Altro che dimissioni, questi ci guadagnano

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La novità è che il capogruppo del PdL nel consiglio regionale del Veneto, l'erborista Dario Bond, ha avuto l'alzata d'ingegno di inserire tra i suoi prodotti la "tisana bunga bunga".
Per la serie: se riesci a non sentirti in imbarazzo per quello che fa il tuo capo, tanto vale che ci guadagni sopra e ti levi il pensiero.

Eccone un altro che ha cambiato idea

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Francesco Storace, 11 aprile 2008:

Berlusconi è un fuorilegge. L'unica risposta è in sede penale e soprattutto civile. L'ultima sconcertante esibizione sui sondaggi falsi, al Tg1, denota uno straordinario sprezzo delle regole.
Dopo la Santanchè, eccone un altro che ha cambiato idea.

Alzi gli occhi al cielo, Onorevole Bindi: tanto le riesce bene

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L'unica occasione in cui ho scambiato due parole con Rosy Bindi risale a qualche anno fa, davanti a Montecitorio: raccoglievo le firme per la petizione sull'eutanasia con i compagni dell'Associazione Luca Coscioni, e quando mi avvicinai educatamente per chiedere la sua adesione alzò gli occhi al cielo con aria di sufficienza, sbuffò e bofonchiò una cosa del tipo "smettetela, e fate le persone serie". Non vi nascondo che ci rimasi male, anche se non avevo mai ritenuto la Bindi una campionessa di laicità: fu soprattutto il modo, francamente, a lasciarmi un po' interdetto, anche se naturalmente me ne feci subito una ragione e dimenticai ben presto lo sgradevole episodio.
Pochi minuti fa, in macchina, mi sono sintonizzato su Radio Radicale, che stava trasmettendo in diretta l'assemblea del PD; guarda caso, in quel momento parlava proprio Rosy Bindi, che a un certo punto ha detto -pressoché letteralmente- una cosa del genere: se uno non vede nel PD un'alternativa, allora significa che in fondo in fondo il berlusconismo conviene anche a lui.
Ecco, l'occasione mi è gradita per comunicare all'Onorevole Bindi -ammesso che qualcuno le riferisca il contenuto di questo post- che a me il berlusconismo non solo non conviene affatto, ma mi fa letteralmente ribrezzo; nondimeno, per quanto mi sforzi, non riesco a vedere alcuna alternativa in un partito guidato da gente come lei, che assume un atteggiamento sprezzante quando un militante (sia pure radicale) le chiede una firma (specie se quella firma serve a realizzare qualcosa di cui dovrebbe occuparsi lei, quale esponente di un partito che si proclama progressista), e che non contenta propone al paese ragionamenti genuinamente populisti del tipo "o con noi, o siete come Berlusconi".
Non ce la vedo, l'alternativa, né potrei ragionevolmente vedercela, neanche impiegando tutta la buona volontà di cui sono capace: eppure sono autenticamente di sinistra e il governo di Berlusconi non mi piace, né mi conviene. Neanche un po'.
Io la vedo così, Onorevole Bindi, e non credo di essere l'unico: le converrà rifletterci, se le interessa capire per quale motivo il suo partito continua a perdere consensi anche in mezzo allo sfascio cui stiamo assistendo.
In alternativa, se preferisce, lasci correre, assuma un'espressione di sufficienza, sbuffi sonoramente e alzi occhi al cielo.
Mi pare che la cosa le riesca particolarmente bene.

Manca solo Sauron di Mordor, e poi siamo a posto

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Il governo cinese? Apprezzo la loro politica dell’armonia.
(Silvio Berlusconi, 6 luglio 2009)
L’amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti.
(Silvio Berlusconi, 30 novembre 2009)
Medvedev e Putin sono un dono di Dio per il vostro Paese.
(Silvio Berlusconi, 11 settembre 2010)
Io sono legato da amicizia vera con il presidente egiziano Mubarak, con il presidente libico Gheddafi e con il presidente della Tunisia Ben Ali.
(Silvio Berlusconi, 23 dicembre 2010)
Confido e credo che tutti gli occidentali pensino la stessa cosa: che ci possa essere in Egitto una transizione ad un sistema più democratico senza rotture con un presidente come Mubarak che da tutto l'occidente, Stati Uniti in testa, è stato sempre considerato l'uomo più saggio ed un punto di riferimento preciso per tutto il Medio oriente.
(Silvio Berlusconi, 4 febbraio 2011)

Unite i puntini

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Ricapitoliamo: Luca Barbareschi prima va a colloquio con Berlusconi, poi si lamenta delle "illazioni" che lo vorrebbero in partenza da Futuro e Libertà per tornare al PdL, quindi precisa che casomai potrebbe dimettersi dalla carica di deputato, col piccolo particolare che al suo posto subentrerebbe un berlusconiano di ferro, e infine si astiene nella votazione sul caso Ruby ma fa mettere a verbale che si è trattato di un errore.
Vi serve la penna, per unire i puntini, oppure ce la fate anche a occhio?

