Posto fisso? Porno fisso!

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Avrete sicuramente presente la classica scena in cui due genitori, rimproverando la figlia farfallona che preferisce i bagordi allo studio, pronunciano la fatidica frase:

Dobbiamo farti un discorso serio: sei sempre in giro di notte, chissà che gente frequenti: non capisci che in questo modo trascuri lo studio? Ricorda che senza una laurea, nella vita, non andrai da nessuna parte!
Ebbene, la realtà sembra aver ribaltato anche questo luogo comune: il porno smette di simboleggiare la sregolatezza, la depravazione, il vizio, e diventa l'antidoto alla precarietà, la professione sicura grazie alla quale poter ottenere un mutuo, comprarsi una casa e mettere su famiglia, il "posto fisso" che milioni di italiani, per decenni, hanno sperato di assicurarsi attraverso l'università, le notti in bianco a studiare, le ore di ansiosa attesa agli esami.

Nessun giudizio morale da parte del sottoscritto, sia chiaro, figuratevi se un senzadio come me si scandalizza: anzi, provo una sincera simpatia per l'intraprendente professoressa trevigiana, che ha risolutamente deciso di voltare pagina, abbandonando l'incertezza dell'insegnamento e tuffandosi allegramente nella stabilità dell'amplesso filmato.

Una riflessione, però, mi pare obbligatoria: se le cose vanno avanti così, preparatevi ad un repentino mutamento nei pistolotti dei genitori; una cosa del tipo:

Tua madre ed io abbiamo deciso di parlarti; devi cambiare registro, perbacco, stai dalla mattina alla sera sui libri, se non impari a fare qualche pompino come si deve quando mai riuscirai a costruirtelo, un futuro?
Che volete, sono i tempi che cambiano.

Cattolici: avanti tutta!

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Ci mancava un po' il Cardinal Bagnasco. Eccolo qui, lanciatissimo:

Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani
Cardinale, voi ci metterete pure tutta la buona volontà di questo mondo (e di quell'altro), ma diciamocelo, vi converrebbe che un po' meno politici si professassero cattolici, visti i loro comportamenti ben lontani dalla fede. Ma sentiamo un po' come continua il Cardinale, dove vuole arrivare:

vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti.
Ah, ecco cosa voleva dire, Cardinale: visto che la generazione attuale ha fatto solo un gran casino su testamento biologico, imposizione della religione cattolica a scuola per tutti, astinenza anziché contraccezione, senza però raggiungere grandi risultati, ci vuole una nuova generazione di cattolici, bella incattivita, che possa segnare il destino di tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso.
Certo, Cardinale, ora mi è tutto più chiaro.

Che Dio che ne scampi.

Sarebbero questi, i massacratori della società civile?

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Chi accusa gli atei di essere una genìa di terroristi tarantolati, tutti intenti a realizzare sulla terra gli oscuri disegni del Maligno, farebbe bene a leggere attentamente questa lettera di Raffaele Carcano, Segretario dell'UAAR e, sia detto per inciso, persona che conosco, frequento e stimo.

Dite la verità: vi sembrano questi, gli individui che minano le fondamenta della società civile?

Onorevole Ministro Meloni,
le scrivo in qualità di segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l’associazione di promozione sociale riconosciuta dal ministero che difende i diritti di quei dieci milioni circa di cittadini italiani che non si riconoscono in alcuna religione o altra credenza nel sovrannaturale.
Ho avuto modo di leggere con dispiacere alcune sue dichiarazioni sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Avrebbe infatti consigliato a chi si «offende» per la presenza del simbolo cattolico «di prendere in considerazione l’idea di andare a vivere da qualche altra parte del mondo». Avrebbe altresì sostenuto di essere «stufa di vedere burocrati europei che stanno lì a sindacare se si possa appendere un crocifisso nelle scuole».
Onorevole ministro, nessuno di noi si offende per la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. Non sappiamo quanti cattolici si offenderebbero se trovassero, nelle aule scolastiche, il simbolo dell’UAAR, ma sappiamo che sia il simbolo cattolico, sia il nostro, in un’aula scolastica non ci devono stare. Perché sono entrambi simboli di parte, e dunque inevitabilmente incapaci di rappresentare tutti i cittadini italiani: cattolici, atei, agnostici, cristiani non cattolici e credenti non cristiani.
La presenza del crocifisso contrasta con il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato. Costituisce inoltre un condizionamento particolarmente pesante nei confronti di minori: come recita la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, «lo Stato è tenuto alla neutralità confessionale nel contesto dell’educazione pubblica dove la presenza ai corsi è richiesta senza tener conto della religione».
Onorevole ministro, criticando la sentenza della Corte di Strasburgo lei ha preso le distanze, contemporaneamente, dai valori espressi dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo: un documento che l’Italia ha firmato come membro fondatore, e che lo Stato della Città del Vaticano non ha invece mai sottoscritto. Posizioni come le sue non allontaneranno dall’Italia i non credenti: allontaneranno invece, ancor di più, l’Italia dall’Europa, perché la classe politica che la governa sembra incapace di far propri quei valori di civiltà, democrazia, laicità che contraddistinguono gli altri paesi del nostro continente. Paesi dove i giudici non sono considerati «burocrati», ma donne e uomini chiamati a proteggere quei fondamentali valori. Paesi dove, e non per caso, il crocifisso non è quasi mai presente.
Confidiamo che lei si sia semplicemente espressa male, e che non pretenda pertanto di non rispettare i diritti umani. Se invece quanto riportato dagli organi di stampa corrisponde al vero, le consigliamo di prendere a sua volta in considerazione l’idea di andare a vivere in una di quelle parti del mondo (e sono purtroppo ancora tante) in cui la loro negazione è moneta corrente.
Noi rispettiamo le idee e le credenze di tutti, ma chiediamo lo stesso rispetto da chi governa l’Italia e che dovrebbe, per primo, dare l’esempio. Se chi governa l’Italia propone l’allontanamento dal resto della società di chi la pensa diversamente (una misura che, come lei ben sa, in Italia non è più applicata dai tempi del fascismo) allora, per coerenza, dovrebbe contemporaneamente chiedere l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea.

