Primarie per tutti gli altri

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Vediamo se ho capito: il nuovo segretario del PdL, nominato non si capisce bene da chi in barba al fatto che la figura del segretario non è neppure prevista dallo statuto del suo partito, inaugura il suo mandato al grido di "primarie per tutti".
Tutti gli altri, evidentemente.

Voglio i miei "-ani" anch'io

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L'altra sera, parlando con un'amica del PD, sono venuto a conoscenza del fatto che esistono gli "zingarettiani", con ciò dovendosi intendere gli appartenenti alla corrente, o alla scuola di pensiero, che fa capo al presidente della provincia di Roma.
Ora, senza voler togliere nulla a Nicola Zingaretti, debbo confessarvi che sono rimasto piuttosto meravigliato, giacché ero convinto che il suffisso "-ano" fosse riservato ai politici che, nel bene e nel male, hanno segnato la storia di una nazione (i togliattiani, i degasperiani, gli andreottiani e via discorrendo), o perlomeno, volendosi allargare, agli esponenti di spicco di un partito.
Invece, a quanto pare, nella complessa e articolata struttura del PD il privilegio di avere degli -ani tutti propri non viene negato a nessuno: di tal che si deve presumere, a titolo meramente esemplificativo, che accanto agli zingarettiani esistano anche i chiampariniani, gli orlandiani, i colanniniani, i serracchianiani, i madiani e così via, fino nei meandri dei singoli circoli, in cui le correnti si ramificheranno minutamente fino a rappresentare, aggiungendo un gratificante "-ani" alla fine, i punti di vista sul mondo di individui sconosciuti ai più e la manciata di persone che hanno deciso di aderirvi.
Sapete cosa ho pensato di fare? Uno di questi giorni mi iscrivo al PD, cercando contestualmente di convincere un paio di amici a fare altrettanto, e poi, alla prima occasione utile, me ne esco con qualcosa che abbia un vago connotato politico: che ne so, roba del tipo "bisogna risolvere il problema dei precari", oppure "il berlusconismo è ormai giunto al tramonto"; dopodiché, forte del consenso dei miei sostenitori, potrò scrivere sul blog che le mie opinioni non sono esclusivamente personali, ma vengono condivise da un gruppo di persone, per l'appunto i "capriccioliani", che si sono entusiasticamente rese disponibili a farle proprie.
Volete mettere, la soddisfazione?

L'ostinazione di difendere un disastro

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In estrema sintesi le cose stanno così: le politiche proibizioniste sulle droghe, oltre ad essersi dimostrate completamente inadatte ad arginare il fenomeno delle tossicodipendenze, hanno regalato alle mafie un monopolio che le ha arricchite e rafforzate oltre ogni immaginazione.
Non riesco a capire che altro ci voglia per rendersi conto che si sta percorrendo la strada sbagliata, per convincersi che la legalizzazione delle droghe non è l'idea bislacca di qualche mattacchione, ma l'unica speranza concreta di invertire la tendenza, e per decidersi a voltare pagina.
Date retta: ammettete di aver sbagliato tutto, fate un passo indietro e piantatela, una buona volta, di difendere questo disastro.

Dottor libertà

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Molto sinteticamente: l'appellativo di "dottor morte" calzerebbe a pennello a chi dovesse praticare l'eutanasia su degli esseri umani a loro insaputa.
Per come la vedo io, invece, uno che aiuta dei malati terminali consapevoli a realizzare la loro volontà di farla finita meriterebbe di essere chiamato "dottor libertà".
Questione di punti di vista.