Andare a casa, e restarci

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Secondo la Camera dei Deputati la versione definitiva dei fatti è la seguente:

  • una minorenne si presenta dal Presidente del Consiglio raccontandogli di essere la nipote di un capo di stato estero;
  • il presidente del Consiglio le crede sulla parola;
  • quando la minorenne viene arrestata perché ha rubato il telefonino di una conoscente, il Presidente del Consiglio telefona in questura per farla liberare senza neanche prendersi la briga di verificare quello che gli è stato raccontato.
Ora, converrete con me che le ipotesi sono due:
  • o il Presidente del Consiglio, e con lui la maggioranza dei deputati, stanno sfacciatamente raccontando al paese una clamorosa menzogna;
  • oppure il Presidente del Consiglio, e con lui la maggioranza dei deputati, ritengono normale basare la propria attività istituzionale sulle fregnacce raccontate da una ragazzina qualsiasi senza neppure controllare.
In entrambi i casi il Presidente del Consiglio, e con lui la maggioranza dei deputati, farebbero bene ad andarsene a casa.
E restarci.

Ah, può capitare?

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Secondo voi l'Onorevole Simeone Di Cagno Abbrescia, secondo il quale "può capitare di soffermarsi su una di quelle immagini diciamo porno che ogni tanto compaiono" perfino se sei un deputato e ti trovi in aula durante il dibattito, è stato informato del fatto che la maggioranza di cui fa parte ha concepito un decreto, successivamente convertito in legge, che introduce un'addizionale fiscale del 25% sui redditi derivanti da "ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti"?
Sono andato a documentarmi, ed in effetti ho scoperto che quando si è votata quella legge l'Onorevole Di Cagno Abbrescia era assente, ragion per cui la vicenda dev'essergli completamente sfuggita: sono certo che se l'avesse saputo, lui che considera il porno una cosa del tutto normale, si sarebbe ribellato ferocemente al suo partito, spingendosi fino alle dimissioni dalla carica di parlamentare pur di contrastare una norma così bacchettona.
Sa una cosa, Onorevole? Il suo punto di vista mi trova perfettamente d'accordo: può capitare a tutti di imbattersi in una foto porno, e trovo -proprio come lei- che non ci sia davvero niente di male a guardarsela un po'. Però, da libertario a libertario, mi consenta un piccolo appunto: ora che ha saputo dell'odiosa legge moralista varata dai suoi colleghi di partito, non crede che sarebbe il caso di battersi pubblicamente per abrogarla?
Attendo trepidante una sua iniziativa in tal senso.

Generatore automatico di scuse del PdL per non andare alle elezioni dopo la bocciatura del federalismo

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova scusa

Berlusconi e il bambino delle palline

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Tanti anni fa, quando d'estate giocavamo a palline sulla spiaggia, nella mia combriccola c'era un ragazzino che armava sempre un casino micidiale: sosteneva che la sua biglia fosse rimasta in pista anche quando era uscita di venti centimetri, dava fastidio agli altri proprio nel momento in cui tiravano la schicchera, voleva vincere ad ogni costo e quando capiva che non ci sarebbe riuscito distruggeva coi piedi tutto il circuito appena prima che la gara finisse.
Dopodiché, nel bel mezzo dell'inevitabile tafferuglio che ne veniva fuori, prendeva e chiedeva scusa, promettendo che non l'avrebbe più fatto, proponendo agli altri di ricominciare da capo e infine tacciandoli di essere una manica di stronzi perché non accettavano.
Sono passati tanti anni, e il nome di quel bambino non me lo ricordo più: però, se non fosse che andavo al mare vicino a Roma e che sono nato nel 1968, mi verrebbe da pensare che si chiamasse Silvio berlusconi.

Siamo donne o cittadine?

