Petizione per la libertà di internet: aggiornamento, appello ai blogger e risorse

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Dopo due giorni questo blog ha già raccolto più di duecento firme sulla petizione promossa da Agorà Digitale per chiedere al Parlamento di calendarizzare un dibattito su internet e al Governo di sospendere ogni attività legislativa finché quel dibattito non abbia avuto luogo.

Mentre chiedo di nuovo a chi non lo abbia ancora fatto di firmare la petizione, sottolineo che è importantissima la partecipazione di tutti i blogger, che possono attivarsi non solo linkando questo post e invitando le persone a firmare là, ma anche raccogliendo le firme sul proprio blog: a tale scopo, a questo link è possibile scaricare un tutorial facile facile che vi insegna a creare un form da inserire sul vostro blog per raccogliere le firme.

Ricordo, infine, che si tratta della prima petizione Creative Commons della storia: ciò significa che ciascuno è libero di personalizzare la petizione come meglio crede, a patto di lasciare inalterata l'avvertenza finale: potete trovare tutti i dettagli qua, e verificare che qualcuno ha già provveduto a raccogliere l'invito e proporre la sua personale versione.

Mi raccomando, gente, è importantissimo: firmate la petizione, e soprattutto, se avete un blog, partecipate attivamente per raccogliere le firme.

Come avrete capito, ne va della nostra libertà.

Aiutaci a difendere la libertà in internet: firma, personalizza e diffondi la petizione in Creative Commons promossa da Agorà Digitale

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Allora, amici, la storia è questa: siccome dopo il lancio del duomo a Berlusconi se ne sono sentite di tutti i colori (chi vuole eliminare l'anonimato su internet, chi vuole mettere filtri alla navigazione, chi paragona Facebook alle Brigate Rosse e via discorrendo), è arrivata l'ora di mettere in piedi un dibattito costruttivo in cui venga spiegato quali sono i meccanismi di Internet, quali insidie nasconde e quali incredibili opportunità offre per lo sviluppo di una società aperta.
In questi giorni internet sta correndo un grande rischio: c'è infatti chi sta cercando di approfittare della situazione per introdurre norme illiberali e contrarie alla libera circolazione delle informazioni e delle idee.
A noi, che invece la libertà della rete vogliamo difenderla, spetta però il compito di costruire dei ponti con le istituzioni che la devono governare: introdurre nuove misure di intervento è un'operazione delicata, che può avere implicazioni enormi sullo sviluppo della rete e non può essere intrapresa senza una profonda riflessione; il dibattito di questi giorni, infatti, è troppo simile a quello che abbiamo visto altre volte dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, o dopo episodi di cronaca che hanno infiammato l'opinione pubblica, e dimostra che una parte dei vecchi media, della politica e dell'opinione pubblica ha una profonda ignoranza sul funzionamento della rete, e per questo la teme.
E' necessario, una volta per tutte, aprire un grande dibattito e affidarlo al Parlamento, al quale ci appelliamo, insieme a Agorà Digitale, affinché metta in calendario una seduta straordinaria sulla Rete a cui possano partecipare numerosi esponenti della società civile che conoscano e sappiano spiegare Internet, sia al Parlamento stesso che al paese: allo stesso tempo ci appelliamo al Governo, e in particolare al Ministro Maroni, affinchè qualsiasi attività venga normativa venga sospesa subordinandola a tale dibattito.

AVVERTENZA: questa è la prima petizione in Creative Commons della storia. Cosa vuol dire? Che puoi non solo sottoscriverla su questo sito o uno degli altri che la pubblica. Ma puoi addirittura metterla sul tuo sito e raccogliere lì le firme. Anzi puoi addirittura modificarla e raccogliere sul tuo testo modificato le firme, a patto di mantenere inalterata questa avvertenza. Quando cercheremo di spiegare che non è più possibile pubblicare su un giornale un singolo testo con una lista di firme, ma esiste una pluralità di appelli tutti però con la richiesta di un grande dibattito parlamentare, beh, staremo già spiegando Internet.

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Le nostre storie

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Non mi devo neanche scomodare io stessa, basta che citi Fabio Fazio: "Comunque la si pensi, meno male che c'è Marco Pannella". Per chi ama la Politica, ma anche per chi vuole conoscere un po' della storia del nostro Paese, sotto il racconto di Pannella a Che tempo che fa di ieri.
Perché è uscito il suo libro, "Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti)". Per chi non sa cosa regalare per Natale, io che al momento ne ho letto alcune parti, lo consiglio.

