il verbo "riflettere", che secondo il Garzanti online significa letteralmente "applicarsi con la mente, considerare con attenzione, ponderare"; certamente non "aprire bocca e dare fiato".
La definizione di morte cerebrale non è un dogma. I cattolici pensano, hanno idee.
Non vorrei fare la parte del cinico, ma se tutte le idee fossero come questa quasi quasi sarebbero meglio i dogmi.
Per fortuna le donne laiche iniziano ad avere voce nella chiesa: è un segnale importante.
Importantissimo, direi: se si dovesse giudicare da questo episodio, si direbbe che le donne vengano mandate avanti a fare qualche figuraccia lanciando sassi nello stagno, in modo da consentire alla Chiesa di esaminare con tutta calma l'effetto che fa e riservarsi, se del caso, di scaricarle.
I sostenitori del rapporto di Harvard possono esporre le loro ragioni, ma di queste cose si deve parlare.
Sono decisamente confortato. La Scaraffia, che è una storica, si pronuncia con argomentazioni da bar dello sport contro il rapporto di Harvard, ma accorda magnanimamente ai suoi sostenitori, che sono degli scienziati, il permesso di esporre le loro ragioni (cosa che peraltro, evidentemente, è stata già ampiamente fatta, se la parola "rapporto" ha un significato). Che generosità, eh?
Le minoranze possono cambiare il modo di pensare. La scienza non è democratica.
Su questo, debbo ammetterlo, sono d'accordo. D'altronde, dev'essere la stessa considerazione che avranno svolto gli scienziati leggendo questa intervista. Dopo aver smesso di ridere, s'intende.

Basta la parola

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Non per infliggervi la rielaborazione di un post di ieri, ma non trovate anche voi che qualcuno(*), prima o poi, 'sta cosa dovesse dirla?

Ass.Coscioni: fronte clericale cerca di imporre battaglia di retroguardia, è necessario continuare a pronunciare la parola "Eutanasia" Dichiarazione di Alessandro Capriccioli e Josè De Falco, membri di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica L'articolo in cui Lucetta Scaraffia afferma che la morte cerebrale non è un elemento sufficiente a dichiarare la fine della vita umana è già stato confutato da chi possiede le competenze scientifiche per farlo; al di là dell'aspetto tecnico, tuttavia, emerge un dato politico chiarissimo e decisamente inquietante: il fronte clericale, pur di affossare la possibilità di disciplinare il testamento biologico, è disposto a muoversi nella direzione di dichiarare illeciti perfino i trapianti di organi. Si tratta di una strategia ormai collaudata: si sposta altrove il fuoco del dibattito, costringendo i propri avversari a una battaglia di retroguardia e scongiurando in tal modo la possibilità di affrontare la questione originaria. Non è improbabile, quindi, che tra qualche settimana ci si ritrovi a difendere i malati che aspettano da mesi un fegato o un cuore, battendosi per il rispetto di diritti che fino al giorno prima parevano acquisiti; e che tra qualche mese, andando avanti di questo passo, si debba organizzare un sit-in o un digiuno per difendere il diritto di assumere antibiotici o quello di accedere liberamente alle vaccinazioni. Sarà bene non dimenticare che solo qualche mese fa (prima che la parola divenisse quasi impronunciabile) si dibatteva esplicitamente sulla legalizzazione dell'eutanasia: proprio per questo l'Associazione Luca Coscioni, che ha ancora il coraggio civile di dichiarare apertamente quell'obiettivo e di battersi per raggiungerlo, mette a disposizione, sul portale Soccorso Civile, i dati e le informazioni necessarie per accedere all'eutanasia all'estero; non cadendo nel tranello dell'arretramento civile e culturale che viene quotidianamente imposto alla società italiana.
(*) L'Agenzia di stampa AGI, nel riportare la notizia, qualifica Josè e me come "i vertici" dell'Associazione Coscioni. Devo ricordarmi di dirlo a Cappato, la prossima volta che lo vedo, così si dimette e non ne parliamo più.