Distinti saluti

Raffaele Carcano, segretario UAAR

Il buio della civiltà

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Il degrado civile di un paese si misura anche da notizie come questa: a Padova lo Stato, causa diminuzione dei finanziamenti, chiude la sede locale del "Libro Parlato", una struttura che si occupava di registrare su cd e cassette i libri -compresi quelli universitari- per gli ipovedenti e per i ciechi. Il risultato? Chi si avvaleva del servizio per studiare dovrà arrangiarsi, oppure, più verosimilmente, smettere di dare gli esami e rinunciare alla laurea.

Si facciano avanti, adesso, quelli che difendono la dignità dei malati e dei disabili soltanto quando si tratta di negare loro il diritto di scegliere liberamente come morire.

Questi, amici crociati, vorrebbero vivere e studiare: perché non fate notte in Parlamento per difenderli?

La Volpe del Tavoliere rimase impagliata (cit.)

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Troppo facile scrivere oggi contro D'Alema, ma una riflessione va fatta, perche' il voto di Puglia qualche cosa ce la dice.
La prima cosa e' che dalle primarie non si torna indietro. Chi continua a ripetere che siano controproducenti, che siano una perdita di tempo o altro, vuol dire che non ha capito di che pasta sia fatto il nostro elettorato.
La seconda cosa e' che le primarie possono essere organizzate in una settimana, con risultati imponenti. 200.000 persone ai gazebo vorranno dire qualcosa ? Dunque, basta con i "non c'e' tempo", basta, ne abbiamo le scatole piene di decisione prese al chiuso di una stanza e fra quattro persone.
La terza cosa che queste primarie ci dicono e' che non esiste alcun laboratorio politico, qualunque fosse il significato.
La quarta cosa e' che il nostro elettorato e' di centro sinistra, non quello dell'UdC e se vogliamo ritornare ad essere un partito importante e' quello a cui dobbiamo puntare.
Adesso, se non bastasse, un po' di autocritica, perche' se e' vero che non si puo' andare con le tendenze, e' pur vero che noi non abbiamo una base politica su cui dialogare. La politica delle alleanze non funziona se non e' convincente. E per convincere c'e' bisogno di contenuti.
Vendola ha vinto perche' i contenuti li ha messi ed e' evidente che il 70% del centro sinistra giudica la sua politica in Puglia efficace. O ce ne rendiamo conto o non avremo alcunche' da dire.
Si conferma che la strategia, senza il consenso e' nulla e la strategia si costruisce, si pianifica avendo presente il polso dell'elettorato. Se questo non c'e', vuol dire che si e' leader di cartapesta o del salotto di casa, perche' oltre non si va. Questo e' il punto.
Adesso, nel Lazio, va fatto un ragionamento chiaro, perche' non vorrei che nello scambio Puglia-Lazio, il centro sinistra perdesse anche quest'ultimo, perche' non vorrei che l'incapacita' dei piani alti di leggere il Paese, ci costringesse, con scelte che gia' stanno prefigurando uno scenario incomprensibile, a una campagna asfittica, perche' vorrei capire dai grandi strateghi se gli elettori in tutto questo sono compresi.
Allora, io credo che abbiamo bisogno di un cambio chiaro, non di rimettere in discussione il segretario, e, stavolta per favore, mettiamoci la politica dentro.
(Sergio Gaudio)

Signore, perdonami, perché sono stata stuprata

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Che cosa potrebbe mai essere ancora peggio di una violenza sessuale da parte di un confessore nei confronti di un'adolescente?

