Pillola editoriale

In questo blog ho parlato spesso delle inesattezze, e talora delle vere e proprie campagne di disinformazione, di cui i giornali italiani si rendono protagonisti ad ogni pie' sospinto. Prendete, ad esempio, il caso della pillola del giorno dopo e della pillola RU486: la prima, com'è noto, è un contraccettivo d'emergenza, da assumere entro 72 ore da un rapporto a rischio, che gli integralisti si ostinano a considerare (senza alcun fondamento scientifico) un abortivo, allo scopo di giustificare i medici che continuano a negarla alle donne e le costringono a vere e proprie vie crucis notturne tra un pronto soccorso e l'altro; la seconda, invece, è un farmaco che serve a praticare l'aborto farmacologico, e dovebbe essere introdotta in anche Italia da un momento all'altro, ammesso che i soliti catechisti la smettano di stracciarsi le vesti e blaterare i loro anatemi contro il cosiddetto "aborto fai da te". A prescindere dal merito, converrete sul fatto che si tratta di due argomenti piuttosto delicati, ai quali i giornali (le rare volte che decidono di occuparsene) dovrebbero prestare un'attenzione particolare, onde evitare spiacevoli equivoci che finirebbero per confondere le idee alle persone invece che chiarirgliele. Guardate invece che succede allorché i nostri quotidiani, in via del tutto eccezionale, si degnano di riportare qualche straccio di notizia che riguarda i due temi in questione. Lo scorso 15 gennaio il quotidiano "Latina Oggi" dà notizia di una giovane che, vistasi negare la prescrizione della pillola del giorno dopo dai medici di turno di un ospedale, viene assalita dalla disperazione e si getta dal terzo piano, per fortuna senza riportare danni rilevanti. Orbene, al di là della gravità dell'accaduto (che conferma, una volta di più, l'intollerabile imposizione di coscienza cui sono sottoposte le donne nel nostro paese), è interessante notare che l'articolo parla della pillola del giorno dopo definendola "pillola abortiva" per ben due volte: potrete riscontrarlo cliccando sull'immagine a sinistra per ingrandirla e leggendo le parti sottolineate in rosso. Incredibile, nevvero? Ma non è finita qua. Già, perché due giorni dopo la Stampa informa i suoi lettori del fatto che l'inchiesta a carico di Silvio Viale, ginecologo e membro di direzione dell'Associazione Coscioni, per la presunta violazione della Legge 194 in seguito all'utilizzo della pillola RU486, è stata archiviata (detto tra parentesi, era ora); e siccome a quelli della Stampa, evidentemente, piace fare le cose per benino, ecco che aggiungono all'articolo uno schemino che in teoria dovrebbe spiegare il funzionamento della pillola abortiva: peccato, però, che in realtà il disegnino non riguardi la RU486, ma la pillola del giorno dopo (cliccare sull'immagine a destra per ingrandirla e verificare), il che dimostra che anche dalle parti di Torino i giornali hanno le idee parecchio confuse. Ora, io mi rendo conto che pretendere da un giornalista la stessa preparazione tecnica di un medico costituirebbe un'aspirazione eccessiva: sarebbe opportuno, tuttavia, documentarsi prima di scrivere, anche per mettere a tacere i maligni come me, che di questo passo finiranno per reputare certi grossolani errori tutt'altro che casuali. Sapete com'è, con tutti questi integralisti che ci sono in giro siamo già nella merda. Se vi ci mettete anche voi c'è il rischio di affogarci.

Questo post è stato pubblicato il 20 gennaio 2009 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

3 Responses to “Pillola editoriale”

  1. ciao, ti prego di citare l'autore della tua citazione sotto il tuo nome

    Cristina

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  2. Vedi, Cristina, le cose stanno così. Ho riflettuto a lungo sull'opportunità di inserire l'autore della frase nel titolo, concludendo che la cosa non mi pareva troppo elegante dal punto di vista grafico; a confortare tale idea era la grande notorietà della frase, che non ho mai pensato potesse essere attribuita a me. Detto ciò, e quindi confermato che non ho mai avuto la minima intenzione di appropriarmi di ciò che è di Brecht, debbo però rilevare che il tono del tuo invito è piuttosto acidulo: avrei preferito, addirittura, che tu scrivessi "secondo me esporre una citazione senza indicarne la fonte è da coglioni, e tu non fai eccezione". Quel tono perentorio, invece, telegrafico, come se mi stessi inoltrando una specie di direttiva invece che esprimere un'opinione, mi dà un tantino fastidio. E non rileva, a tale riguardo, che il tuo commento sia formalmente ineccepibile: quel "ti prego" suona un po' come una fredda consegna, e la laconicità del tutto non aiuta.
    Se mi sbaglio, ti chiedo scusa sin d'ora per averti male interpretata.
    Se non mi sbaglio, invece, ti prego (vedi?) di non provare mai più a usare un tono del genere con me.
    Grazie.

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  3. Che gli sarebbe bastata anche una ricerchina su google, mica tanto sforzo...

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