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Rossa Innaturale, 36 anni, biologicamente donna.
Sono una donna un po' in rotta con le donne. Mi spiego. Il primo vago senso di irritazione l'ho provato qualche giorno fa, quando ricevo, via facebook, la richiesta di partecipazione all'iniziativa "Donne dicono no" che consiste tra l'altro, nel

" sostituire la vostra foro profilo con foto di donne valorose, intellettuali e combattenti, che hanno lottato per i diritti delle donne in Italia."
Cioè, fatemi capire.. il mazzo al quadrato che mi faccio - io come tutte le donne- non basta? La mia non valorosa, non intellettuale e non combattente vita non conta niente? La butto? La ignoro? Essere orgogliosa di essere una persona che non si sputa in faccia guardandosi allo specchio la mattina non conta, non è anche la mia un'esperienza di r-esistenza e di affermazione di un diritto? ed in tutto questo devo considerare l'uomo come un peso da trainare? Come un povero cretino da convincere di qualcosa? I diritti di una donna se non sono portati avanti da donne perdono il loro valore? Sono eterosessuale convinta che i gay e le lesbiche abbiano gli stessi identici diritti e doveri, sono credente e convinta che lo Stato debba essere laico, Metilparaben non è un carcerato, eppure si batte per i diritti dei reclusi. Le conquiste sociali, l'affermazione di un diritto non è appannaggio solo delle categorie coinvolte, ma dei cittadini. Tutti. Senza distinzione di età, ceto, religione o sesso. Posso sbagliare, eppure credo che ricondurre tutto a "dignità di donna" sia fallimentare e lesivo, veramente, della dignità sia delle donne che degli uomini. Ma questo è solo il Rossa pensiero, labile ed incerto, basato su una lista di dubbi che porto sulle spalle.
A distanza di qualche giorno leggo dell'iniziativa per il 13 febbraio, nella quale le donne e (per concessione, bontà nostra) anche gli uomini, sono invitati a scendere in piazza per riaffermare la nostra dignità (nostra femminile eh, non ci sbagliamo). Nascono altri "mille-mila" dubbi. Primo tra tutti, e lo sussurro soltanto, è questo: ma noi siamo indignati per il postribolo in sè o perchè questo postribolo potrebbe coinvolgere le più alte cariche dello Stato? Perchè sono due cose diverse. Voglio sperare che l'indignazione generale sia per il secondo caso, ma allora non è una questione "da donne". E' una questione che dovrebbe riguardare - e che di fatto riguarda - tutti, indipendentemente dal sesso biologico. Perchè dunque questa chiamata al femminile? In questo contesto non è la mia dignità di donna a risentirne, ma la mia dignità di italiana, di ogni italiano, anche di quelli che si prestano a questa sub-cultura. Io sono d'accordo con il fatto che la situazione non sia più tollerabile, ma penso anche che collettivamente abbiamo delle responsabilità. Il "non ce ne siamo accorti" non è una scusa. Può sicuramente essere un punto di partenza, una svolta per cui ogni giorno, ogni fottutissimo giorno evitiamo di nascondere la testa sotto la sabbia. Può essere il punto da cui si formeranno padri e madri e cittadini che non presteranno figlie e figli, amici ed amiche al gioco perverso, anche se questo gioco viene proposto come vincente, come normale. Possibile che non esistano menti asessuate che diano un valore diverso alla normalità? Perchè dobbiamo cadere in questa trappola che contrappone Uomini e Donne?
E' curioso, abbiamo assistito, nel corso degli ultimi lustri, al disfacimento del nostro Stato, politicamente, culturalmente, economicamente. Abbiamo visto i nostri diritti di cittadini diminuire, le nostre libertà restringersi, siamo diventati tendenzialmente xenofobi, omofobi e intolleranti, abbiamo visto mettere al bando libri, abbiamo assistito a discorsi istituzionali fatti a domenica 5 e risse in Parlamento. Abbiamo avallato leggi ingiuste. Abbiamo ascoltato barzellette indecenti, osservato comportamenti sconvenienti. Abbiamo accettato la distruzione dei settori sanità, scuola, assistenza sociale, cultura; delle libertà di religione, di stampa. Abbiamo partecipato o non partecipato a manifestazioni di agricoltori, magistrati, forze dell'ordine, studenti e chi più ne ha più ne metta. Segno di un malessere diffuso. Ma in tutto questo l'indignazione è sempre stata di una parte, maggiormente della parte coinvolta. E non siamo mai arrivati da nessuna parte che non sia il parlarci addosso. Non è che, per caso, per una volta, potremmo provare a parlare di noi come di un popolo che tenta di affermare i suoi diritti di cittadini? Tutti assieme, senza distinzioni e senza esitazioni. Non è che questo "Basta", giusto per provare una cosa nuova, possa essere detto da una comunità intera?

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