Infiltrazioni mafiose a Milano? Scherziamo?

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la frase, nella sua essenzialità, è questa: a Milano ci sono sì singole famiglie mafiose ma la mafia non esiste. Il Pd parla di «vergogna». A parlare, appunto, è stato il prefetto. E l’ha fatto, ieri, direttamente nella prima audizione della commissione parlamentare antimafia che, dopo anni, è tornata a Milano in vista dell’Expo, dei suoi cantieri e di un allarme legato alla ’ndrangheta (ri)lanciato, pochi giorni fa, dal ministro dell’Interno Maroni e dal capo della Polizia Manganelli. Dove? Sempre a Milano, sempre in Prefettura.
Oggi sulla questione l'intervento della Moratti:

LETIZIA MORATTI - Il sindaco di Milano ha detto: "Credo che nelle città economicamente ricche e con abitanti con redditi elevati, quindi non solo a Milano, il rischio di infiltrazioni, io più che mafiose parlerei di criminalità organizzata, c’è sempre’’. E ha messo in guardia da interpretazioni distorte. ‘’Cerchiamo di distinguere tra dichiarazioni presunte e gli atti concreti’’. "La commissione ieri era a porte chiuse - ha osservato Letizia Moratti - e mi sembra anomalo che possano essere filtrate delle dichiarazioni: si tratta di capire se sono filtrate dichiarazioni corrette.

Quale delle seguenti interpretazioni sarà quella giusta?
a) La Moratti è in buona fede e non avendo idea alcuna riguardo cosa sia successo all'interno della seduta si tiene cautamente in disparte.
b) La Moratti conosce esattamente l'andamento dei fatti ma spera che non si trovino conferme dirette alle parole del prefetto.
c) La Moratti la butta in caciara.

Antagonismo di regime

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Mentre Brunetta chiarisce che i centri sociali sono figli del degrado, e che gli atteggiamenti antagonisti non debbono ricevere alcun avallo da parte dalle istituzioni, a Napoli condannano i dieci poliziotti che nove anni fa sequestrarono in caserma 85 ragazzi, minacciandoli e insultandoli per ore.

Chissà se il ministro Brunetta considera antagonisti anche questi poliziotti: perché per essere antagonisti lo sono certamente, rispetto allo stato di diritto, alla libertà di espressione, alla democrazia. Chissà se ritiene che siano figli del degrado, del declino o di chissà che altro; chissà se reputa che meritino l'avallo delle istituzioni: quell'avallo che lo Stato assicurò loro senza colpo ferire nove anni fa, quando i fatti vennero fuori, promuovendo in blocco i vertici dell'ordine pubblico.

Sono davvero quelli dei centri sociali, i corpi estranei di cui parla il ministro?

Che succede il 1° febbraio?

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Istruzioni per l'uso: guardare, diffondere, aspettare.

L'antagonismo sarebbe un vulnus?

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Renato Brunetta:

I centri sociali sono i figli del declino e del degrado. La fine del declino sanerà anche questo vulnus. Non ci sarà più spazio per corpi estranei, perché non ci saranno più pretesti e alibi, ma occasioni per tutti. Ovviamente i giovani avranno piena libertà di scegliere dove ritrovarsi. Ma atteggiamenti antagonisti e distruttivi non avranno più avallo istituzionale.
Ora, non è che io sia un supporter scatenato dei centri sociali: li ho frequentati di tanto in tanto, in certi periodi con maggiore frequenza, in altri assai più raramente, incontrando alcune persone molto interessanti, altre impegnatissime a portare avanti fattivamente e pacificamente le idee in cui credevano, altre ancora dedite soprattutto a perdere tempo e a bivaccare senza una direzione precisa. Un po' di tutto, insomma, come del resto accade anche in altri ambienti assai meno discussi.

Però, anche ammettendo che per i centri sociali si abbia legittimamente poca simpatia, affermare che essi siano "figli del declino e del degrado", che rappresentino un "vulnus", che i loro frequentatori siano dei "corpi estranei" mi pare davvero troppo; così come mi sembra decisamente eccessiva l'affermazione secondo la quale gli atteggiamenti "antagonisti" debbano essere considerati tout court equiparabili a quelli "distruttivi", e al pari di questi ultimi considerati indegni di "avallo istituzionale".