Anonima stronzate

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Un tizio che ha pensato bene di non firmarsi (pur avendo ricevuto un nome, si deve supporre, all'atto del battesimo) mi augura (con ortografia, grammatica e sintassi decisamente incerte, presumibilmente in ragione di una maggiore attenzione nei confronti della catechesi che della lingua italiana) di essere dichiarato cerebralmente morto e di risvegliarmi un istante prima che mi vengano espiantati gli organi. Mentre mi domando quale decurtazione di punti possa produrre, ai fini dell'eventuale ingresso in paradiso del nostro amico stinco di santo, un auspicio del genere (quelli come me sono destinati all'inferno senza discussione, ma per un individuo tanto pio sporcarsi la fedina così ingenuamente rappresenta indiscutibilmente una leggerezza) rifletto sul fatto che non sono poi tante, tra le dottrine disponibili sul mercato, quelle capaci di produrre individui dotati di un senso dell'orrido così pronunciato da consentire loro non dico di augurare a qualcuno, ma persino di immaginare una simile eventualità. Roba, ne converrete, da far impallidire George Romero, i cui zombie si risvegliavano sì dopo la morte, ma perlomeno restavano liberi di scorrazzare per le campagne terrorizzando la popolazione autoctona con tutti gli organi al loro posto (circostanza, questa, comprovata dall'abbondanza di budella che gli zombie medesimi disseminavano in giro al loro spaventoso e caracollante passaggio). Che dire? Prendo atto dell'auspicio ricevuto, rammaricandomi del fatto di non poterlo adeguatamente ricambiare, giacché la mia formazione laicista mi ha irrimediabilmente precluso l'acquisizione di un gusto così spiccatamente grandguignolesco. Mio malgrado, quindi, dovrò limitarmi ad un augurio più banale, anche se altrettanto sincero: possa tu un giorno, amico anonimo, imbatterti in un dio un po' meno sadico e vendicativo del tuo. Ah, e possa tu imparare un po' d'italiano, ovviamente. Anche se per questo, a onor del vero, ci vorrebbe un miracolo.

L'implacabile arretramento

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Presumo che l'articolo di Lucetta Scaraffia, secondo cui la morte cerebrale non sarebbe un elemento sufficiente a dichiarare la fine della vita umana, verrà autorevolmente commentato da chi possiede le competenze scientifiche per farlo: io, che di lavoro faccio il commercialista, non mi permetto di entrare nel merito della questione (non senza rilevare, en passant, che la stessa Scaraffia è una docente di storia contemporanea e non un medico, ma insomma, lasciamo correre). Quello su cui ci si può soffermare, tuttavia, è il dato politico, che a me pare piuttosto chiaro (oltre che decisamente inquietante): c'è chi si rende disponibile, pur di affossare la possibilità di disciplinare il testamento biologico, a farsi in quattro per dichiarare illeciti perfino i trapianti di organi; il che, a ben guardare, non è che la declinazione di una strategia ormai collaudatissima: spostare altrove il fuoco dello scontro, costringere i propri avversari a una battaglia di retroguardia e scongiurare in tal modo il dibattito sulla questione originaria. E' possibile, quindi, che tra qualche settimana ci si ritrovi tutti a farsi in quattro per difendere quei malati che aspettano da mesi un fegato o un cuore, e a battersi per il rispetto di diritti che fino al giorno prima parevano acquisiti, ma che il solerte intervento dei crociati come la Scaraffia ha rimesso imprevedibilmente in discussione. Io, malinconicamente ma senza mollare il punto, mi permetto di mettere un segnalibro su questa pagina, perché ho il brutto vizio di non dimenticare e l'altrettando odioso difetto di essere testardo: solo qualche mese fa, prima che questi fenomeni iniziassero a stracciarsi le vesti, ci stavamo battendo per la legalizzazione dell'eutanasia. Ricordiamocene, quando ci ritroveremo a digiunare per non abolire gli antibiotici.

