Monopoli di Stato (Vaticano)

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E dire che da vent'anni, o giù di lì, me ne ritrovo in tasca uno diverso ogni giorno: eppure, giuro, non ci avevo mai fatto mente locale.
E poi ci si lamenta di Ruini?

A voce/3: Conversazione con un marziano sulla moratoria degli embrioni

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Accendete le casse, gente, questo è un documento esclusivo.
Buon divertimento, e buona riflessione...

Questa non è una moratoria, ma un'abrogazione

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Dal Garzanti online:

Sollievo. s. m. l'essere, il sentirsi sollevato fisicamente o moralmente; conforto, alleviamento: essere di sollievo a qualcuno; cercare sollievo dalla sete, dal caldo; la guarigione della figlia fu un gran sollievo per la famiglia; provò sollievo nel vederlo | tirare un respiro di sollievo, provare un senso di liberazione da affanni, preoccupazioni ecc.
Questa mattina Microsoft Office è stato disinstallato da tutti i computer del mio studio, per lasciare il posto a Open Office.
Ahhhhhhhhhhhhh.

Un Soccorso Civile nel paese dei diritti negati

3 Commenti »

(Articolo pubblicato su Agenda Coscioni, anno III, numero 1, gennaio 2008)

«Chiunque procede alla vaccinazione cessa di essere figlio di Dio: il vaiolo è un castigo voluto da Dio, la vaccinazione è una sfida contro il Cielo». Sono trascorsi quasi duecento anni da quando Annibale Francesco Clemente Melchiorre Girolamo Nicola Sermattei della Genga, meglio conosciuto come Papa Leone XII, scagliò il suo anatema contro una pratica oggi universalmente riconosciuta come fondamentale conquista del progresso medico e scientifico.
Altri tempi, verrebbe da dire: eppure, guardandosi un po' intorno e mutando quello che c'è da mutare, sembra essere cambiato davvero poco, specie per quanto riguarda il nostro paese.
C'è poco da stare allegri, tanto per fare un esempio, se si pensa che i progressi della scienza permettono di procreare a persone che fino a pochi anni fa non ne avrebbero avuto alcuna possibilità; ma che in Italia gli anatemi integralisti, assecondati senza colpo ferire da una classe politica oggi più che mai prona alle ingerenze vaticane, hanno vanificato l'utilità di quelle pratiche mediche con una legge che impedisce alle persone di avvalersene, in nome della necessità di adeguarsi ad un non meglio precisato diritto naturale.
C'è poco da sorridere, se è vero che la contraccezione d'emergenza, contro ogni evidenza medica e scientifica, viene quotidianamente e strumentalmente spacciata per subdola pratica abortiva, con la conseguente invocazione dell'obiezione di coscienza non solo per chi avrebbe l'obbligo di prescrivere quei farmaci, ma perfino per coloro che li vendono.
C'è poco da mormorare "altri tempi", se il fronte clericale, in un paese nel quale l'interruzione della gravidanza è a tutti gli effetti un diritto garantito dalla legge, si oppone all'aborto farmacologico con una tenacia degna del più ottuso regime teocratico, in nome dell'assunto secondo il quale abortire senza sofferenza costituirebbe un inaccettabile cedimento all'impalpabile fantasma di una presunta deriva relativista.
C'è poco da sentirsi sollevati, se i tentacoli clericali si spingono fin dentro ai letti dei malati, impedendo loro di esercitare la libertà di scelta che dovrebbe spettare ad ogni essere umano, e li condannano a vivere, contro la loro volontà, prigionieri del proprio corpo, ponendo in essere senza alcuno scrupolo una tortura medievale alla quale danno il nome di "diritto indisponibile alla vita".
Altri tempi, verrebbe da dire rileggendo l'anatema di Leone XII: e tuttavia basta guardarsi un po' intorno per rendersi conto che sarebbe una valutazione clamorosamente sbagliata. La realtà, quella vera, è fatta da una ragnatela di leggi proibizioniste e illiberali, che calpestano la libertà individuale, impediscono alle persone di curarsi, ignorano i diritti civili e li etichettano come "questioni eticamente sensibili"; relegando la libertà di scelta, nel migliore dei casi, al ruolo di argomento sul quale è necessario trovare un punto di mediazione: nel peggiore, al rango di "valore non negoziabile", del quale ci si rifiuta perfino di discutere.
Poche, come sempre, le voci che si levano contro l'offensiva integralista e proibizionista: tra quelle voci, quella dell'Associazione Luca Coscioni, che negli ultimi anni, con i pochi mezzi di cui dispone, ha costituito e continua a costituire il più tenace baluardo di libertà e laicità del nostro paese.
Si dà il caso, però, che la battaglia politica sia lunga e difficile, e che nel frattempo migliaia di persone continuino a vedere mortificati i propri diritti; quelle persone, come Luca Coscioni non si stancò mai di ripetere, non possono aspettare: «Ma, non ho molto tempo, non abbiamo molto tempo. E, tra una lacrima ed un sorriso, le nostre dure esistenze non hanno certo bisogno degli anatemi dei fondamentalisti religiosi, ma del silenzio della libertà, che è democrazia. Le nostre esistenze hanno bisogno di una cura, di una cura per corpi e spiriti. Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma, non possono aspettare. Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi Papi».
Soccorso Civile nasce per fare in modo che quelle persone possano evitare di subire le conseguenze negative delle leggi che limitano la loro libertà di scelta e negano i loro diritti, fornendo loro suggerimenti, indicazioni e supporto concreto per ottenere ciò che viene loro ingiustamente negato; noi l'abbiamo immaginata come una grande enciclopedia libera, alla quale ciascuno potrà aggiungere le proprie idee, i propri spunti, le proprie conoscenze, le proprie esperienze concrete: un vero e proprio database della resistenza civile e laica, in continuo aggiornamento, che possa costituire uno strumento utile, da subito, per tutti coloro che ne abbiano la necessità.
Elio Vittorini scrisse: «La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio».
Ancora una volta, crediamo che l'affermazione possa essere invertita: per questo, oggi più che mai, è necessaria la partecipazione di tutti.