Per esempio, la singolare circostanza che dopo averla stuprata il prete le prescriva di recitare dieci volte l'Ave Maria per chiedere perdono del suo peccato.

Non c'è niente da fare: 'sti preti pedofili riservano sempre qualche incredibie sorpresa. Non mi meraviglierei se un giorno o l'altro venisse fuori che uno di loro, dopo essersi inchiappettato un bambino, gli abbia addirittura negato l'assoluzione.

Il magistero prima di tutto, perbacco.

Quanti comportamenti sono peggiori di una bestemmia?

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Al Grande Fratello, come molti sanno, se ne vedono di tutti i colori: invidie, maldicenze, sotterfugi, falsità, insulti, botte e chi più ne ha più ne metta. Ogni volta si scatena un po' di maretta, si minacciano provvedimenti disciplinari, ma i protagonisti vengono immancabilmente perdonati e lasciati amorevolmente proseguire il gioco.

Invece sono pronto a scommettere che questa volta, dopo che perfino il Codacons ha ritenuto di scomodarsi, si procederà senza colpo ferire all'espulsione, sulla scorta della solita ipocrisia -tutta italiana, e quindi tutta casa e chiesa- in base alla quale è più grave insultare una divinità (la cui esistenza, ne converrete, è quantomeno controversa) che prendersela con una persona in carne e ossa.

E' bene sottolineare che non si tratta di una novità: nel calcio, ad esempio, alcuni comportamenti violenti contro gli avversari vengono sanzionati da regolamento con un cartellino giallo, ma se uno rivolge una parolina poco edificante a Dio o alla Madonna non si scherza, rosso diretto e andare a pentirsi sotto la doccia.

Non nutro, lo preciso, grande simpatia per le bestemmie; ritengo, tuttavia, che esse costituiscano un esempio assai meno negativo di altri comportamenti come la violenza fisica e verbale verso gli altri, l'ipocrisia, la grettezza, l'intolleranza e un'ulteriore serie di atteggiamenti riprovevoli: potendo scegliere, insomma, preferirei che i miei figli fossero costretti a sorbirsi una bestemmia piuttosto che una lite velenosa, magari con qualche ceffone, tra due persone in carne ed ossa.

Voi che ne dite: è colpa mia, che sono un miscredente senza rimedio, oppure sono loro, ad essere un tantino ipocriti?

Il Totò pensiero

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Totò Cuffaro, ex Presidente della regione Sicilia, è stato condannato a 7 anni in appello per favoreggiamento aggravato alla mafia e per rivelazione del segreto istruttorio (avrebbe fatto sapere a un boss che erano state installate delle microspie nella sua abitazione, facendo così saltare l'indagine). Ora, restando salda al principio della presunzione d'innocenza, non verrò tacciata di essere giustizialista se da questo blog mi permetto di contestare l'opportunità politica della reazione di Cuffaro alla condanna. Il sen. Cuffaro infatti ha subito dichiarato:

Prendo atto però della sentenza della Corte. In conseguenza di ciò lascio ogni incarico di partito. Mi dedicherò, con la serenità che la Madonna mi aiuterà ad avere, alla mia famiglia e a difendermi nel processo, fiducioso in un esito di giustizia.
Lasciando stare la Madonna, che sarebbe meglio non scomodare in questi casi, è interessante rilevare la scissione politica di Cuffaro: lascia immediatamente tutti gli "incarichi di partito", ma col cavolo che si dimette dalla carica di Senatore! Non per pensare male, per carità, ma sembra che i cittadini siano proprio all'ultimo posto dei suoi pensieri. Cuffaro, infatti, ci tiene a precisare che il suo futuro sarà occupato dalla difesa nel processo e alla famiglia. Ricorda qualcuno. Chissà chi... Pensare un pochino ai cittadini, alla responsabilità nei confronti di chi lo ha votato, e al fatto che mantenendo quella poltrona rappresenta il paese intero? No, perché uno è liberissimo di dire che è convinto che verrà assolto, e quindi continua ad andare avanti per la sua strada. Ma non ho capito perché se si dimette dal partito non si dimette allora dalla ragion d'essere del partito stesso, cioè la rappresentanza democratica nelle istituzioni! Sembra quasi che una volta in più questi signori ci vogliano ricordare chi conta veramente nel paese, come se non l'avessimo già capito. Tanto è in Parlamento grazie all'Udc, mica per il libero voto dei cittadini, vista la legge elettorale che ci ritroviamo. E poi, fatemi fare un'ultima considerazione: ma questa Udc è proprio la stessa per cui il Pd si sta stracciando le vesti per non non far ricandidare Vendola? Allora siamo in una botte di ferro. A sbarre, si intende.