Diario di viaggio (da incubo)

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La settimana che (fortunatamente) si è chiusa mi ha permesso di fare qualche riflessione sui trasporti in questo paese e sulla iattura che hanno quelli che devono viaggiare spesso.

Premessa: la partenza è sempre da Roma (quindi super agevolata).
  • Lunedì. Devo recarmi a Perugia per un appuntamento alle 18 e non voglio restare a dormire fuori casa. Mi trovo costretta a noleggiare una macchina, perché se volessi andare in treno dovrei cambiare a Foligno, e spingere il regionale per arrivare a Roma in più di tre ore. In macchina ce ne vogliono due, e quindi scelgo l'opzione più inquinante.
  • Mercoledì. Devo recarmi a Torino, dove ho un incontro alle 18 e che si protrae fino alle 20. Incredibile, ma non posso scegliere di tornare a casa, perché l'ultimo volo da Torino per Roma è alle 19.30, ed è impensabile raggiungere Malpensa per prendere l'ultimo volo. Quindi devo restare fuori. L'aereo, l'opzione più inquinante che ci sia, non mi dà alcun problema. I problemi, però, li affronto per recarmi all'aeroporto. Roma è un casino totale, stranamente c'è uno sciopero dei mezzi. Mi avventuro lo stesso in autobus, cercando di raggiungere il trenino che dalla stazione porta all'aeroporto (e che da un giorno all'altro è passato dai 5 agli 11 euro, servizio immodificato). A piazza Venezia sono costretta a scendere e a prendere il taxi fino a Fiumicino: la città è nel pieno caos e rischio di perdere l'aereo. La mattina seguente ho il treno che parte da Torino alle 6.40: sperimento il Frecciarossa, non sto nella pelle. Infatti. Da Bologna in giù il viaggio si tramuta in un incubo e il treno in una carriola che si ferma ogni 100 metri. Ovviamente non sono date spiegazioni a riguardo, ma soltanto il nefasto minutaggio: il treno è in ritardo di 100 minuti. Sono quindi fra i papabili che hanno diritto al rimborso, nonostante Ferrovie dello stato abbia concesso il rimborso per i Frecciarossa soltanto a quelli che superino i 60 minuti. Guardo il mio biglietto: è un'offerta, quindi non rimborsabile. Si spegne così l'ultimo lume di voglia di vivere di quella mattina. Mi slittano tutti gli appuntamenti della giornata. Arrivo alla stazione alla ricerca veloce di un taxi. Esco su via Marsala e trovo un po' di persone davanti a una fila di taxi parcheggiati, senza nessuno dentro. Vado allora in piazza dei Cinquecento. Lì trovo invece una fila enorme di persone davanti a una strada, dove ogni tanto si degna di passare un taxi. Bene, la scelta allora è obbligata: faccio prima a raggiungere la meta in autobus. Paradossale.
  • Venerdì L'appuntamento a Prato ce l'ho alle 16. Fatta eccezione per l'arrivo in stazione, avvenuto per miracolo considerato che il taxi è arrivato 15 minuti dopo la prenotazione causa blocco totale della Capitale per motivi sconosciuti, all'andata non riscontro nessun problema, anzi, ammiro la comodità del regionale, che a Prato ha addirittura due stazioni, una di queste proprio nel centro storico. Arrivo così alla meta a piedi, in ammirazione della città. Penso: ma questa non è l'Italia cui sono abituata! Il ritorno, invece, mi permette di tornare alle abitudini nostrane. Regionale in ritardo, scendo alla stazione di Firenze per prendere l'eurostar direzione Roma, con la speranza che sia in ritardo anche quello. Arrivo al binario, effettivamente il treno c'è. Assalgo la porta, è chiusa. Batto al finestrino della carrozza dove c'è il controllore: "mi apra!". Il gentilissimo controllore mi fa segno che la porta è chiusa e che posso quindi andare a ... cercarmi un altro treno. Il bello è che il treno rimarrà lì altri 5 minuti buoni. Vabbè. Resto in stazione ad aspettare il treno successivo, in ritardo effettivo di soli 50 minuti (annunciati 30). L'unica mia consolazione è che i treni successivi hanno un ritardo annunciato di 50 (chissà quello effettivo di quant'è). Che tristezza consolarsi per le disgrazie altrui, ma tant'è. Morale della favola, arrivo a Roma alle 22.30, pronta per la cena cui dovevo andare. Forse anche lì c'è stato qualche ritardo, perché al mio arrivo mi sono persa soltanto i fagioli. Fortuna.
La deduzione cui sono giunta dopo essermi imbattuta in questa serie di trasporti? Che viaggiare in Italia è un incubo, cioè, lo è per lo stronzo comune. Perché ho addirittura scoperto che capita che quando sentiamo le sirene e ci facciamo da parte per la strada, spesso dentro quelle macchine non c'è un'emergenza o una situazione di pericolo, ma il direttore stronzo X dell'ente utilissimo Y che si rompe di stare in fila e che quindi decide di superare tutti gli altri.
Finché non saranno gli italiani stronzi comuni a esigere che i loro rappresentati viaggino con loro, che sperimentino su di sé la condizione delle infrastrutture dei trasporti in Italia, ci meriteremo queste pene.
Lo dico davvero.