Quando il gioco si fa duro...

3 Commenti »

Che volete farci? Oggi mi è presa con i video... Accendete le casse, gente, vi assicuro che stavolta ne vale davvero la pena: la colonna sonora è imperdibile. Bye.

Flash movies in minutes with Toufee.com

Preti

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Come al solito, gente, casse accese. E buon divertimento.

Anyone can make flash movies with Toufee.com

Generatore automatico di anatemi di Joseph Ratzinger

5 Commenti »

Allora, gente, lo schema è più o meno questo.
Si prende una cosa qualsiasi (nel nostro esempio la famiglia) e la si mette da una parte; poi se ne prende un'altra di importanza essenziale, possibilmente del tutto avulsa dalla prima (nel caso di specie la pace); infine si apre bocca e si lancia un anatema, blaterando che negare la prima cosa (quella qualunque) costituisce una minaccia per la seconda (quella importante).
Un illustre esempio dell'operazione testè illustrata è quello che vedete qua sotto:

Siccome il sistema, nella sua apparente assurdità, pare garantire risultati assai gratificanti (leggasi pubblicazione dell'anatema sulle prime pagine dei principali quotidiani), mi sono preso la briga di inventare un generatore automatico che vi regali un anatema diverso ogni volta che ne sentite il bisogno.
Lo trovate in alto a destra, con le istruzioni per utilizzarlo.
E mi raccomando, inveite.