Il Pd aderisce al Primo Marzo 2010

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Mi sono quasi commossa, ieri, quando ho ricevuto questa dichiarazione da Livia Turco, capogruppo democaratica in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputatie e Presidente del Forum Immigrazione del Partito democratico:

Carissime,
vi ringrazio per per aver avuto il coraggio, l'intelligenza e l'entusiasmo di lanciare un sasso capace di smuovere le acque e di suscitare tanti cerchi e tante onde. Le acque, i cerchi, le onde della partecipazione, della volontà di esserci insieme, Italiani e nuovi Italiani, Italiani e nuovi cittadini. Per costruire una civile convivenza. Per urlare insieme "No al Razzismo, sì alla civile convivenza". C'è bisogno di fiducia, di protagonismo, di relazioni umane. C'è bisogno di obiettivi concreti e condivisi per cambiare le brutte leggi sull'immigrazione e migliorare la qualità della vita di tutti coloro che soffrono la precarietà, che vivono la disoccupazione, che patiscono la povertà. C'è bisogno di unità e convergenza per difendere la nostra democrazia e renderla più forte. Io sarò con voi il Primo Marzo. Saremo in tanti del Pd con voi. Daremo il nostro contributo a questa giornata della partecipazione e perchè nasca una primavera della civile convivenza. Faremo la nostra parte in Parlamento, nelle Istituzioni locali e sul territorio per difendere e promuovere la dignità degli immigrati, favorire la loro partecipazione politica, favorire l'incontro tra Italiani ed immigrati.
Ancora una volta, grazie!
Con amicizia.
Livia Turco
L'adesione del Pd era stata sollecitata da Giuseppe Civati, con questo apprezzatissimo appello pubblicato sull'Unità. Noi, ieri, abbiamo risposto così:

Le parole e l'incoraggiamento che ci arrivano da Livia Turco ci fanno grande piacere e confermano ancora di più la nostra convinzione che i tempi sono maturi per un'iniziativa popolare e spontanea come quella che stiamo organizzando e portando avanti con il sostegno della società civile. La difesa dei diritti, senza eccezioni e per tutti, è parte integrante della difesa della democrazia e siamo felici che la condivisione di questo principio semplice ma fondamentale abbia potuto dar vita a tante onde. La nostra speranza è che il Primo marzo segni davvero l'avvio di una nuova stagione per le politiche dell'immigrazione europee.
Coordinamento nazionale Primo marzo 2010
Crediamo, infine, che nell'ambito di questa iniziativa i sindacati debbano svolgere un ruolo rilevante di rappresentanza e di protezione degli stranieri che vivono e lavorano in Italia, indipendentemente dalla forma concreta che la manifestazione del primo marzo assumerà.
Spiace un po' che la Cgil, che sia avvia verso lo sciopero generale per il 12 marzo, con le parole di Epifani abbia centrato la convocazione solo sul fisco senza includere, almeno in queste prime dichiarazioni, la questione degli immigrati.

Non che se ne sentisse proprio la mancanza.

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Bastano 79 centesimi per leggere e vedere i discorsi di Benito Mussolini sul proprio iPhone. Grazie all'applicazione "iMussolini. L'uomo che ha cambiato la storia d'Italia", creata da un programmatore italiano e caricata sul negozio virtuale della Apple. Con tanto di spiegazione preventiva: «Gli sviluppatori tengono a precisare che l’applicazione non è assolutamente a sfondo politico, ma tende a portare su iPhone un documento storico su un personaggio che ha comunque scritto una pagina importante nella nostra storia».
LE RECENSIONI - Fatto sta che - come ci segnala un lettore, M.G. - l'applicazione è già al 43° posto (in salita) nella classifica di quelle più acquistate e tra le recensioni lasciate dagli utenti ci sono commenti più che entusiastici. Sul sito Iphoneitalia.com si legge: «Finalmente si legge qualcosa di italiano», «In fin dei conti il Duce è la nostra storia nel bene o nel male», «Santo subito, «Finalmente un'applicazione seria», «Duce! Duce! Duce!», «Molti nemici molto onore», «Boia chi molla» ecc. Ma ce ne sono altrettanti parecchio critici: «Mi viene da vomitare», «Se fosse storia allora perché confinarla solo a questo personaggio?», «Si raccolgono i discorsi di un dittatore che ha rovinato l’Italia siamo impazziti?», «Si inneggia al fascismo (dittatura) usando internet, ossia l’apoteosi della libertà di pensiero», «Caro sviluppatore crea subito iRepubblica, iCostituzione e iPartigiani gratis!». L'applicazione contiene oltre 120 testi relativi ai principali discorsi di Mussolini, corredati da audio e video. Sono - viene spiegato - documenti storici reperibili negli archivi nazionali, nelle biblioteche, nelle librerie e su internet.
Fonte: CorSera

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