Per decenza, dico, mica per altro

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Sarà che sono un rompicoglioni, ma vedere su un sito web la dichiarazione del premier, con annessa foto ultrasorridente, che inneggia all'uccisione di un essere umano definendola "qualche cosa che tutti guardassero con speranza e di cui essere soddisfatti", e poi leggere qualche pixel più giù, sullo stesso sito, l'esternazione della sua pupilla nella campagna elettorale per eleggere il sindaco di Milano, secondo la quale "decisioni sulla vita e sulla morte delle persone sono i valori non negoziabili da difendere senza se e senza ma", mi provoca un fastidioso senso di vertigine.
Non so, forse sarebbe stato il caso di separarle, due dichiarazioni del genere: magari con un bel comunicato di Bondi sui teatri lirici, o di Capezzone sul welfare, o perfino della Brambilla sul turismo.
Per decenza, dico, mica per altro.

La celtica nel commissariato e il post rimosso

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Verso le undici di ieri Francesca Terzoni, che scrive su questo blog, ha pubblicato questa foto del commissariato di Via Cadamosto a Milano, che le era stata inviata via mail, in un post intitolato "Fascismi polizieschi".
Io, letto il post, l'ho chiamata chiedendole se conoscesse direttamente chi aveva scattato la foto e se fosse certa che non si trattasse di un fotomontaggio: siccome la fonte sembrava genericamente affidabile, ma non direttamente verificabile, e stante il fatto che nessun giornale aveva riportato la notizia, ho preso la decisione di rimuovere il post e di lasciarlo salvato in bozza, chiedendole contestualmente se avesse la possibilità di recarsi di persona sotto la finestra del commissariato per verificare se la cosa fosse autentica o se si trattasse di una "bufala".
Naturalmente, siccome né io né Francesca facciamo i giornalisti di professione, non è stato possibile procedere immediatamente al controllo sul posto: nel frattempo la notizia è uscita sul Corriere e su Repubblica, che presumo abbiano provveduto a verificarla, e quelli del commissariato hanno pure fatto partire un'indagine interna.
Insomma, a quanto pare la foto era autentica: ma nel momento in cui non potevo essere sicuro che lo fosse ho preferito rimuoverla e provare, per quanto possibile, a verificarne l'autenticità, piuttosto che rischiare di dare un'informazione inesatta.
Questo è tutto, anche a beneficio di chi mi ha scritto chiedendomi spiegazioni.

Lukashenko, chi è questo?

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A quanto pare Ignazio La Russa non sa chi sia Aleksandr Lukashenko, al punto da ridursi a chiederlo ad un imbarazzato assistente quando Ballarò è già in onda e Floris gli sta chiedendo di intervenire in diretta.
Io, a prescindere da tutto il resto, mi aspetterei qualcosina di più da un ministro della Repubblica.
Voi no?

Minerva, cosa è 'famiglia' oggi, e leggi/modelli anacronistici della stessa

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Buongiorno a tutti! Minerva non è più solo esasperata per l'ipocrisia di coloro che promuovono concezioni fondamentaliste e inattuali delle relazioni sociali in uno stato laico e poi personalmente le violano quotidianamente alla luce del sole, ma anche perché gli stessi individui ormai ci hanno portato da una parte a essere privi di reattività di fronte al costante sopruso da parte loro delle nostre scelte private e dall'altra alla mortificazione dei nostri affetti verso quei soggetti e quelle reti di relazione che ci fanno stare bene come se fossero 'sbagliati' ( = peccaminosi, innaturali, perversi).

Provate a leggere su un sito non specialistico la definizione della voce 'famiglia'. Guardate nel testo il paragrafo 'tipi di famiglia' e in fondo alla pagina (nelle “voci correlate”) il paragrafo 'forme di famiglia'. Che varietà, nevvero?
In antropologia – disciplina che fa della comparazione tra le diverse società umane sul pianeta la base delle proprie conclusioni – la famiglia è il primo contesto di educazione dei nuovi nati al sapere proprio di una cultura/comunità e rappresenta anche quel gruppo di persone che, vivendo insieme, sono per l'individuo il punto di riferimento cui attingere nei momenti di fragilità della propria esistenza o cui ricorrere per avere protezione dall'esterno.