Cerchi che si chiudono

2 Commenti »

Daniele Capezzone, 9 agosto 2004:

«Ci siamo ridotti come il "mullah" Sirchia ci vorrebbe tutti. Ma noi diciamo "no" agli ultimi attacchi all'aborto».
Camillo Ruini, 1° gennaio 20008:
«Credo che dopo il risultato felice ottenuto riguardo alla pena di morte fosse molto logico richiamare il tema dell'aborto e chiedere una moratoria quantomeno per stimolare, risvegliare le coscienze di tutti, per aiutare a rendersi conto che il bambino in seno alla madre è davvero un essere umano e che la sua soppressione è inevitabilmente la soppressione di un essere umano».
Sandro Bondi, 2 gennaio 2008:
«Mi riconosco pienamente nelle parole di S.E. Cardinale Camillo Ruini, intervenuto nel dibattito aperto dalla proposta di Giuliano Ferrara sulla difesa della vita».
Daniele Capezzone, 27 novembre 2007:
«Senza la preziosa esperienza di uomini come Sandro Bondi non si va da nessuna parte».

Se questo è un uomo

6 Commenti »

Marina Corradi su Avvenire:

Quell’immagine al terzo mese di gravidanza - quando l’aborto è perfettamente legale - è un fatto: non è cattolica nè integralista, non è ideologica. È oggettiva: così è un uomo, a dodici settimane (e se qualcuno non vuole farlo vedere, dovrebbe per onestà domandarsi perchè). Se questo è un uomo, dunque, prima di ogni altra discussione filosofica o etica, potremmo cominciare a guardarlo, a farlo guardare ai nostri figli, e a onestamente riconoscere ciò che è.
Sarò pure un miscredente, io, però conosco l'italiano; e dove non arrivo (per ignoranza, per dimenticanza, per l'età che avanza, così facciamo una bella rima tripla) mi aiuto con gli strumenti che mi vengono messi a disposizione dalle case editrici o, male che vada, dalla rete.
Consultando uno dei tanti dizionari online, per esempio, ho la conferma del fatto che le parole "uomo" e "feto" non sono sinonimi; il che vuol dire, a occhio e croce, che esse sono state coniate allo scopo di significare due cose diverse.
Ciò non implica, ovviamente, che della circostanza non si possa discutere; sta di fatto, tuttavia, che qualsiasi dibattito sull'argomento, ove si fondi su basi vagamente scientifiche, condurrebbe a risultati a dir poco mortificanti per chi, come la Corradi, attribuisce la qualifica di uomo a un feto di tre mesi; da ciò si desume, a meno che non mi sfugga qualcosa, che la disinvoltura con cui (non soltanto nel caso di specie) la discutibile operazione di identificazione viene posta in essere sia ispirata non tanto dalla sicurezza in ciò che si afferma, ma piuttosto dalla necessità di saltare a pie' pari un passaggio logico del quale si conosce benissimo la debolezza. Il che, adoperando la proprietà di sintesi tanto invocata dalle nostre maestre elementari, è a un tiro di schioppo da ciò che correntemente viene definito come malafede.
Ma c'è di più.
Se l'attribuzione della qualifica di uomo a un feto di tre mesi può essere considerata (compiendo uno sforzo immane per amor di discussione) controversa (ce lo concederà, almeno questo, la Dottoressa Corradi?), essa deve invece ritenersi perfettamente appropriata in relazione a un africano che muore di AIDS: perché, dunque, le immagini di quegli uomini agonizzanti non vengono mostrate ai nostri figli, in due o tre dimensioni, con le stesse modalità che la Corradi invoca per i feti?
Sarebbe uno spettacolo altrettanto istruttivo, credetemi: un esempio di oggettività di fronte al quale domandarsi, tutti insieme, perché mai le discussioni etiche e quelle filosofiche non vengano messe da parte, consentendo ai quei disgraziati di infilarsi un preservativo, invece di scagliare anatemi e prospettare ai contravventori le fiamme dell'inferno.
Oppure, Dottoressa Corradi, dobbiamo concludere che un africano (magari uno ancora piccolo come quello della foto, per usare il metodo delle immagini strazianti che sembra esserle tanto caro) sia meno uomo di un feto?

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