Per come capisco l'italiano, insomma, il ministro Brunetta ha detto una cosa tanto semplice quanto agghiacciante: chi la pensa in modo radicalmente diverso dagli altri, a prescindere dal modo in cui persegue le proprie convinzioni, deve essere considerato un parassita senza diritto di cittadinanza, e come tale emarginato dalla società e isolato dalle istituzioni.

Ecco: il fatto che un ministro della Repubblica si produca in simili affermazioni, non l'esistenza dei centri sociali, mi pare un vulnus.

E se gli altri foste voi?

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Rispondere alle discriminazioni con altre discriminazioni, per la verità, non mi pare una grande idea: sta di fatto, però, che il domino è partito, e chi gli ha dato il via può trovarsi, come in questo caso, a doverne pagare suo malgrado le conseguenze.

Come vedete, amici della Lega, a finire dall'altra parte ci vuole un attimo.

Belpietro, lascia decidere il lettore

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Maurizio Belpietro su Libero di oggi:

Si, lo ammetto: ieri ho sbagliato. La prima pagina sulla Bonino non andava bene: sotto al titolo principale avrei dovuto pubblicare la fotografia di Emma mentre trafficava tra le gambe di una donna e la aiutava ad abortire con una pompa di bicicletta, e invece non l`ho fatto. Non ho avuto lo stomaco. Ho pensato ai lettori che ogni mattina vanno all`edicola e a cui già dispensiamo quotidianamente lo schifo della politica e mi sono chiesto: ce la faranno a reggere un`immagine così forte in prima? Mi sono risposto di no: meglio non urtare le coscienze, preferibile pubblicarla dentro.
Caro Belpietro, hai sbagliato. Avresti dovuto pubblicare quella foto, per fare vedere a tutti, anche a chi in quegli anni non c'era, come si praticavano gli aborti. Prima della vittoria radicale, prima della battaglia che la Bonino, Spadaccia e tanti altri radicali hanno portato avanti con la disobbedienza civile, cioè autodenunciandosi, che è l'esatto contrario del nascondersi. Invece no, hai preferito non pubblicarla, per non ammorbare ulteriormente il lettore, già pieno dello "schifo quotidiano della politica". Quello che non hai voluto pubblicare è una delle pagine più di valore della nostra storia: gente che ha impegnato la propria vita per battaglie politiche per i diritti e le libertà di tutti, anche le tue. E che hai voluto negare ai tuoi lettori. Dai loro un po' più di fiducia, vedrai che non verrai deluso.

Come muore la laicità

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C'è un paesino di poco più di 800 anime sull'appennino piacentino che si chiama Pecorara. Qualche giorno fa il suo sindaco, tale Franco Albertini, prende una decisione: intitola una delle due piazze principali del paese al cardinale Jacopo Da Pecorara, un personaggio, dice il sindaco «che ha dato lustro al paese». Tanto lustro gli ha dato che già l'altra piazza è a lui dedicata, con tanto di lapide in suo onore.
Non ci sarebbe (quasi) nulla di strano. Se non fosse che la piazza che prenderà il nome del cardinale, attualmente, si chiama Piazza 25 Aprile.

Update: Il sindaco di Pecorara fa retromarcia: "Abbiamo deciso di revocare la delibera legittimamente assunta e giuridicamente ineccepibile con cui si voleva unicamente rendere omaggio al cardinale, lungi da noi l'idea di cancellare o comprimere il significato del 25 Aprile".
Se, vabbè.

Volontari cercasi

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Berlusconi plotone esecuzione
Bleek

Allarme filatteri

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Ve lo chiedo senza ironia, perché proprio non ho capito: mi spiegate come si fa a scambiare la cosa che vedete nella foto per una bomba?

Resto in trepida attesa di lumi.

Massì, tanto sono tutte zozzerie

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Non so se vi è chiaro, ma questa idiozia implica che d'ora in avanti prima delle undici di sera potete scordarvi di vedere (per citare i primi che mi sono venuti in mente) film come Bella di giorno di Luis Bunuel, Mamma Roma di Pierpaolo Pasolini, Taxi Driver di Martin Scorsese, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, I pugni in tasca di Marco Bellocchio, La città delle donne di Federico Fellini, Shining di Stanley Kubrick, Volver di Pedro Almodovar, Apocalypse now di Francis Ford Coppola.

Complimenti, un bel capolavoro.

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