Colpi di genio dalla rete, per ora senza paternità.

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Aggressione a Berlusconi:

-Bonaiuti: "Il premier è stanco e sofferente".

-I medici: "Si nutre con fatica".

-Beppino Englaro: "Potrebbe ancora avere dei figli".


Aggiornamento: Paternità trovata.

Take a deep breath, Renato

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Richard Allan, responsabile per l'Europa di Facebook, scrive a Renato Schifani:

Siamo disponibili a discutere ulteriormente con lei o con chiunque altro del suo staff e di conoscere il suo punto di vista su come noi possiamo agire ancora più efficacemente in futuro. Questo si potrebbe fare con una conferenza telefonica oppure, se lei desidera, potrei organizzare un viaggio da Londra a Roma per discutere questo argomento.
Quanto a una banale videochat Skype, Allan si è ben guardato dal proporla: visto il suo livello di conoscenza di internet, Schifani avrebbe temuto che una diavoleria del genere facesse esplodere il Senato.

Giovani e vecchi padani.

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Per chi non l'avesse visto ieri ripropongo il servizio, nel mentre vi lascio con una domanda: ma come si riconoscono i giovani padani dai vecchi padani?

In tutta onestà

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Ieri ho avuto a che dire con Luca Sofri, e qualcuno dei commentatori del post, allo scopo di prendere le mie difese, ha ritenuto di tirare in ballo suo padre: ecco, in tutta onestà debbo dire che se fosse successo a me non lo avrei trovato né pertinente, né corretto, né di buon gusto.

Detto che ciascuno resta ovviamente libero di commentare come meglio crede quello che scrivo, e a prescindere dal merito della nostra piccola querelle, sento l'esigenza di comunicare a Luca Sofri che al suo posto ci sarei rimasto male.

Tutto qua.

Profili di piombo

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schifani

Certo. Infatti, com'è noto, se uno negli anni '70 voleva iscriversi alle Brigate Rosse, a Prima Linea o ai NAR, prima compilava un modulo indicando nome, cognome e un indirizzo di casella postale, poi ci allegava un bel po' di foto, quindi aggiungeva alcuni dettagli come la città di residenza, l'occupazione e le generalità dei suoi amici, e infine, quando gli veniva l'alzata d'ingegno di sequestrare un politico, gambizzare un giudice o sparare a un poliziotto, creava un bell'evento e invitava tutti quanti a partecipare.

Delle due l'una: o Schifani non ha mai aperto Facebook, oppure negli anni '70 era piuttosto distratto.

Lettera a Radio Maria

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Tempo fa un "Noto Religioso", dalle onde radio di Radio Maria, ha risposto ad un ascoltatore che l’omosessualità è un abominio, perchè a dirlo è la bibbia (Levitico, 18,22). "Un abominio che non può essere tollerato in nessun caso". Dieci giorni fa quello stesso ascoltatore ha scritto al noto religioso la lettera che segue. Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile. Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.
Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?
Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?
So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.
Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?
Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?
Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?
Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?
Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?
In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?
Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico).
Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?
So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per ricordare a tutti noi che i comandamenti sono eterni e immutabili. Sempre suo ammiratore devoto.

(Grazie al mio amico Massimo Marullo Branciforte per questo bel regalo di compleanno)

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