Il contagio della libertà

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Beppino Englaro sull'Unità di oggi:

Ho notato, con amarezza, che le persone restie ai condizionamenti - delle quali Eluana era una evidente esemplare - vengono mal tollerate dalla nostra società perché, reclamando l'esercizio delle loro libertà fondamentali, sovvertono l'ordine prestabilito, e questo infastidisce e spaventa. Non si coglie che essi sono una ricchezza per la collettività, uno sprone al pensare da sé, un contributo al pacifico e prezioso fermento civile. Forse si teme il contagio che la libertà, come l'allegria, sanno muovere tra le persone dalle sensibilità affini.
All'affollato esercito dei blateranti suggerirei sommessamente di leggere e rileggere, se possibile imparando a memoria. E di vergognarsi un bel po'.

Conversione differenziata

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In occasione della terza giornata per la salvaguardia del Creato, che si è celebrata ieri, i vescovi della CEI hanno elaborato un messaggio dal titolo "Una nuova sobrietà, per abitare la terra", del quale riporto qui di seguito alcuni significativi stralci:

Vorremmo, però, soffermarci in questa sede su un aspetto che interessa tutti i cittadini dei Paesi più industrializzati: quello di un profondo rinnovamento delle nostre forme di consumo. Occorre, infatti, un nuovo stile di sobrietà, capace di conciliare una buona qualità della vita con la riduzione del consumo di ambiente. (...) Si tratta, in particolare, di ridurre quei consumi che non sono realmente necessari e di imparare a soddisfare in modo ragionevole i bisogni essenziali della vita individuale e sociale. In questa direzione, sarà possibile valorizzare in forme nuove quella tradizione di essenzialità che caratterizza tante comunità religiose, facendola diventare pratica quotidiana per tutte le realtà cristiane. (...) Un efficace rinnovamento delle pratiche - personali, familiari e comunitarie - non potrà realizzarsi senza una vera e propria «conversione ecologica», cioè senza uno sguardo rinnovato sulle nostre esistenze e sui beni che le caratterizzano.
L'invito, sia detto per inciso, promana da un'organizzazione guidata da un tizio che non rinuncia a andarsene in giro con una stola di ermellino neanche se glielo chiedono in cinquemila, con tanto di nomi e cognomi. Niente male, eh?

Appunti per l'autunno

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A beneficio dei più distratti, riepilogo qui di seguito quello che dobbiamo aspettarci dopo la pausa estiva. In Parlamento, a quanto è dato sapere, si metteranno d'accordo per un testo di legge che disciplini il cosiddetto testamento biologico, escludendo la possibilità di rinunciare all'alimentazione e all'idratazione artificiali e stabilendo che le dichiarazioni anticipate di trattamento debbano considerarsi non vincolanti per il medico. Il che equivale a proibire il testamento biologico nel significato in cui lo si è sempre inteso (l'unico con un minimo di senso logico, detto tra parentesi), coniando contestualmente una nuova formulazione del concetto, consistente nella possibilità di mettere nero su bianco una serie di indicazioni terapeutiche che potranno essere allegramente disattese. Stante quanto sopra, il Parlamento si appresta ad accordare ai cittadini (in pompa magna e con una certa solennità) il permesso di scrivere su un pezzo di carta una serie di chiacchiere perfettamente inutili. Poiché tale operazione, a quanto risulta a chi scrive, è ampiamente praticabile anche adesso, si deve concludere che nei prossimi mesi, dopo un ampio ed esauriente dibattito in cui verranno mirabilmente composte le innumerevoli posizioni in campo con tutte le loro sottili sfumature, sarà elaborata una legge che non servirà a un cazzo, se non a vietare definitivamente ciò che oggi, in assenza di una norma espressa, deve considerarsi quantomeno dubbio. Cominciamo bene, nevvero?

Lunedi, primo settembre

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Dal sito di Luca Volontè:

Pensate di aver al vostro fianco, nella sdraio lì accanto o nel bar del rifugio alpino, un tale che indossi occhiali per vedere il "virtual", che invece di chiedere da bere o prendere il sole si buttasse addosso al primo che passa e gli succhiasse il sangue.
Non c'è niente da fare, le vacanze rigenerano...

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