Minerva comincia col riprendersi le parole (e vi invita a fare altrettanto)

15 Commenti »

Buongiorno a tutte/i!
Una delle ragioni per le quali Minerva è esasperata dai politici attualmente al potere è che l'immaginario mediocre, deprimente, disumano e patetico cui ci hanno sottoposto - e che continuano a tirare a inculcarci come modello di felicità, benessere e successo (ma per favore!) - si nutre di parole che costoro ci hanno rubato e delle quali fanno un uso perverso, ben distante dal loro significato originario.

Per quanto apparentemente questa potrebbe sembrarci cosa di poco conto, in realtà è attraverso le parole che diamo forma ai concetti e alle nostre esperienze. Ed è vero che la lingua cambia col tempo nell'uso quotidiano che ne fanno coloro che la parlano, ma quando il nuovo significato è frutto della scelta intenzionale di una corrente politica per mascherare i propri interessi e le proprie prospettive - fingendo che le cose siano come non sono - non va più tanto bene.

In un post molto agguerrito di alcuni mesi fa indicavo, ad esempio, il caso della parola 'libertà' in bocca a chi pretende di regolamentare questioni così private che investono la medesima gestione personale del nostro corpo - un evidente paradosso, nonché un abominio. E pensiamo parimenti a come è stata svalutata la dimensione di competenza, piacere, creazione e partecipazione alla costruzione del mondo e della comunità insita in tanta trattazione filosofica del concetto di 'lavoro', oggigiorno ormai percepito unicamente come un tragico soffocante distruttivo fardello - ancorché insicuro, precario, e potenzialmente schiavistico - dopo il tempo del quale e l'alienazione che ci provoca comincia la nostra vera esistenza (se riusciamo ancora ad avere energia e fiato per viverla).

E vogliamo dire qualcosa di quel concetto meraviglioso che sarebbe contenuto nel termine 'amante' venuto invero ormai a indicare persone in ruoli affettivi precari, e comunque riprorevoli agli occhi dei più? E che dire delle parole 'vincere/vittoria', ormai inutilizzabili non tanto per via del motto, anche sottoscrivibile, erroneamente attribuito a De Coubertin, quanto per l'uso che ne fecero certi protagonisti della storia italiana al punto tale da convincere anche le generazioni a venire a provare una certa ritrosia nell'utilizzarle pure in situazione potenzialmente appropriate (con le mafie vogliamo partecipare, convivere, pareggiare o le vogliamo provare proprio a vincere?).

Benissimo. Abbiamo ora la possibilità di partecipare a un progetto collettivo per cominciare col riprenderci le parole, custodirle e difenderle: la Società Dante Alighieri, che sostiene la diffusione della lingua italiana, lancia il progetto "Adotta una parola", con il quale chiunque può candidarsi (volontariamente, ma anche senza alcuna spesa) a divenire custode per un anno di una parola a sua scelta della lingua italiana - impegnandosi a diffonderne il significato corretto e a segnalare alla società in oggetto gli usi errati (o perversi!) della medesima.
Non vi sembra questa una mirabile occasione - pur se non sta nel loro progetto, ma nel nostro di resistenza sì - per riprenderci, custodire e difendere altri immaginari e altre prospettive sulla vita, le relazioni, il mondo in cui viviamo associate al significato originario di quelle parole?

In sintesi, possiamo cominciare a cambiare le cose anche solo riappropriandoci della lingua che parliamo - imparando ad approfondire noi stessi i significati delle parole che usiamo e poi a difenderli da chi ne fa un uso distorto e cerca di mettere questi ultimi significati arbitrari e truffaldini nelle nostre teste: resistenza è anche questo.
Non vi sentite già dotati delle armi migliori - ovvero la scrittura, l'intelligenza e un po' di strategia? E, ciliegina sulla torta, lo facciamo all'interno del 'sistema', con i suoi stessi strumenti (date un'occhiata ai credits della società...).


PS1: grazie a Giuliana per la segnalazione del progetto.
PS2: Grazie ad Ale e Giada per le utili conversazioni in merito a questo post.
PS3: il sito è sottodimensionato per le connessioni che sta ricevendo, quindi se incostraste intoppi nella scelta+adozione della parola, abbiate pazienza e riprovateci in altro momento. Sarà mica il dover ritentare più volte che può farci desistere, no? Forza! Riprendiamoci le parole! ;-)

Emergenza cacca

8 Commenti »

Stamattina ho avuto una terribile emergenza cacca.
Nel senso che me la sono fatta sotto sull'autobus.
Capirete, non ero preparato.
Cioè, per la verità la cacca mi scappa tutte le mattine alle otto in punto: e infatti quando si è verificato l'increscioso evento erano le otto e tre quarti passate.
Però, suvvia, mica pretenderete che uno se ne ricordi, no?
Con tutto quello che c'è da fare, volete che uno vada a pensare che di lì a poco, come accade puntualmente tutti i giorni alla stessa ora da trent'anni, dovrà cagare?
Ho ben altro per la testa, io.
Così, inevitabilmente, ho dovuto affrontare l'emergenza.
E ho perso.
Maledetta natura, che ci si accanisce contro.