Lo stato di diritto non è gratis

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Ok, adesso mi rimane solo il problema di spiegare ai miei figli come sia possibile che nell'occidente progredito -e cristiano, come si ostinano a precisare ogni volta che possono i governanti di mezzo mondo- si scenda in strada a festeggiare con balli e trombette e si rilascino esaltate dichiarazioni di gioia per il fatto che un tizio cattivo sia stato non catturato, arrestato, imprigionato, ma deliberatamente ammazzato inseme ad altri quattro -tra cui il figlio- con un colpo di rivoltella che gli ha fatto chirurgicamente schizzare il cervello fuori dal cranio, e che il suo cadavere sia stato successivamente buttato in mare come un cane morto.
Lo stato di diritto, checché ne pensi chi adesso va ripetendo "ben gli sta", è praticabile soltanto se si è disposti a sostenere dei costi elevatissimi: e uno di quei costi, forse il più importante di tutti, è la rinuncia definitiva e incondizionata alla vendetta.
Quelli che vorrebbero tenerselo gratis o non ci hanno capito niente, oppure sono in malafede.

Contestualizziamo anche la Biancofiore?

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Non è che io sia un esperto di questioni teologiche, ma a lume di naso ipotizzare che ammazzare un essere umano possa essere considerato il miracolo di un santo mi pare molto più blasfemo, tecnicamente parlando, che togliere i crocifissi dalle aule scolastiche, o consentire alla gente di sospendere l'alimentazione artificiale, o approvare la pillola del giorno dopo.
Chissà, magari pure stavolta si tratta solo di contestualizzare.
---
Update: alcuni mi scrivono che la notizia sarebbe una bufala. Può essere che sia così, naturalmente, anche se io non ho reperito notizie che lo confermino. La presunta dichiarazione, invece, oltre a Giornalettismo viene riportata da Bracconi su Repubblica e da Agoravox.

Santi subito

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Roma, 1° maggio 2011: un'ambulanza che trasporta un neonato in condizioni critiche per una malformazione cerca di farsi strada nella folla, e i pellegrini accorsi a Roma per la beatificazione di Wojtyla la prendono a calci perché la sirena li infastidisce.
Santi subito, tutti.
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Grazie a Blue M per la segnalazione.

Per i liberali veri va bene così?

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Proclamarsi per decenni il leader dei liberali, e poi affermare che "la politica puó introdurre nel proprio ordinamento giuridico norme che non siano in contrasto con tradizione cristiana", è roba da guinness dei primati del nonsense.
Mi piacerebbe sapere se i liberali veri che votano per Berlusconi, ammesso e non concesso che ce ne siano ancora, sono disposti a ingoiarsi senza battere ciglio perfino questa.

Apparizioni, sparizioni e riapparizioni sul sito di Giorgio Merlo

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Allora, vediamo di mettere ordine:

  1. il 24 aprile Giorgio Merlo, deputato del PD, scrive un post nel quale si dice d'accordo con Giovanardi nel condannare il manifesto di Ikea raffigurante due uomini che si tengono per mano; l'indirizzo del post, com'è agevole rilevare da questa copia cache, è http://www.giorgiomerlo.net/?p=338 (ricordate questo numerino, 338, perché è importante):
  2. com'era prevedibile si scatenano le polemiche: non solo contro Giovanardi, ma anche -e in rete soprattutto- contro lo stesso Merlo, dal quale, vista l'appartenenza politica, sarebbe stato lecito aspettarsi un'opinione un tantino meno integralista;
  3. il 28 aprile il post scompare misteriosamente: andando al suo indirizzo, cioè http://www.giorgiomerlo.net/?p=338 (che qua vedete nella sua versione attuale), si riceve in risposta un "Error 404" e appare una scritta con cui si dice che la pagina non è stata trovata:
  4. in rete si inizia a parlare della misteriosa scomparsa, ecvidentemente in termini tutt'altro che lusinghieri, e allora succede il miracolo: il post di Merlo su Ikea, prodigiosamente, riappare! L'unico particolare è che adesso il suo indirizzo è http://www.giorgiomerlo.net/?p=363:
Ricordate il numerino di prima? Era 338, mentre adesso è 363. Cosa rappresenta, secondo voi, quel numerino? L'ordine dei post, ovviamente: l'originario post numero 338, datato 24 aprile, veniva dopo il post numero 335 (che infatti è datato 23 aprile) e prima del post numero 343 (che infatti è datato 25 aprile); invece il numerino alla fine dell'attuale indirizzo di quel post adesso è 363.
Strano, no? A rigor di logica il post 363 dovrebbe essere stato pubblicato, ad esempio, dopo il post numero 360: ma quest'ultimo è datato 28 aprile, cioè 4 giorni dopo un post che ha un numero d'ordine più grande del suo: E' del tutto evidente che il post in questione è stato prima messo su, poi cancellato e poi messo su un'altra volta: magari, siccome tutto è possibile, si sarà trattato di un errore; però, suvvia, non è una curiosa coincidenza che un post scompaia accidentalmente dal sito di un tizio proprio quando tutti ne criticano il contenuto, e che riappaia, con un numero progressivo nuovo e incoerente con la sua data, proprio quando tutti ironizzano sul fatto che sia stato tolto?
Delle due l'una: o l'onorevole Merlo è molto sfortunato, oppure ha bisogno di qualcuno che gli spieghi come funziona internet.

"Ripetete una bugia cento, mille volte e diventerà una verità"

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La frase del titolo è attribuita a Goebbels, ministro della propaganda nel Terzo Reich. Ma ad ascoltare il ciellino Maurizio Lupi, ieri ad Annozero, mi sembra diventata il mantra dei sostenitori del rinascimento nucleare italiano (oltre a tutto il resto, ovviamente).
Tra le tante sparate di Lupi sul nucleare c'è questa:

In Francia l’Energia Elettrica costa meno perché c'è il Nucleare
E’ il cavallo di battaglia dei fautori del nucleare, purtroppo incapaci di comprendere la storia e l’intimo rapporto che ha legato da sempre il nucleare civile con il nucleare militare. Di fatto le condizioni che hanno portato la Francia a diventare una potenza nucleare sono frutto del generale De Gaulle e della sua costante azione politica di creare, in piena guerra fredda, un asse franco-tedesco. De Gaulle tentò prima di pervenire ad un accordo con gli USA e la GB per istituire un “direttorio franco-anglo-americano” alla guida dell’Alleanza Atlantica, ma al no di Londra e Washington, uscì dalla NATO ed elaborò un disegno politico in cui l’Europa si poneva come “terza forza” fra USA ed URSS e in questo quadro, doveva essere accentuata la leadership francese. Necessità e condizione preliminare per tale politica era che la Francia si dotasse di una capacità militare nucleare (“La force de frappe”), per cui una delle prime decisioni del generale fu di accelerare i piani per l’atomica francese che esplose così nel 1960 nel Sahara algerino.
Il nucleare civile francese è nato quindi in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l’uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”. I reattori civili inoltre producono come sottoprodotto Plutonio, elemento che non esiste in natura, ma eccellente per fare bombe atomiche.
Lo sforzo civile e militare francese è stato imponente e la maggior parte dei costi, dalla Ricerca e Sviluppo fino al trattamento del combustibile esausto non sono mai entrati nel costo dei kWh che i cittadini pagano in tariffa, ma sono nascosti nelle tasse che pure i francesi pagano. Non dimentichiamo che EdF, la società elettrica che gestisce le centrali nucleari è statale e che anche gli arsenali militari e gli impianti di arricchimento e di ritrattamento dell’uranio sono statali.
L’esperienza francese è irripetibile, soprattutto in un mercato liberalizzato dove i costi devono essere trasparenti e le attività industriali devono competere sul mercato. D’altra parte basta leggersi il rapporto della Corte dei Conti del 2006 per rendersi conto delle gravi omissioni e dell’assoluta mancanza di trasparenza riscontrata nel settore nucleare e “stigmatizzati” regolarmente dai giudici francesi nei loro rapporti periodici. Ma in Francia gli “affari nucleari” sono esclusivo privilegio della Presidenza della Repubblica.
“Tutto il resto è del maligno”.

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