Don Rodrigo e l'autovelox

Dai Promessi Sposi: «Don Rodrigo voleva bensì fare il tiranno, ma non il tiranno salvatico: la professione era per lui un mezzo, non uno scopo: voleva dimorar liberamente in città, godere i comodi, gli spassi, gli onori della vita civile; e perciò bisognava che usasse certi riguardi, tenesse di conto parenti, coltivasse l’amicizia di persone alte, avesse una mano sulle bilance della giustizia, per farle a un bisogno traboccare dalla sua parte, o per farle sparire, o per darle anche, in qualche occasione, sulla testa di qualcheduno che in quel modo si potesse servir più facilmente che con l’armi della violenza privata».

Da un’intervista del Ministro dei Trasporti Bianchi a Radio24 sui limiti di velocità: «Mah, se non siamo proprio in una corsa di servizio da qualche parte cerco di rispettarli: tra l’altro guido pochissimo. Dovrei chiedere al mio autista, ma immagino che qualche volta sia avvenuto di violare i limiti perché vedo che a volte corriamo un pò. Accade in città, prevalentemente».

Questo post è stato pubblicato il 03 gennaio 2007. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

One Response to “Don Rodrigo e l'autovelox”

  1. una curiosità, come si chiama la famiglia di don rodrigo quello dei promessi sposi? E' certo che il signorotto è esistito e il suo palazzo è stato demolito da Mussolini nel 1930 (assieme ai navigli, alla vecchia stazione centrale e alle infrastrutture ferroviarie ottocentesche). di che ramo era?

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