La tristezza della disperazione

6 Commenti »

Ogni volta che le cose si mettono male (ed è successo più di una volta) qualche esponente di spicco del PdL si affretta a sottolineare, con disarmante puntualità, che a questo governo non esiste alcuna reale alternativa.
E ogni volta, altrettanto puntualmente, mi si affaccia in mente l'immagine di uno che viene lasciato dalla moglie, e che indurla a restare gioca la carta della disperazione balbettando una cosa del tipo: "Ho capito, non mi sopporti più: però, per pietà, se non hai per le mani qualcosa di meglio rimani lo stesso con me?"
Ora, io sono perfettamente consapevole del fatto che una senza marito e senza nessun altro ci può pure stare, mentre un paese senza governo no: e so altrettanto bene che è proprio questo il punto in cui si aprono gli scenari del "dopo" possibile, con tanto di ipotesi di governo tecnico, elezioni anticipate, eventuale riforma della legge elettorale e via discorrendo.
Ciò non toglie che questi appelli a tenere in piedi la maggioranza solo perché non ce n'è un'altra finiscano sempre per evocarmi una tristezza infinita.
La tristezza della disperazione, si direbbe.
E scusate se è poco.

Ci rubano il tempo, e ce lo fanno pagare

35 Commenti »

Per preparare un'insalata bisogna prendere un cespo di lattuga fresca, tagliarlo a strisce in senso longitudinale (30 secondi), sciacquarlo sotto l'acqua (40 secondi), asciugarlo con un panno da cucina (40 secondi), metterlo in un contenitore (10 secondi), condirlo con un goccio d'olio, un pizzico di sale e -facoltativamente- una spruzzata d'aceto (20 secondi): in tutto fanno 140 secondi, diciamo tre minuti volendosi tenere larghi.
Per cucinare un sugo al pomodoro e basilico occorre sbucciare uno spicchio d'aglio (15 secondi), metterlo in una padella con un filo d'olio (15 secondi), aspettare che soffrigga (60 secondi), aprire un barattolo di polpa di pomodoro (5 secondi), buttarcelo dentro (1 secondo), salare (5 secondi), aspettare che si scaldi (240 secondi) e terminare la cottura dopo averci aggiunto qualche fogliolina di basilico: in tutto fanno 341 secondi, diciamo approssimativamente sei minuti.
Ebbene, voi credete davvero che tutti quelli che comprano l'insalata in busta già tagliata e lavata, o il sugo pomodoro e basilico già pronto nel vasetto, non abbiano tre o sei minuti liberi per ottenere lo stesso risultato in modo più genuino e spendendo la metà? Mi pare chiaro che la risposta è no.
Eppure nei supermercati le insalate in busta e i sughi pronti, oltre a tutta una serie di ulteriori prodotti simili che non sto ad elencare per brevità, vanno via come il pane; il che equivale a dire che le persone li comprano, strafottendosene di mangiare una cosa più buona ed economica, nonché di rilassarsi facendo una cosa semplice per loro stesse, in ragione della supposta necessità di risparmiare una manciatina di minuti.
Non sto parlando, badate, di un esercito di cretini: conosco un mucchio di individui intelligenti che comprano quotidianamente quella roba, e questo post non è in alcun modo un attacco alla loro libertà di scelta. Dico soltanto che a mio parere li stanno fregando, che stanno facendo loro il lavaggio del cervello, che li stanno scientificamente convincendo ad adottare comportamenti insensati.
Mi pare un'ottima metafora del tempo in cui viviamo: oltre a farci spendere il doppio ci raccontano che ci stanno facendo risparmiare tempo, mentre in realtà quel tempo ce lo rubano. Lo sottraggono a noi stessi, quel tempo, alle piccole cose che potremmo fare con gioia, e dopo avercelo portato via se lo fanno anche pagare, come se fosse loro. E magari, sotto sotto, ci suggeriscono che i minuti strappati al taglio dell'insalata o al soffritto dell'aglio potremmo sommarli, metterli via, unirli tutti insieme e infine dedicarli ad attività più costruttive e gratificanti.
Tipo uscire e comprare qualche altra cosa.
Possibilmente inutile, sennò poi magari finiamo per dedicarle del tempo.