Detto da un laziale, parte seconda

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Da tifoso della Lazio, ironia della sorte, mi tocca difendere Daniele De Rossi per la seconda volta.
La prima, qualcuno lo ricorderà, fu più o meno un anno fa, quando il centrocampista della Roma, mosca bianca nello stucchevole conformismo buonista che caratterizza da sempre il mondo del calcio, commentò la trovata della tessera del tifoso osservando che a quel punto sarebbe stato utile istituire anche la tessera del poliziotto.
Oggi, a distanza di un anno, Daniele di De Rossi torna sulle prime pagine dei giornali nell'ambito dell'ennesimo scandalo legato al calcioscommesse, e ci torna perché il suo nome è stato citato da un altro in un'intercettazione telefonica, in relazione a una partita per la quale il calciatore della Roma non è indagato e nella quale non ha neanche giocato.
Un po' pochino, ne converrete, per mettere in croce una persona: eppure quel nome è scritto bello grosso sui titoli di parecchi giornali, e dubito fortemente che gli verrà data analoga rilevanza nel caso in cui, come pare possibile, si accerti definitivamente la sua estraneità alla vicenda.
Nell'associarmi allo schifo già espresso da altri, rilevo una volta di più che il garantismo di cui molti si agghindano funziona a corrente alternata.
Il che, ne converrete, non è esattamente il massimo della credibilità.

Generatore automatico di trasmissioni micidiali che hanno determinato l'esito delle elezioni

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova trasmissione micidiale che ha determinato l'esito delle elezioni

Quando uno non è capace di altro

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Dovrebbe averlo capito, che questa strategia inizia a non funzionare più.
Dovrebbe aver capito che se uno sforna promesse a manetta per diciassette anni, e poi le disattende puntualmente dando la colpa a qualcun altro, le persone, perfino quelle dotate di pochissimo senso critico, finiscono per fare spallucce e non credergli più.
Dovrebbe averlo capito a maggior ragione dopo le elezioni di Milano, durante le quali l'inversione del meccanismo si è rivelata con una certa evidenza e i suoi avversari hanno tratto vantaggio, anziché esserne danneggiati, dalla denigrazione sistematica e scomposta della quale sono stati fatti oggetto.
Dovrebbe averlo capito, eppure insiste: probabilmente perché scegliere di cambiare registro è possibile solo quando si è in grado di immaginare un'alternativa.
Io credo che l'abbia capito benissimo, quello che sta succedendo: ma che nonostante questo sia consapevole di non avere altra scelta che proseguire così, ostinatamente, fino alla fine.
Semplicemente perché non è capace di altro.

Paura, eh?

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Procedendo da sinistra verso destra, Malan dice che il referendum sul nucleare è incomprensibile, Calderisi aggiunge che le norme del referendum sul nucleare non esistono più, Lupi osserva che usare il referendum (stavolta senza specificare quale) contro il governo è improprio, e la Bernini sottolinea che il referendum (di nuovo senza dire quale) non è un ring contro il governo (ammesso e non concesso un ring sia funzionalmente utilizzabile "contro" qualcuno, ma lasciamo correre).
Quella che vi ho appena sintetizzato, e che potete vedere coi vostri occhi nell'immagine qua sopra (cliccare per ingrandirla) è la sezione "In primo piano" del sito web del PdL.
Paura, eh?

Pisapia ha vinto su Twitter?

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Il web ha inciso sui risultati delle elezioni amministrative?
Gli amici del Foglio lo hanno chiesto a me ed ad altri blogger: se siete curiosi di leggere come abbiamo risposto, eccovi il link.
Saluti.

Pacificare semplificando

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Secondo alcuni, a quanto pare, quelli che hanno combattuto nell'esercito di uno stato fascista e razzista creato da un dittatore che opprimeva brutalmente l'Italia su ordine di un altro dittatore che opprimeva brutalmente l'Europa debbono essere considerati tali e quali a quelli che hanno combattuto per liberare l'Italia e l'Europa dalle suddette dittature, al punto che a entrambe le categorie di combattenti dovrebbero essere riconosciuti identica dignità e analoghi contributi pubblici.
Il che equivale a dire, se non erro, che il tanto decantato concetto di pacificazione consiste nell'equiparazione indiscriminata di chiunque con chiunque altro.
Molto pratico e veloce, non trovate?

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