Sarebbe giusto che cacciassero noi

10 Commenti »

Ogni volta che leggo una notizia sulla storia infinita della metro C di Roma, ogni volta che passo davanti a uno dei cantieri che paralizza la città da anni, ogni volta che faccio il conto del tempo che è passato da quando sono iniziati i lavori, ogni volta che qualcuno evoca addirittura la necessità di un'olimpiade per venirne a capo, mi torna in mente lo stesso pensiero: se davvero ci volessero vent'anni per mettere una dietro l'altra quattro stazioni sotterranee in croce, a Londra avrebbero dovuto cominciare a costruirle più o meno durante l'occupazione degli antichi romani.
Invece mi sa che hanno iniziato un tantino più tardi, e nonostante questo hanno pure finito.
Il bello è che ci facciamo anche girare i coglioni quando qualcuno propone l'ingresso in Europa, tanto per dirne una, della Turchia.
E invece, forse, sarebbe giusto che cacciassero noi.

Abbiamo perso la memoria, anzi la voglia di conservarla

11 Commenti »

Appena qualche mese fa lo accoglievano in pompa magna, con tanto di cavalli berberi, camionate di ragazze col corano e tenda beduina piazzata in mezzo a Villa Pamphili, sostenendo che fosse un punto di riferimento indispensabile per i rapporti col medio oriente.
Oggi ne festeggiano la morte come un passo fondamentale verso la libertà dei popoli, ironizzano sulla caduta del tiranno e celebrano la sua uccisione come se si trattasse di un gioioso accadimento paragonabile alla fioritura dei ciliegi.
Il bello è che sono le stesse persone: quelle che ci governano.
Il bello è che la cosiddetta opinione pubblica, eccezion fatta per il solito manipolo di rompicoglioni, sembra non cogliere il triplo salto mortale, nonostante il fatto che i telegiornali ne abbiamo dato ampiamente conto: oppure, più verosimilmente, non gliene frega più niente di coglierlo.
Quello che abbiamo smarrito non è la memoria, ma l'idea che è importante conservarla per evitare di diventare niente.
Cosa che invece, nell'indifferenza generale, ci sta accadendo.
Sent from my Blackberry®

I garantisti delle leggi speciali

8 Commenti »

Fatemi capire un po' come funziona: voi del governo, che fino a ieri vi siete atteggiati a garantisti blaterando contro le intercettazioni, le pubblicazioni di notizie sui giornali e la presunzione di innocenza fino al grado definitivo di giudizio, adesso volete approvare una legge che consentirebbe alle forze dell'ordine di mettere dentro la gente anche se non ha commesso alcun reato, semplicemente in base al sospetto che possa farlo in futuro?
Dico, vi rendete conto che da queste parti non abbiamo esattamente la sveglia al collo, sì?
Un minimo di decenza, perbacco.

Un singolare concetto di attualità

9 Commenti »

Mi corre l'obbligo di segnalare al ministro Maroni che non sono le norme "attuali", che "non consentono di procedere al fermo o all'arresto di chi è solo sospettato di volere partecipare alle violenze", ma le norme normalmente vigenti in uno stato di diritto.
Se l'impossibilità di mettere in carcere uno che non ha fatto niente diventa un inconveniente passeggero legato all'attualità, il futuro si preannuncia decisamente nero.
Molto più nero dei black block.

Sindaco, per favore, la Nutella no

5 Commenti »

E alla fine, mentre maggioranza e opposizione si fregano le mani al pensiero di approvare leggi speciali, arriva quest'altro che proibisce i cortei per un mese.
Ci sarebbe da chiedersi, al di là del fatto che il provvedimento lede un diritto costituzionale dei cittadini, che senso abbia il limite temporale: cioè, o i cortei sono pericolosi sempre, oppure non sono pericolosi mai. Che dovrebbe cambiare, secondo Alemanno, tra un mese? Che i black block si stufino e si dedichino al Risiko? Che la crisi economica cessi di colpo e la prosperità torni a regnare nella capitale? Che le banche, i negozi, le automobili e tutti gli altri oggetti che i vandali sono soliti devastare vengano protetti da uno speciale scudo stellare tipo quello di Star Trek?
La verità, con ogni evidenza, è che tra un mese non succederà un bel niente. E quindi il provvedimento non mi pare altro che un castigo, del tutto simile a quelli i genitori più severi infliggono ai bambini quando hanno combinato qualche marachella: per un mese niente Playstation, e se fiatate ancora vi tolgo pure il Gameboy.
Non so, speriamo almeno che ci lasci la Nutella.

Disfattisti

Nessun commento »

A settembre del 2009 il peggio era passato.
A dicembre del 2009 i disfattisti che parlavano della crisi dovevano piantarla.
A febbraio 2010 ce la stavamo cavando meglio di tutti gli altri.
A giugno del 2010 la crisi era alle spalle.
A settembre del 2010 il governo aveva superato la crisi tenendo i conti in ordine.
A marzo del 2011 il governo era uscito dalla crisi compiendo una missione impossibile.
Oggi non ci sono i soldi per sostenere le imprese.
Come la mettiamo, adesso che il disfattista è diventato lui?

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Sponsor

Random Post